In ‘trincea’ per i diritti sul lavoro

In ‘trincea’ per i diritti sul lavoro

Non si accontenta della classica spanna in più. Punta in alto, molto più in alto: “Sono un’ottimista e una perfezionista di natura. Il mio sogno è che Foggia possa diventare una eccellenza nella gestione del lavoro, e che l’ufficio che dirigo possa porsi al di sopra dell’illegalità che vessa il settore”. Ma Antonella Di Modugno, che da circa due anni è a capo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Foggia, è anche una donna con i piedi ben piantati a terra e subito addrizza il tiro: “Per raggiungere grandi obiettivi è necessario però un ricambio generazionale. Nuove energie, nuovi slanci, nuove risorse”.
Pugliese di origine, è tornata nel tacco d’Italia il 1° aprile di due anni fa, dopo aver lavorato quasi esclusivamente nella Capitale. “Quando mi hanno detto di essere stata destinata a Foggia, in tutta onestà, ho pensato che si trattasse di una sede evitata da altri colleghi. Insomma mi era stata rifilata una ‘patata bollente’. Ho accettato però la sfida con grande slancio: so bene che chi è a Foggia è sempre in trincea, a cominciare dal Prefetto e tutte le altre istituzioni”, confessa.
Una volta rimboccate le maniche, negli uffici di viale Di Vittorio ha riorganizzato la gestione del lavoro, pagando lo scotto di esserne la prima donna a capo. “Le regole iniziano nell’ufficio, poi vanno applicate all’esterno”, spiega con l’aria di chi dà filo da torcere ai dipendenti. Sono 97 in tutto, cui si aggiungono i 6 carabinieri del NIL, il Nucleo Ispettorato del Lavoro, che operano nella stessa sede.
Dott.ssa Di Modugno, c’è una “rivoluzione” in atto, che sta investendo in pieno l’organizzazione e le attività del suo ufficio…
L’ufficio, per sua definizione, svolge attività di contrasto al lavoro sommerso e irregolare accanto ad altre funzioni: abbiamo un ufficio legale collegato all’attività ispettiva, viene seguito l’aspetto conciliativo, quindi la mediazione nelle controversie di lavoro, e vi è l’attività interna che nessuno vede eppure è la macchina di tutto. La rivoluzione in atto è presto detta: l’entrata in vigore del decreto 149 del 14 settembre 2015 introduce l’Agenzia Unica per le Ispezioni del Lavoro, denominata Ispettorato Nazione del Lavoro, con sede a Roma, 4 sedi interregionali e 74 territoriali.
In che termini si andrà ad ‘armonizzare’ quindi il lavoro?
Questa agenzia integra i servizi ispettivi del Ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail creando un unico corpo ispettivo col fine di migliorare la performance in generale, integrare le forze e snellire i procedimenti. Ovviamente è un percorso, siamo nella fase iniziale e la strada è tutta in salita.
In che modo ha deciso, invece, di impostare e riorganizzare lavoro e risorse interne? Quali sono i cardini della sua, mi passi il termine, “gestione”?
Ho cercato di motivare il personale, innanzitutto. E sto sostenendo il principio della ‘rotazione’ degli incarichi per evitare che, nel lungo termine, possano crearsi ‘feudi’ nei vari uffici. Più in generale ho rimodulato l’organizzazione del lavoro con la creazione di nuove aree ispettive, nominando anche una donna capoarea. Cosa fondamentale per me è ‘aprire’ l’attività all’esterno: per questo ho creato un front-office ed è stato potenziato l’Ufficio Relazioni con il Pubblico, che funge da interfaccia con  la città. C’è ancora molto da fare ma non mi scoraggio.
Questa apertura all’esterno è fondamentale per guadagnare la fiducia dei lavoratori…
Sì, e ho notato un ritorno positivo. Riceviamo segnalazioni e denunce, in forma anonima e non, relative a varie vicende lavorative per le quali i lavoratori intendono essere tutelati. Tutte situazioni che poi vengono studiate e gestite secondo norma, ovvero si procede con l’ispezione o con la conciliazione monocratica se vi sono i presupposti. La nostra attività, è bene chiarirlo, non è solo sanzionatoria e repressiva, ma anche e soprattutto di mediazione, consulenza e conciliazione con l’obiettivo-principe di tutelare sempre il lavoratore.
