Tutto il buono della Piccola Industria

Tutto il buono della Piccola Industria

Maria Teresa Sassano eletta alla guida del comitato regionale
La neo presidentessa: “Il coraggio non basta. Non c’è più tempo per gli sprovveduti”

Il suo nome ha messo d’accordo tutti. Il comitato regionale ‘Piccola Industria’, componente fondamentale di Confindustria, ha scelto di affidarsi alla guida sicura ed esperta di una donna, l’imprenditrice Maria Teresa Sassano (in foto), eletta all’unanimità dai presidenti e dai delegati dei comitati delle associazioni territoriali. Lei, imprenditrice 46enne, porta in dote anni di gavetta e olio di gomito, e tutta l’esperienza maturata nel sistema associativo confindustriale, avendo ricoperto già un mandato analogo in Capitanata. Di questa esperienza territoriale, assicura, esporterà il ‘metodo’ adeguandolo su scala regionale. Il suo obiettivo sarà quello di avvicinare le aziende al mondo associativo, per creare un dialogo proficuo ed efficace.
Presidentessa Sassano, in tempi di ‘crisi del posto fisso’, in tanti si re-inventano imprenditori. Ma esiste una vera cultura imprenditoriale o si tratta, in gran parte, di ‘improvvisazione’?
Molti sono diventati imprenditori per necessità. Ma accanto al coraggio e allo spirito di iniziativa è necessario mettere in preventivo la formazione continua. Non c’è più tempo per gli sprovveduti. C’è una sorta di selezione naturale in questo campo, e i mercati e la concorrenza oggi sono spietati. La ‘materia prima’, ovvero volontà e talento, va ‘lavorata’ anche attraverso i contesti associativi, che aiutano i giovani imprenditori a migliorarsi grazie al confronto con altri colleghi a livello provinciale, regionale e nazionale. Ancora, bisogna avere la capacità di innovarsi continuamente, di stare al passo con i tempi. Altrimenti non si va da nessuna parte.
A livello meramente numerico qual è la situazione della Piccola Industria di Capitanata rispetto alle altre province pugliesi?
Quando parliamo di piccola impresa o di piccola industria facciamo riferimento a quelle aziende che vanno da 1 a 50 dipendenti. Queste realtà costituiscono l’80-90% di tutto il comparto industriale italiano di Confindustria. Un rapporto che si mantiene costante anche a Foggia e nelle altre province pugliesi, grazie ad attività artigianali, piccole industrie soprattutto agroalimentari e attività di servizio.
In questo quadro, qual è il peso dell’imprenditoria femminile?
In passato, le donne imprenditrici erano veramente poche. Si trattava per lo più di donne che ereditavano aziende di famiglia che però venivano gestite dai mariti. Adesso, invece, stanno aumentando le imprenditrici di prima generazione, che si misurano soprattutto con aziende di servizi. Secondo i dati Confindustria, la percentuale delle donne della Piccola Industria è nettamente inferiore a quella dei colleghi imprenditori, circa il 20%.
Si dice sempre che la piccola e media impresa sia il ‘motore’ economico dell’Italia. Quanto a tal proposito le vostre istanze sono tenute in considerazione dai governi regionali e centrali?
I tavoli di concertazione sono sempre aperti. Ci tengono in considerazione ma non come vorremmo. Stiamo lavorando sodo su questo versante, ma è necessario battersi ancora. Non è un caso che tra le mie linee programmatiche vi sia il potenziamento dei rapporti istituzionali e di collaborazione con la Regione Puglia (Emiliano ci riceverà a breve) e con le Camere di Commercio.
Da donna-imprenditrice, quali sono le difficoltà incontrate ad essere considerata leader autorevole e credibile in un settore largamente maschile?
Non è assolutamente facile, soprattutto nel nostro territorio. Io non sono mai stata una femminista da proclami (sarebbe come fare la cosa inversa agli uomini), ma ho sempre ritenuto di dover fare il mio lavoro bene e con tenacia. E questo, forse, ha pagato. Oggi le donne riescono ad entrare nei contesti decisionali, ma il problema è restare. Bisogna essere spesso di rottura, perché se si è troppo accondiscendenti si passa per deboli; bisogna essere cordiali ma autorevoli. Nella mia esperienza posso testimoniare massimo rispetto da parte dei colleghi, ma in generale, nel mondo dell’imprenditoria, un sessismo di fondo c’è. Ed è duro a morire. Per questo, noi donne, dovremmo imparare a fare squadra.
Quanto dell’esperienza maturata nel comitato Piccola industria di Capitanata porterà a livello regionale?
Sicuramente il ‘metodo’ con il quale abbiamo lavorato nella Piccola Impresa di Foggia, ma adeguato ai contesti. Così come faccio nelle mie aziende (è Amministratore Unico di un’azienda attiva nel settore servizi e gestisce un’altra nel settore agroalimentare, ndr), seguo un metodo scientifico, basato su una fitta programmazione e obiettivi concreti da raggiungere. Ad esempio, nelle linee programmatiche è stata inserita la realizzazione di cinque progetti di settore (turismo, agroalimentare, energia, ambiente e start up innovative che saranno integrati con la costituizione di reti di impresa), che si concretizzeranno in opportunità di lavoro. Insomma, poche chiacchiere e più fatti.

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n. 10 / Dicembre 2017

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