Ninna nanna e sonno nel bambino

Ninna nanna e sonno nel bambino

Quante ore dorme il bebè? E’ indicativo della sua indole
I ritmi nella diade madre-bambino: una veglia reciproca. I piccoli non hanno ‘consapevolezza’ dell’agente di cure

Sonno-veglia. Per quanto riguarda il sonno, potrà spiazzare il constatare che il neonato, al di là di ogni credenza, non dorme molto, anzi, sembra quasi soffrire d’insonnia. Il bebè, cioè, ha dei disturbi del sonno, che spesso generano altrettanti disturbi del sonno di mamme e papà. Certamente il numero delle ore di sonno del bebè può dare una prima idea della sua indole: il bimbo insonne dorme profondamente dopo la poppata di latte e si risveglia poco dopo chiedendo attenzioni e compagnia.  Il dormiglione, invece, sembra immune dalla morsa della fame ed accade spesso che lasci il seno o la tettarella per addormentarsi.
I ritmi del sonno nella diade madre-bambino, una veglia reciproca: se la madre e il bambino sono in due stanze diverse, quando la madre è in fase REM (notoriamente il “tempo” del sogno è la fase del dormi-veglia perché ricordiamo tutto ciò che sogniamo), il bambino è in fase NON REM (di “sonno profondo” non ricordiamo ciò che sogniamo) e viceversa, il che fa pensare ad una specie di veglia reciproca.
L’adulto comunque deve imparare a rispettare i ritmi del bambino e sincronizzarli con i suoi. Secondo la Mahler la nascita psicologica e quella biologica non coincidono, ma il primo è un processo le cui tappe fondamentali si svolgono nelle prime fasi di vita, ma poi prosegue: prima fase detta autismo normale. Nelle prime quattro-cinque settimane il bambino si caratterizza per la mancanza relativa di investimento di stimoli esterni. In questo periodo il bambino ha lunghi periodi di sonno, sonnolenza, semiveglia maggiori rispetto alla veglia attiva. Il bambino non ha consapevolezza dell’agente di cure, ma ciò che regola il suo ritmo sonno/veglia sono lo stimolo della fame e l’alternanza bisogno-soddisfazione.
Il gioco per i bambini l’attività ludica è importante. Gli etologi ci insegnano che il gioco per i bambini ha importanti funzioni adattive: di puro esercizio di attività riflesse; di scoperta e di esplorazione del proprio corpo e del corpo altrui, di esplorazione del mondo degli oggetti (suoni, colori, qualità delle superfici, etc.), di scambio comunicativo, di socializzazione, di apprendimento.
In un bambino appena nato molte situazioni della vita quotidiana diventano gioco: cantargli le canzoncine, fargli ascoltare musica, presentargli oggetti colorati o sonori, fargli esplorare l’ambiente tenendolo in braccio, il bagnetto, il pasto… Più tardi, queste occasioni sono rappresentate dal permettergli di sporcarsi con la pappa o strappare carta colorata; ancora più tardi, fondamentali saranno i momenti di interazione con i genitori, l’esplorazione a carponi e il gioco del nascondarello.
di Vittoria Salice

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n. 10 / Dicembre 2017

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