Diventare genitori: il ruolo del padre

Diventare genitori: il ruolo del padre

Primo estraneo o perfetto sostituto materno?

Da Klein a Spitz, tante scuole di pensiero sulla figura genitoriale
Quando il rapporto esclusivo mamma-figlio mette in ombra l’uomo

di Vittoria Salice
Diventare papà: sempre più spesso si parla di invidia del padre, nonostante i padri oggi cercano di vivere il più possibile l’esperienza vicino alla propria compagna, perché ne invidiano l’esperienza della gravidanza. In proposito ci sono diverse scuole di pensiero sulla figura del padre: la Klein sostenne che il diventar padre riattiverebbe nell’uomo le dinamiche edipiche, ovvero la trasformazione della propria moglie in madre, porta alla fantasia di aver dato, alla propria madre, un figlio. Spitz invece considera il padre come il primo estraneo. La Mahler ne rileva gli aspetti positivi, il padre è colui che aiuta il bambino nel processo di individuazione e separazione dalla madre, Renna sostiene che i padri, oggi, sono perfetti sostituti materni.
Diventar mamma o puerpera. Il puerperio è il periodo della madre compreso fra il parto e la ripresa della normale attività ovarica ed ha una durata approssimativa di sei settimane o 1 mese e mezzo. Da un punto di vista pedagogico essere neomamma o puerpera può temporaneamente mettere in ombra la parte più sensuale di una donna, raffreddando in parte o completamente la sfera intima della coppia. A ciò si aggiungono le modificazioni fisiche che inevitabilmente fanno sì che la neomamma si percepisca come meno attraente, oltre che meno interessata alla sessualità. A volte, invece, capita che il suo desiderio di fisicità, ora espresso in modo più tenero, sia sufficientemente appagato dall’accudimento del bambino. Si viene a creare così un rapporto d’ipercuria nella diade tra madre e bambino, dove il padre potrebbe esserne escluso e sentirsi inadeguato.
Il nervosismo che caratterizza le prime settimane dopo il parto, dovuto alla necessità di ritrovare nuovi ritmi in funzione del neonato (sonno, pappe, nuovi impegni, timori di inadeguatezza, ecc), può ripercuotersi sul rapporto di coppia. Il partner deve essere paziente e assecondare la volontà e il desiderio sessuale della compagna. Non deve procurarle ansie, nel caso in cui i primi rapporti dovessero provocare “fastidio”. Gli organi genitali devono riprendersi dallo stress del parto, cosa che avviene in tempi brevi ma variabili da donna a donna. Entrambi devono impegnarsi a cercare la complicità, devono aiutarsi e condividere gioie e fatiche di questo primo periodo. Sdrammatizzare, ogni tanto, prendendosi un po’ in giro è più efficace del crearsi falsi problemi, lasciando che il tempo gradualmente riporti tutto ad una nuova normalità.

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n. 10 / Dicembre 2017

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