Il neonato, questo sconosciuto

Il neonato, questo sconosciuto

Il periodo dell’infanzia dura all’incirca dagli 0 ai 10 anni. Solitamente viene fatta anche una distinzione tra vari periodi dell’infanzia: neonato, dalla nascita ai 3 mesi; prima infanzia, dai 3 mesi ai 3 anni; seconda infanzia, dai 3 ai 6 anni; terza infanzia, dai 6 ai 10 anni. Il neonato è il bambino dalla nascita fino ai tre mesi, Freud riteneva che il legame tra madre e bambino fosse di tipo secondario, ovvero il piccolo aveva bisogno prima di soddisfare la fame e poi il legame affettivo con la madre. Secondo la teoria pulsionale il bambino, come l’uomo, è guidato da due istinti: dall’istinto di vita o sopravvivenza/procreazione sessuale, Eros, che è scaricata dall’energia della libido, e l’istinto di morte aggressivo, Thanatos, che è scaricata dall’energia destrudo (o destrado). Ambedue hanno un origine uno scopo e un oggetto. “Origine” sta nelle motivazioni alla ricerca sessuale esso si trova nelle gonadi (ovaie nell’addome per le donne e testicoli nello scroto negli uomini). Questi meccanismi attivano una pulsione creando una situazione spiacevole. “Scopo” di ogni pulsione è quello di ridurre la tensione, “Oggetto” grazie al quale possono ridurre lo stato di bisogno e di tensione altrimenti essi diventano tesi, infelici e ansiosi (ad esempio, origine la fame aumenta, scopo trovare il cibo: il bimbo piange, vuole mangiare; l’oggetto il cibo. Soddisfazione avvenuta, il bimbo si addormenta). L’uomo è un essere sociale e non può scaricare le sue pulsioni attraverso le energie in ogni momento allora impara a sublimare ovvero trova un oggetto sostitutivo per soddisfare la sua pulsione che deve essere socialmente accettabile. Bowlby, invece, riteneva che l’affetto tra madre e bambino fosse di tipo primario, derivante dal concetto di responsività (stimolo-risposta), bisogno di contatto e di conforto. Winnicott sottolineò dei punti: alla nascita esiste una diade madre-bambino, il ruolo dell’ambiente sullo sviluppo del bambino, l’holding o contenimento (tenere in braccio) e l’handling, il manipolare durante le cure quotidiane. Madre buona/madre cattiva, seno buono/seno cattivo, il presentare gli oggetti transizionali, produce il senso della realtà condivisa. Il quadro ci permette di raffigurare questo rapporto madre bambino, e l’adattamento della madre a questo nuovo ambiente. Una madre sufficientemente buona è la madre le cui cure sono in grado di proteggere l’immaturità del bambino e di non farlo cadere preda di angosce insostenibili, attraverso un continuo contenimento della sua fragilità e della sua non integrazione iniziale, facilitando così il suo sviluppo e facendogli sentire continuità nella propria esperienza esistenziale. Se, viceversa, la madre non è sufficientemente buona diviene un problema serio per il bimbo, perché non gli fornisce quell’ambiente holding del quale il piccolo ha bisogno; se il bambino avverte un bisogno e non è soddisfatto, il bambino si sente rifiutato, avverte delle pressioni e scivola nel going on being (continuare ad essere). Ovvero la madre insegna al bambino a scendere a patti con il mondo e non da la possibilità allo stesso di estendere il suo sé distruggendo la sua creatività: è in questo modo che si forma il falso sé.  Il falso sé è un sé privo di energia soggettiva, fatto di accondiscendenze, non creativo, senza spinta. Esso si configura come una patologia legata ad un deficit presente nell’ambiente del bambino, ad una carenza nelle cure materne.  Al contrario, il vero sé è quello nato dal normale superamento dell’onnipotenza soggettiva, la quale rimane come base del vero nucleo della personalità.

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n. 10 / Dicembre 2017

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