“Il concerto? E’ un misterioso incontro di anime”

“Il concerto? E’ un misterioso incontro di anime”

La sua ‘rivoluzione’: farci riscoprire la poesia tra le pieghe dell’esistenza
Il Club per l’Unesco porta in città il pianista e compositore di fama mondiale
Al Teatro Giordano l’unica data nel Meridione del “Celebration Piano Tour”

Non appena annunciata, la tappa foggiana del tour europeo di Giovanni Allevi ha registrato il tutto esaurito: il prossimo 20 febbraio, il Teatro Umberto Giordano ospiterà l’unica data annunciata nel Meridione d’Italia dal compositore, direttore d’orchestra e pianista di fama mondiale del suo “Celebration Piano Tour” con pianoforte solo, che finora ha toccato Spoleto e Genova. A portarlo in città, per un concerto di beneficenza a sostegno di progetti in favore dell’infanzia, è il Club per l’Unesco di Foggia, presieduto da Floredana Arnò, coadiuvata nell’impresa da Lucy Petrucci, musicista e direttrice artistica dell’evento, socia dello stesso Club per l’Unesco.
Il teorico della Musica Classica Contemporanea, dunque, sarà a Foggia con “Piano Solo” (ingresso 20.30, sipario 21.00) per celebrare i suoi primi 25 anni di carriera live con oltre un milione di dischi venduti solo in Italia. Venticinque anni vissuti nella musica, per la musica compiendo una vera e propria rivoluzione copernicana (l’affermazione dell’emozione sul rigore accademico, ad esempio) tratteggiando i canoni di una nuova scrittura musicale attraverso un linguaggio colto ed emozionale, così come la commistione - con esiti inaspettati - di melodie perfette con i suoni del quotidiano. Insomma, tutto quello che, in questi anni, ha conquistato le platee di tutto il mondo, annichilendo il mondo accademico, sopraffatto da idee tanto rivoluzionarie e per certi versi sovversive. In attesa di esibirsi sul palcoscenico, Allevi apre uno spiraglio sul suo mondo creativo.
Maestro Allevi, in passato si è detto particolarmente legato al Foggiano e definì il Gargano (ai tempi del Festival ‘Peschijazz’) un “luogo dell’anima”. Con quali sentimenti e aspettative si esibirà a Foggia?
Dopo una gavetta infinita durata anni, in cui suonavo la mia musica al pianoforte in giro per il mondo, riuscii a mettere in piedi una prima parvenza di tour di sole cinque date: Hong Kong, New York, Shanghai, Peschici e Cerisano. In quel famoso Peschijazz il pubblico italiano si accorgeva della mia musica. Da allora sono stato invitato più volte, a Peschici, a Foggia, ed ogni concerto è stato un misterioso incontro di anime, sullo sfondo di un paesaggio unico al mondo. Ora, dopo tanti anni, tante battaglie, momenti di esaltazione, di sconfitta e di momentanee rivincite, torno tra voi, nella speranza di aver lasciato un segno, lo stesso che avete lasciato indelebile nel mio cuore.
Con le sue idee ed il suo carisma ha tratteggiato i canoni di una nuova musica classica contemporanea. Cosa che, a parole, sembra quasi una contraddizione in termini…
E’ stato Nietzsche ad illuminarmi e ad ispirare la mia definizione di Musica Classica Contemporanea. Nella sua opera “La nascita della tragedia” evidenzia come la vera arte contenga sempre una forma classica/apollinea e un contenuto dionisiaco/contemporaneo. La classicità è data dalla forma, e come tale è eterna, fuori dal tempo, mentre il contenuto è legato al presente, cioè alla temporalità. In questi termini, tra forma classica e contenuto contemporaneo non può esserci alcun ossimoro o contraddizione. Per questo io oggi posso comporre un concerto per violino e orchestra, utilizzando una forma fuori dal tempo, così come hanno fatto i compositori nell’arco di secoli di storia, ed inglobare all’interno di essa ritmi, melodie ed armonie che sono prese dal mondo attorno a noi in questo momento. Ecco la musica classica contemporanea! Ma affrontarla significa compiere un gesto di grande coraggio, perché implica il confronto con le stesse forme dei grandi del passato, mentre oggi tutti inseguono il successo, che non si ottiene certo componendo un concerto per violino e orchestra o una sinfonia; sono forme troppo complesse per l’ascolto frettoloso ed immediato dei nostri tempi. Solo i folli possono avventurarsi in un simile sentiero.
Ma cos’è per lei il talento?