Lavoro irregolare, lavoro nero, lavoro privo di diritti e dei più basilari standard di sicurezza. Qual è la “fotografia” della città? E quali sono i settori più a rischio?
E’ un territorio molto difficile. Riscontriamo criticità in tutti i settori, dall’agricoltura al commercio, dal settore turistico a quello dell’edilizia (di cui siamo competenti anche per la sicurezza, mentre per gli altri settori la competenza spetta a Spesal Asl). L’attività ispettiva si è molto rafforzata in questi due anni: interveniamo a qualsiasi ora, in qualunque giorno, in modo imprevisto e imprevedibile. Vorrei però che la legalità non sia solo ‘indotta’ dalla paura dei controlli e dal rischio di sanzioni, ma diventasse endemica, culturale.
In questo senso, la ‘punizione economica’, ovvero la sanzione, è lo strumento migliore?
Diciamo che non è il solo. Ma essendo sanzioni importanti sicuramente sono un buon deterrente.
Ha notato una differenza tra le varie generazioni di imprenditori?
Si assolutamente. Nei giovani c’è tanta voglia di imparare e una diversa mentalità di approccio alle regole e alle norme.
In materia di sicurezza, parliamo anche degli ispettori del lavoro: a quali problematiche possono andare incontro? In che modo garantire il corretto svolgimento delle ispezioni?
Sono quelli più esposti a minacce, insulti, aggressioni. E’ successo purtroppo più di una volta. Però sono professionisti che hanno accettato il rischio: i risultati che hanno raccolto sul campo ha motivato e reso loro più collaborativi e attivi. Il rischio c’è, è inevitabile: la ‘rotazione’ dei ruoli messa in atto eviterà di trasformare loro in possibili ‘bersagli’.
E tentativi di corruzione?
In generale, questi sono uffici ad alto rischio corruzione. Ma questo non significa che lo siano. Qui non mi è mai giunto nulla all’orecchio, ma invito sempre tutti a denunciare qualsiasi situazione di illegalità.
Una delle piaghe del nostro territorio è sicuramente quella relativa al caporalato e allo sfruttamento nei campi. Sull’argomento è stato aperto un tavolo permanente in Prefettura ed è attiva una apposita task-force: con quali risultati?
A maggio scorso è stato siglato un protocollo d’intesa a livello nazionale tra Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno, le regioni a rischio, tra cui la nostra, Inps Inail e Caritas. Da questo incontro è scaturito un protocollo d’intesa a livello territoriale coordinato dalla prefettura. Il prefetto ha sensibilizzato le istituzioni locali affinché apportassero un contributo per combattere questa piaga, ognuno per la parte di propria competenza. Il nostro obiettivo è incidere in maniera stringente attraverso l’attività ispettiva. Purtroppo, parliamo di una piaga ormai incancrenita e che sarà difficile da sanare.

REPORT
• Nell’anno 2016 sono state ispezionate 3.139 aziende, delle quali 1.964 sono risultate irregolari e sono stati eseguiti 2.952 accertamenti definiti per una percentuale di irregolarità pari al 65,68%.
• Durante le ispezioni sono stati individuati 1.131 lavoratori in nero e contestate alle aziende interessate altrettante maxisanzioni; nel corso di tali verifiche sono stati adottati 122 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.
• E’ stato introitato un importo pari a 612.600 euro quali sanzioni amministrative ed un importo di circa 234.00 euro a titolo di sanzioni penali per un importo complessivo di oltre 847.500 euro.
• L’Ispettorato ha promosso 139 tentativi di conciliazione monocratica di cui 85 si sono conclusi con esito positivo per i lavoratori e le lavoratrici che hanno quindi ottenuto risposta alle proprie richieste di natura patrimoniale, con il riconoscimento della sussistenza di rapporti di lavoro.
• Per le attività di contrasto del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura sono stati effettuati 4 interventi tra agosto e settembre che hanno interessato un totale di 64 lavoratori provenienti dalla Romania, Mali, Costa d’Avorio e Burkina Faso, che hanno portato alla denuncia di 7 intermediari stranieri.

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n. 10 / Novembre 2017

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