Stomatite aftosa

Stomatite aftosa

Disturbi e infiammazioni del cavo orale
Può essere accompagna da sintomi quali febbre e gonfiore dei linfonodi
di Marilena Tomaiuolo

La parola stomatite indica un processo infiammatorio del cavo orale, cioe’ di quella parte della bocca che comprende: le gengive, le guance, il palato, la faccia interna delle labbra e la lingua. Facilitano il processo degenerativo della stomatite le carie, le gengiviti, le intossicazioni, l’uso di alcuni farmaci, le disfunzioni di vario genere, come quelle ormonali, metaboliche o le compromissioni della flora batterica, la carenza vitaminica, il tabagismo, l’alcool, i cibi piccanti ed una scarsa igiene orale.
Le afte appaiono di norma come piaghe dolorose rossastre all’inizio che possono essere estese complessivamente da  2,5 a 4 centimetri, anche se la maggior parte di esse sono molto più piccole. Talvolta l’area della mucosa inizia a formicolare o si infiamma prima che compaia l’afta vera e propria, l’ulcerazione appare in circa 24 ore. Le ulcere aperte  possono avere un rivestimento bianco o giallo, oltre ad un “alone” che le circonda. Nella maggior parte dei casi, le ulcere orali si presentano da sole, ma non è raro riscontrarne anche in piccoli gruppi.
Saltuariamente le stomatiti possono essere accompagnate da sintomi quali febbre, gonfiore dei linfonodi e un po’ di sonnolenza o sintomi dell’influenza.
La stomatite è una malattia infiammatoria piuttosto comune, con una prevalenza nella popolazione che varia dal 2 al 66% nei vari gruppi esaminati, di cui esistono varie tipologie. Fra queste si ricordano la stomatite aftosa ricorrente, la stomatite gangrenosa,  la stomatite erpetica, la stomatite di Vincent e la stomatite da nicotina. Tipologie particolari di stomatite sono quelle che si verificano in seguito ad avvelenamento da particolari sostanze; è il caso, per esempio, della stomatite da arsenico, da bismuto e da piombo.  
La stomatite aftosa ricorrente (SAR) viene considerata come la patologia ulcerativa della mucosa orale che si riscontra con maggiore frequenza. I soggetti maggiormente colpiti sono i bambini e dai dati disponibili in letteratura risulta anche che è il sesso femminile quello maggiormente interessato dal problema. Benchè la patogenesi non sia ancora del tutto chiarita esistono evidenti rilievi che indirizzano verso una alterazione immulogica, con attivazione cellulare dei T linfociti e dei neutrofili.
Una forma particolare è la stomatite di Vincent, chiamata anche “bocca di trincea” poiché contratta da molti militari durante la Seconda Guerra Mondiale. Può essere causata dalla cattiva igiene orale, dalla malnutrizione, ma anche dallo stress e dalla privazione del sonno. Questo tipo di infiammazione può portare gravi sintomi, come la necrosi delle parti interessate, alitosi, forti dolori, emorragie, aumento delle ghiandole linfonodali, forti febbri e una pericolosa infiammazione delle tonsille chiamata angina di Plaut – Vincent.
Per raggiungere risultati terapeutici soddisfacenti nella gestione di questa patologia occorre evidenziare il problema principale come la carenza vitaminica, la presenza di patologie croniche sistemiche sottostanti, consigliare un buona igiene orale, evitare i traumatismi anche dentari, evitare cibi o bevande favorenti.
Il trattamento farmacologico prevede l’uso di farmaci locali e sistemici. Localmente la clorexidina gluconato allo 1% in gel, l’acido ialuronico, le tetracicline  ei corticosteroidi topici, la catalasi topica in gel e il sucralfato, che riducono i tempi di guarigione e alleviano la sintomatologia. I farmaci sistemici vanno riservati ai casi più resistenti, tra questi ricordiamo: ioduro di potassio, colchicina, pentossifillina, talidomide, ciclofosfamide o azatioprina in associazione a steroidi. In sperimentazione anche l’uso di interferone. Tuttavia a causa dei numerosi effetti collaterali questi farmaci vanno utilizzati solo in forme recidivanti croniche sotto stretto controllo medico.

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n. 10 / Dicembre 2017

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