I talent televisivi ci stanno educando ad una idea sbagliata del talento; Mozart o Einstein sono diventati tali non perché qualcuno ha detto loro “per me è un sì”. Il vero talento è una ricerca solitaria, che non ha nulla a che fare con la competizione, ma piuttosto con la conoscenza di sé ed il superamento dei propri limiti. Il vero talento non è immediatamente riconoscibile. Per questo adoro la descrizione che ne dà Platone nel mito del dymon: ognuno di noi ha un talento, che rappresenta ciò che siamo destinati ad essere, la nostra completa realizzazione. E’ dentro di noi, ma quando nasciamo lo dimentichiamo. Da quel momento abbiamo tutta la vita per riconoscerlo e per seguirlo. Questo breve esempio mi fa pensare che il “tecnologico” mondo contemporaneo è tutt’altro che avanzato. E’ chiuso dentro stereotipi banali, e alla gente, giustamente, manca l’aria.
Si è sempre mostrato un ‘puro’, e non ha mai avuto paura di mostrare le sue fragilità e le sue debolezze. Con questa predisposizione d’animo ha dovuto affrontare, negli anni, critiche feroci da parte della cosiddetta musica d’accademia. Queste esperienze l’hanno in qualche modo cambiata?
Si, è stato davvero difficile, anche perché nessun esponente del mondo accademico (di cui io sono una creatura) ha mai accettato di confrontarsi con me su questioni che sono molto più complesse di quanto si immagini: cosa significa giudicare un’opera d’arte, cosa è davvero la musica classica, che senso ha una critica feroce, qual è il vero movente che la solleva. E’ davvero un peccato, perché a partire dal caso Allevi, tutti i giovani compositori che hanno il fucile puntato contro di me, allo stesso tempo si sentono giudicati, col risultato che nessuno scrive più una nota, e se ne guarda bene dal farla ascoltare. Quando scoppiò la polemica su di me, per un attimo ho pensato che si fosse creata una frattura generazionale, tra difensori del passato e giovani progressisti.
Purtroppo mi sbagliavo. Mi sono ritrovato solo contro tutti, oggetto di un vero ostracismo mediatico e culturale. Essere veri ribelli, può avere un prezzo altissimo. Ma sono contento lo stesso: che vita, che furore!
Ogni sua composizione trae origine da “frammenti del quotidiano” messi in musica: amore, libertà, vita. Come definirebbe il suo processo creativo?
Quando passavo le mie ore, a volte in solitudine, tra le aule del conservatorio di Milano e la biblioteca, spesso mi fermavo a riflettere sul senso della sperimentazione estrema che stavamo inseguendo. Grappoli di note, schemi matematici, sequenze di Fibonacci, tutto per incasellare la musica dentro una direzione il più possibile razionale e controllata. Ma dov’era la carezza della madre al proprio bimbo appena addormentato? O il profumo del caffè, lo spartiacque tra la notte e il giorno? Dov’erano il traffico, la fila alla posta, uno sguardo improvvisamente incontrato e subito distolto? Se la musica non avesse raccontato tutto ciò, per quanto perfetta, avrebbe mancato il suo obiettivo, cioè quello di farci riscoprire la poesia che è nascosta tra le pieghe dell’esistenza quotidiana.
Dal rigore della musica alla libertà delle emozioni. In questi 25 anni di musica crede che la sua ‘rivoluzione’ sia ormai compiuta? Quale altro obiettivo si propone?
Il grande mistico Osho è molto chiaro in proposito. Il ribelle è l’anomalia di un sistema, il primo a percepirne la fine, la sua inattualità, e l’esigenza di intraprendere una nuova strada. Se il ribelle incontra il favore e l’appoggio di molti altri che credono nel cambiamento, allora innesca una rivoluzione, che porterà il sistema a trasformarsi in qualcosa di nuovo. Come ho già detto, sono il reietto, e non ho avuto l’appoggio e la solidarietà dei giovani, che sperano ancora di ottenere piccoli vantaggi da un sistema per me inattuale. Ci vorrà del tempo prima che la società riconosca il valore della musica colta e soprattutto il ruolo ed il significato di essere compositori. Ci vorrà ancora più tempo affinché giovani creativi lascino stare comunicati stampa, foto ed interviste, per aprire una partitura d’orchestra vuota e riempirla di note di fuoco, per scrivere nuove sinfonie, nuovi melodrammi, nuovi concerti, colmando un buco che è lì da più di un secolo. Sinceramente non so cosa sarà di me; dico ai miei, scherzando, che forse finirò in un ospedale psichiatrico. Nel caso, venitemi a trovare e portatemi dei cioccolatini!
L’evento è organizzato dal Club per l’Unesco di Foggia con il contributo del Gruppo Salatto e il patrocinio del Comune di Foggia, in partnership con il Free Magazine 6Donna che ha curato segreteria organizzativa e ufficio stampa e Fabbrini che ha offerto il suo supporto tecnico.
Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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