Scialoendoscopia

Scialoendoscopia

Tecniche di diagnosi e cura delle coliche salivari
Consente l’esplorazione diretta del sistema duttale delle ghiandole salivari
di dott.ssa Marilena Tomaiuolo

Le ghiandole salivari maggiori: parotidi, sottomandibolari e sottolinguali possono essere colpite da una patologia particolarmente fastidiosa come la scialolitiasi, cioè la formazione di calcoli salivari all’interno dei dotti escretori o, più raramente, intraghiandolari.La scialolitiasi, già nota ai tempi di Ippocrate (400 a.C.), colpisce circa l’1% delle ghiandole salivari nell’uomo, è localizzata più frequentemente nelle ghiandole sottomandibolari (80% dei casi) e nelle parotidi (30-40%). I calcoli sono composti da un insieme di sostanze: organiche come glicoproteine e mucopolisaccaridi, inorganiche come carbonato e fosfato di calcio. Tali calcoli possono essere unici o multipli e variano molto nella forma, crescendo di dimensioni negli anni. Tale crescita determina spesso una dilatazione dei dotti ghiandolari che crea ristagno salivare ed infezioni batteriche.
Tale affezione è caratterizzata dalla comparsa di dolore alla masticazione, ridotta produzione di saliva (iposcialia) e infiammazioni o veri e propri ascessi ghiandolari. La manifestazione più frequente nota come “colica salivare”: a carattere ricorrente, ci orienta verso l’eziologia calcolotica della malattia.
I mezzi diagnostici a nostra disposizione, oltre all’ecografia ghiandolare utile per evidenziare le formazioni litiasiche, sono rappresentati da metodi radiografici come la scialografia, utile per studiare la morfologia dei dotti, ma a volte poco agevole per l’incannulamento difficoltoso, la RM e la TC e la più precisa scialo-RC, che studia la ramificazione dei dotti senza esporre il paziente alle radiazioni, usate nella semplice scialografia.
Oggi, grazie al perfezionamento delle tecniche endoscopiche, abbiamo a disposizione anche un altro mezzo diagnostico che è la scialoendoscopia, che consente l’esplorazione diretta e più completa del sistema duttale delle ghiandole salivari.
Qualora non vadano incontro ad espulsione spontanea si rende necessaria la rimozione dei calcoli salivari, che può avvenire secondo diverse modalità più o meno invasive.
La litotrissia extracorporea come per i calcoli renali, rappresenta un approccio conservativo; sviluppata negli anni 90, ha una percentuale di successo variabile dal 50 al 70% ma richiede varie sedute; rimane il problema dell’espulsione dei frammenti che, se incompleta, causa litiasi ricorrenti.
La scialoendoscopia consente, essendo dotata anche di un canale operativo, di intervenire direttamente visualizzando il calcolo sotto guida endoscopica, e di rimuoverlo con particolari cestelli per intero o, se troppo grosso, mediante frammentazione laser.
La tecnica classica per via esterna prevede l’apertura e la marsupializzazione del dotto interessato, più valida per i calcoli prossimali, meno per i più profondi.L’asportazione della ghiandola sottomandibolare è riservata, pur essendo un intervento abbastanza frequente, alle forme inveterate con interessamento fibrotico del tessuto ghiandolare, ormai alterato nella sua funzione dai ripetuti episodi infiammatori. La parotide invece molto raramente è asportata per fenomeni infiammatori, poiché l’intervento è gravato da serie complicanze come la paralisi del nervo faciale.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf