Il giro del mondo in 80… chitarre

Il giro del mondo in 80… chitarre

L’avventura tra musica e mare della “Familia Flotante”: il ‘diario di bordo’
Graziana Morcaldi, giornalista foggiana e la sua vita in barca a vela:
“Ogni giorno baratto la ‘sicurezza’, che maltratta i desideri, per la felicità”

Il racconto di un viaggio fatto di mare, musica e luoghi da scoprire. Il ‘diario di bordo’ di un’avventura straordinaria: quella de ‘La Familia flotante’ ed il loro progetto ‘La vuelta al mundo en 80 guitarras’, che tradotto è ‘Il Giro del Mondo in 80 chitarre’. Obiettivo della ‘Familia flotante’ - allegra comunità di giovani musicisti, una giornalista e una blogger, che vivono a bordo di una barca a vela - è quello di costruire ottanta strumenti musicali in quarant’anni: due all’anno, uno per ogni tappa. Ed essere, in un certo senso, i “custodi” della musica nel mondo. Ad annotare ogni passo, ogni tappa di questo progetto che da Fuerteventura - ultima tappa in ordine di tempo - punta dritto a Capo Verde entro ottobre, e in Brasile entro dicembre, è una giornalista foggiana: Graziana Morcaldi, trentenne di San Giovanni Rotondo. E’ lei che scrive, racconta e fotografa il progetto-tour nato da un’idea del liutaio Hector e della fidanzata Veronica, al quale poi si sono uniti anche Graziana ed il suo compagno, il batterista Riccardo. Ed è sempre lei che ci racconta come il suo lavoro si è trasformato in una grande avventura.

Graziana, come è iniziato questo viaggio? Come ti sei legata alla Familia flotante?
La Familia Flotante non è altro che l’unione spontanea di sognatori che, condividendo la stessa filosofia di vita, hanno deciso di rendere straordinario il loro presente, costruendo giorno per giorno il loro domani. Quello che ci caratterizza è la scelta di vivere unicamente per le nostre passioni che sono l’arte, la musica e il viaggio.

Quali sono i principi che animano questa avventurosa comunità? Com’è la vita in giro per il mondo?
Siamo animati dal desiderio comune di preservare la nostra felicità, che ha più importanza di qualsiasi “sicurezza”. L’esperienza di vita che stiamo sperimentando ci insegna, infatti, che la sicurezza che può derivare dal denaro e da tutto ciò che è materiale maltratta i desideri, giustificandosi in una stabilità che piuttosto che arricchire indebolisce la creatività, spegnendola lentamente, in un percorso lento ma irreversibile. Abbiamo trovato una crepa nel muro delle obbligazioni e abbiamo scelto un cammino ignoto con un’unica costante: il sole. Il sistema ci ha convinti che la vita sia un percorso a tappe tra doveri e responsabilità, fra rinunce e piccole amarezze, “perché non si può vivere come si vuole, bisogna accontentarsi”. Siamo andati oltre questo cliché fuggendo obbligazioni che spegnerebbero il talento in nome di un’etica in cui non ci riconosciamo.

La barca è un mezzo; la musica è un codice. Qual è l’obiettivo-ultimo del ‘Giro del Mondo in 80 chitarre’?
L’obiettivo è viaggiare per il mondo portando con noi tutto quello che amiamo: l’arte e la musica. Il Giro del Mondo in 80 chitarre nasce dall’amore di due persone speciali - Héctor e Veronica - che hanno lavorato duro per rendere possibile il loro sogno. Insieme hanno ristrutturato la loro barca a vela e insieme hanno preso la via del mare, lasciandosi guidare dal vento e dall’istinto, lasciandosi alle spalle la stabilità di una vita che non valorizzava i loro valori semplici e genuini. Navigando sono giunti alle Canarie dove ci siamo conosciuti, unendoci al loro grande viaggio. Da qui La Familia Flotante.

