La ‘sfida’ di Simonetta Bonomi

La ‘sfida’ di Simonetta Bonomi

Sovrintendente ai Beni archeologici e paesaggistici di Foggia e Bat
L’obiettivo: tutelare il patrimonio culturale del nord della Puglia

Simonetta Bonomi si rimbocca le maniche. Sulle sue spalle, vi è il fardello di responsabilità e incognite che accompagnano ogni nuova ‘sfida’.
Ma quelle della sovrintendente ai Beni archeologici e paesaggistici per le province di Foggia e Barletta-Andria-Trani sono ampie e forti, temprate da esperienze maturate in lungo e in largo la Penisola.
Lei, veneta di origine e con un recente passato al capezzale dei Bronzi di Riace, è alla guida della neonata Sovrintendenza istituita nel capoluogo dauno, e che non esita a definire “una conquista per il territorio”.
Il compito di questa realtà sarà tutelare e valorizzare l’enorme patrimonio culturale del nord della Puglia. Il lavoro è tanto e complesso: al momento si paga anche lo scotto della mancanza di una sede adeguata e della forza lavoro troppo esigua. La criticità maggiore è rappresentata dall’assenza del piano di gestione del patrimonio culturale, mentre il paesaggio sembra più tutelato, grazie al Piano paesaggistico regionale e alla Carta dei beni culturali.
Dottoressa Bonomi, ha avuto modo di analizzare il territorio?
E’ un territorio pieno di luoghi importantissimi, sotto vari punti di vista: dall’archeologia alle belle arti, al paesaggio. Per quanto riguarda il versante archeologico, la civiltà dauna ha lasciato tracce e siti molto importanti, mentre abbiamo centri medievali che presentano tutti i problemi legati alla tutela dei monumenti, pubblici e privati. L’aspetto paesaggistico è quello più tormentato, perché abbiamo da una parte un luogo molto ventoso e battuto dai progetti di pale eoliche che costituiscono un problema; poi vi è il Promontorio del Gargano che è sì tutelato, ma presenta una intensa attività turistica. Tutto questo, per noi, significa molto lavoro. Ma è una terra di grandissimo fascino ed io mi ci trovo molto bene.
In questi anni, una ‘sentinella’ sul territorio c’è stata: mi riferisco a Giuliano Volpe, attuale presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali…
Indubbiamente questa sovrintendenza è una sua creatura. Lui ha spinto molto affinché Foggia non venisse più trascurata e le venisse riconosciuta l’importanza che ha. Con lui ho ottimi rapporti di collaborazione.
Se la nascita della Sovrintendenza è una conquista per il territorio, quest’ultimo ha subìto una sorta di ‘scippo’: la bocciatura del corso di laurea in Archeologia UniFg. Parliamo di un’occasione mancata?
Difficile dirlo. Di certo era un corso che aveva avuto una dimostrazione di interesse esigua, motivo per il quale è stato cassato. E’ un’opportunità persa nel senso che si potevano attivare molte progettualità ad esso connesse e aprire nuovi scenari per il territorio. Ma sono convinta che anche con quello che abbiamo possiamo fare molto insieme.
Tra le criticità che dovrà affrontare il suo ufficio, vi è la delicata questione relativa agli espropri nelle aree archeologiche, come quella di Ordona. Come intendete procedere?
Per l’esproprio di Ordona siamo in attesa di concludere l’ultimo atto di una lunga vicenda che ha impegnato la sovrintendenza Archeologia della Puglia. Sono stati già espropriati vari ettari, ora manca l’ultima parte che è quella oggetto di scavo e che ha i resti monumentali. Il Ministero ci ha fornito i fondi per l’esproprio e le procedure sono in corso. C’è stata una opposizione da parte della proprietà che - in attesa delle determinazioni della magistratura - ha rallentato il processo. Io spero che si riesca presto ad entrare in possesso di quest’ultima parte, poi sarà necessario trovare adeguati finanziamenti per creare un parco archeologico laddove abbiamo un’area archeologica che non è attrezzata per la fruizione.
C’è una ferita, grande, nel territorio foggiano. Mi riferisco alla Tomba della Medusa…
Sì, i lavori adesso sono cominciati grazie ad un finanziamento concordato tra il Ministero dei Beni Culturali e la Regione Puglia. Il lavoro è stato progettato dal segretariato regionale Mibact per la Puglia, ed è stato avviato il cantiere seguito non da noi, ma da un altro ufficio del nostro Ministero. Ci auguriamo con questo intervento di risolvere una situazione molto degradata: il problema di Arpi è notevole, perché è nel mezzo della campagna e a ridosso dell’autostrada, con tutte le problematiche connesse in termini di raggiungibilità. Le trattative con Autostrade per l’Italia per ottenere un’area di sosta o un collegamento pedonale con il sito archeologico sono molto difficili e, a quanto mi è dato sapere, non hanno ancora preso una piega positiva.
Ha avuto modo di stilare una lista di priorità? C’è un luogo che ha già particolarmente a cuore?
Non è semplice: precedenza ad Arpi, che è il sito archeologico nel comune in cui si trova la sovrintendenza e che ha parecchie problematiche. Su Ascoli Satriano sta partendo un lavoro condotto sempre dal Segretariato sulla ‘Collina del serpente’ e sulla Villa di Faragola e poi, naturalmente, c’è Ordona, che rappresenta la sfida più grande.

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n. 10 / Dicembre 2017

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