L’arte dentro l’arte: la sfida di Silvia

L’arte dentro l’arte: la sfida di Silvia

Il fascino del body painting incontra la fotografia
A Foggia, 27 quadri fotografici di Panniello che esaltano  e idealizzano la donna

Il suo sguardo passa attraverso un obiettivo e, attraverso una lente, restituisce tutto il fascino del body painting. Scatti d’arte. Lei è Silvia Panniello, foggiana, fotografa amatoriale cresciuta nella fucina del FotoCineClub dauno. Ci voleva una donna per raccontare con tanta grazia l’arte del corpo dipinto. A pelle, ci è riuscita egregiamente.
Le sue opere, 27 quadri fotografici, sono state mostrate al pubblico foggiano nell’ambito della sua prima personale - “Alimenta il tuo corpo, nutri la tua anima” - ospitata al Palazzetto dell’Arte Andrea Pazienza, un evento fortemente voluto per far conoscere l’arte del body painting, nella sua essenza e profondità.

Un mix di linguaggi e di forme d’arte: eternare con la fotografia una creazione temporanea come il body painting. Come nasce questo progetto?
Nasce dalla curiosità di esplorare il mondo artistico e fermare nel tempo, attraverso scatti fotografici, le varie fasi di un evento di portata nazionale, quale il body painting. Una sorta di backstage. La fotografia in aiuto alla body art, in una stretta simbiosi che lascia traccia di ciò che è destinato a scomparire non appena la modella entra nella doccia.

I suoi quadri fotografici immortalano i momenti più significativi della decima edizione del Campionato Italiano dei Corpi Dipinti, svolto sul lago di Garda. Quale aspetto di questa forma d’arte l’ha colpita e conquistata?
Sono stata particolarmente attratta, dalla concentrazione delle artiste e dalla precisione assoluta con cui riproducevano sul corpo delle modelle i bozzetti. Ancora, sono stata affascinata dalla maestria con cui utilizzavano gli strumenti: pennelli, aerografi, effetti speciali. Insomma, tutte le sfaccettature che rendono il body painting un’arte.

Nelle sue tele, però, c’è il fascino dell’opera d’arte dentro un’opera d’arte. Come una caccia al tesoro di simboli e significati. In che modo il suo progetto si lega al concetto “Alimenta il tuo corpo, nutri la tua anima”?
Nell’aver rispettato sia il tema del concorso che le idee degli artisti. Quest’ultime scritte su cartoncini a diposizione dei visitatori per una più efficace comprensione; nell’aver invitato i visitatori a riflettere per immagini, attraverso esplosioni di forme e colori su tematiche importanti, come quella rappresentate nel quadro fotografico “White Africa” sulla fame nel mondo, in contrapposizione al benessere della società occidentale fatta di immagini e sovrastrutture mentali. O ancora sulla tematica espressa in “Eva”: grazie alla trasgressione simboleggiata dall’albero del bene e del male ed il serpente tentatore, tutti noi ci nutriamo di curiosità e andiamo alla ricerca della conoscenza superando i nostri limiti. E concludo con il quadro “Soul Desirèè” che risponde alla sua domanda: quando segui le tue passioni, la tua anima è in festa. Quest’ultima riflessione rispecchia appieno il mio stile di vita.

Il corpo come una tela bianca, per un’opera che esalta, valorizza e idealizza le sinuosità della donna. Il corpo non è oggetto ma è mezzo, strumento d’arte. Insomma, una celebrazione della donna stessa?
Certamente. Il corpo/tela diventa lo strumento per rendere visibile il messaggio dell’artista/pittore. Ma quando la tela si anima, si scopre l’eleganza, la sinuosità, il valore aggiunto del messaggio attraverso l’alta espressività della comunicazione. Insomma, si scopre l’essenza della donna: una valenza che - mi perdoni - solo un’altra donna può capire.
Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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