Da una paese di provincia di Foggia all’oceano: sembrerebbe un bel salto nel buio. Cosa ti manca e cosa, invece, non ti manca affatto della tua vecchia vita?
Quello che non smette di stupirmi quando torno in Italia è il confrontarmi con l’insoddisfazione e il malcontento che leggo negli occhi di troppa gente e di troppi giovani. Sembra siano in attesa che la vita cominci dimenticando di vivere l’attimo e dimenticando di essere felici, che dovrebbe essere l’unica obbligazione per noi tutti. D’altronde, come ci ricorda Einstein: “Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”.

Come sono scandite le giornate a bordo di una barca a vela, in mezzo all’oceano?
La vita in barca a vela è scandita da ritmi lenti che ti costringono a fare i conti con madre natura che ha sempre l’ultima parola sull’organizzazione e sul viaggio. Bisogna saper attendere le correnti e gli alisei. Sei tu al servizio della natura e mai il contrario, dunque la prima regola è lasciare fuori lo stress e la fretta. Per viaggiare in barca a vela bisogna avere il tempo, e noi abbiamo tutto il tempo del mondo e ne assaporiamo ogni minuto, lasciandoci dondolare dalle onde e dalla buona musica, che non manca mai.

Tutto lascia pensare ad una avventura straordinaria e, diciamolo, invidiabile. Ma suppongono che insidie e le difficoltà siano dietro l’angolo…
Se non ci fossero le difficoltà sarebbe utopia. La differenza è l’approccio con cui si affrontano e si superano. Noi viviamo ogni situazione, bella o meno piacevole che sia, con un forte atteggiamento positivo, perché consapevoli che è la strada giusta e la fatica, così come le difficoltà, sono dei passaggi necessari per crescere e apprendere. Le burrasche, poi, hanno un sapore dolce-amaro quando le affronti mano per mano con chi ami.

Cosa ti sta insegnando la Familia flotante? In cosa oggi ti senti più “ricca”?
La Familia Flotante mi ha messo di fronte a tutta una seria di miei limiti personali, alcuni dei quali mi erano completamente estranei. Anche prima ero stata una nomade, in giro per città e paesi stranieri e avevo conosciuto varie forme di solitudini, affinando la vista e ricercando sempre di più il “bello”. Poi la vita mi ha regalato una Familia, un amore grande e la possibilità di averla con me in un lungo viaggio senza date di scadenza. Era talmente bello da terrorizzarmi, ma soprattutto ho dovuto imparare a viaggiare e vivere in una piccola comunità, con ritmi diversi e molto più lenti, e per me che scappavo sempre da una parte all’altra come un fulmine, è stato tutt’altro che facile. Gli anni di ricercata solitudine che avevo alle spalle mi hano aiutato a suo tempo a conoscermi a fondo, ma con la Familia Flotante ho dovuto presentarmi nuovamente a me stessa e fare i conti con tante piccole lacune che avevo nell’anima. Veronica è per me una maestra di vita. Mi cibo della sua calma e della sua saggezza, entrambe apprese in mare, e imparo da lei ogni giorno. La sua presenza ha il potere di tranquillizzarmi e acquietare le mie ansie, che a volte tornano, e i miei timori, la mia impazienza, i miei bronci. La vita mi ha regalato queste persone meravigliose e inattese che hanno stravolto tutto il mio mondo, colorandolo con colori che non credevo esistessero, e ho faticato al principio a credere che tutto era reale e che stava succedendo a me. “Me lo merito?” mi sono domandata centinaia di volte, fino a quando ho smesso di chiedermelo e ho cominciato a valorizzarlo con tutta la mia anima. “Nel caso in cui non dovessi meritarlo farò in modo ogni giorno di esserne degna”. Ognuno dei miei compagni di viaggio della Familia è fondamentale per la scuola di vita sotto le stelle che ogni giorno mi regala un nuovo insegnamento, una nuova emozione, un nuovo tramonto.

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n. 10 / Dicembre 2017

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