La simbiosi tra bambino e neo-genitori

La simbiosi tra bambino e neo-genitori

Il cocktail ormonale che trasforma un uomo in padre
Un cambiamento della personalità avviene anche nel papà…

di Vittoria Salice


La relazione madre–bambino in gravidanza, è definita simbiotica, in quanto vivono in un continuo interscambio, uno stato di dualità, essi sono con-fusi cioè fusi l’uno nell’altro. Ella porta con sé il proprio bambino per nove mesi e si delinea come periodo molto particolare. Bowlby parla di bonding prenatale: esso è il processo di formazione del legame tra i genitori e il loro bambino. Esso inizia a formarsi già prima della nascita, quando la mamma percepisce il bambino nel ventre, e viceversa, il bambino percepisce la sua mamma e il suo papà, sente le loro voci e il contatto delle loro mani sulla pancia.

Un cambiamento della personalità avviene anche nel papà, che influenza i neurotrasmettitori e inibisce l’attività di secrezione delle gonadotropine. Aumentano, poi, i livelli di endorfine che esprimono il piacere dell’appagamento. L’ossitocina aumenta e il testosterone diminuisce, rendendo il futuro padre più sensibile, più amorevole, aumenta la prolattina che induce istinti di nidificazione, comportamenti materni legati all’accudimento. L’estradiolo aumenta provocando una forma di regressione intrauterina ricreando lo stesso clima ormonale che ha vissuto nel grembo materno e favorendo la sua comunicazione col bimbo prenatale. Un cocktail ormonale che fa sì, in pratica, che quest’uomo diventi padre conducendolo alla creazione del nido e alla protezione della discendenza; mettendolo in condizione di utilizzare veramente l’ascolto attivo del proprio bambino perché si sono create in lui condizioni molto vicine alla sua stessa vita prenatale. Comunque, il “gioco” degli ormoni predispone mamme e papà all’accoglienza, a creare un ambiente sereno. Il più adatto possibile al nascituro.

Gli studi sul bonding ci permettono di sapere che: gli scambi ormonali fra bambino e madre sono molto intensi e che il bambino contribuirà alla propria nascita sviluppando sostanze che produrranno la dilatazione dell’utero materno. Il feto già a 14 settimane o 3 mesi e mezzo, si muove nel ventre materno mostrando un repertorio simile a quello che userà dopo la nascita. Nel periodo della gravidanza, emergono molti dei vissuti inconsci, relativi all’infanzia della madre stessa e “decantano”, problemi rimasti per lungo tempo sotto la cenere. La gravidanza, infatti produce nel corpo ed evoca in fantasia la storia individuale di fusione e separazione, base precoce della prima acquisizione dell’identità personale. Essa si configura quindi, come una possibilità propria della donna di rifare con la gestazione, nel corpo e con il corpo, la fusione originaria da cui la sua stessa vita ha preso le mosse di ripetere cioè la propria relazione primaria con la madre. Se la gestazione è un periodo determinante per la madre, lo è anche per il piccolo, i nove mesi di vita intrauterina, sono un importante premessa a quella che inizierà dopo la nascita.

Il bambino in utero fa le sue proposte e la donna deve cercare di codificarle. Molte forme elementari d’apprendimento sono già evidenti durante questo periodo. Prima della nascita il bambino sente la voce e il battito cardiaco della madre, la voce del padre, la musica proveniente dall’esterno, percepisce la luce. Egli reagisce ad ogni input proveniente dal mondo esterno, un bimbo se si ascolta della musica di suo gradimento, si tranquillizza; se percepisce una luce troppo forte, porta le mani agli occhi e cambia posizione, se la mamma ingerisce sostanze dolci, il bambino deglutisce una quantità maggiore di liquido amniotico perché più gradevole, viceversa se ingerisce sostanze amare.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf