Una ‘toga’ rosa al Coni regionale

Una ‘toga’ rosa al Coni regionale

Per la prima volta, una donna eletta alla vicepresidenza
E’ Francesca Rondinone, avvocatessa e sportiva: “Ecco come lo sport insegna a credere in sé stessi”

Essere donna e professionista, essere madre, coltivare degli hobby o gareggiare a livello agonistico nello sport, e avere anche incarichi dirigenziali è possibile. Francesca Rondinone, oltre a ribadirlo più volte e con convinzione nel corso della nostra chiacchierata, ne è un esempio lampante. Avvocatessa, negli anni ’90 è stata l’antesignana delle foggiane che hanno portato alto il nome della città nello sport, piazzandosi più volte sul podio nei campionati regionali e nazionali di nuoto. “Le donne spesso non vedono la possibilità di farcela da sole. Si può arrivare più o meno lontano, basta avere il coraggio di crederci e avere fiducia nella proprie capacità”, afferma con un temperamento da vera sportiva. Da anni delegata provinciale del Comitato Italiano Paralimpico, oggi stabilisce un nuovo primato.
Francesca, è stata appena eletta vicepresidente regionale del Coni Puglia. E’ la prima donna di Foggia e provincia a ricoprire la carica…
Sono molto orgogliosa di questo ruolo, mi gratifica tantissimo sia a livello personale che professionale. La mia vita è passata attraverso lo sport: sono riuscita ad affermarmi con il nuoto già da giovanissima, anche grazie a mio padre che è stato, oltre che il mio allenatore, il mio vero maestro di vita. Poi la mia professione mi ha consentito di dedicarmi allo sport in un altro modo, non più sul campo ma a livello dirigenziale, quindi questa per me è una soddisfazione immensa. Cercherò di fare tutto il possibile perché la nostra provincia abbia sempre il giusto ruolo all’interno di quello che è il concetto di sport in tutta la Regione Puglia.
Cosa significa educare all’attività sportiva e perché è importante farlo?
Lo sport coadiuva lo sviluppo dell’individuo da tutti i punti di vista. E’ necessario ai ragazzi che devono avere dei modelli di vita sani, serve agli adulti per costruirsi una terza età serena, è di aiuto agli anziani per vivere al meglio possibile. Non a caso, il Coni ha portato avanti un progetto - “Sport in cammino” - che è rivolto proprio alla terza età, il cui obiettivo è addirittura quello di prevenire le spese sanitarie nella Regione Puglia.
L’importanza dello sport si inserisce, dunque, anche nel tessuto sociale, culturale ed economico…
Assolutamente. Durante l’ultima riunione di giunta c’erano esponenti del Coni nazionale che hanno elogiato la Regione Puglia e hanno sottolineato il nostro essere una regione pilota da questo punto di vista, perché siamo molto attivi nel portare avanti lo sport soprattutto a livello promozionale e preventivo.
A Foggia, nello specifico, esiste una cultura dello sport? Che difficoltà incontra un giovane atleta?
Le difficoltà sono logistiche e culturali, purtroppo. Molte volte l’importanza dello sport è disconosciuta o semplicemente ignorata da parte dei genitori e di una società che sta imparando pian piano l’importanza dell’attività fisica, anche moderata. A Foggia si è fatto un ottimo lavoro, l’ultimo quadriennio olimpico, durante il quale ho coadiuvato la presidenza del professor Di Molfetta, ha visto una delegazione Coni Provinciale molto attiva, ci sono state tante manifestazioni promozionali, progetti per i ragazzi… D’altra parte è stata l’unica delegazione a livello regionale ad essere riconfermata per il prossimo quadriennio. Foggia non è lontana da quello che è lo standard ottimale, almeno per quanto riguarda l’impegno: ci sono tante persone che vivono di passione, su questo non c’è dubbio.
Lei è anche delegato provinciale del Comitato Italiano Paralimpico. Lo sport, come strumento di inclusione sociale, può sensibilizzare l’opinione pubblica? Pensiamo alla campionessa azzurra Bebe Vio, che è diventata un esempio di come lo sport offra infinite possibilità…
Oltre ad offrire dei modelli sociali che superano i tabù. Se noi consideriamo la popolarità di Bebe, appunto, e come sia riuscita a far superare tutta una serie di naturali atteggiamenti di prevenzione nei confronti del disabile, ci rendiamo conto che sono cose importantissime per far crescere la società. Come delegato provinciale del C.I.P. l’anno scorso, sempre in collaborazione col Coni, abbiamo fatto delle manifestazioni di inclusione meravigliose, rivolte sia ai normodotati che ai diversamente abili. Hanno partecipato ragazzi delle scuole elementari, ed è stato bello vedere come i normodotati avessero il piacere di giocare a basket in carrozzina con i loro compagni. Questo significa che lo sport può davvero tanto.      
 Ilaria Di Lascia

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n. 10 / Novembre 2017

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