Diagnosi dei diffetti dell’equilibrio

Diagnosi dei diffetti dell’equilibrio

Interpretazione e cura delle vertigini, sintomo del disagio

di Marilena Tomaiuolo 

L’organo dell’equilibrio non è collocato solo nell’orecchio interno, ma alla sua funzione concorrono diversi apparati, deputati al controllo della posizione e del movimento del corpo nello spazio.
L’organo periferico è rappresentato dall’orecchio interno, ove i canali semicircolari, con endolinfa e membrane otolitiche costituiscono una delicata rete capace di trasferire al nervo vestibolare informazioni relative a variazioni di equilibrio statico e dinamico del capo nello spazio.
La via centrale è costituita dal tronco encefalico che invia a sua volta stimoli ai muscoli effettori, deputati al mantenimento della postura, al cervelletto e ai muscoli oculomotori.
L’equilibrio è quindi generato dal mantenimento dell’integrità di questo complesso. Ecco dunque perché se si volta la testa da una parte tutto il corpo la segue adeguandosi quasi istantaneamente alla situazione per mantenere da un lato un equilibrio “posturale” e dall’altro per facilitare i movimenti verso quella direzione.
Si definisce vertigine una falsa sensazione di rotazione del proprio corpo (o della testa) oppure degli oggetti dell’ambiente circostante. E’ una sensazione illusoria spiacevole che provoca nausea, vomito, tachicardia. Obiettivamente si manifesta con nistagmo, un movimento coniugato degli occhi, che può avere direzione orizzontale, rotatoria, verticale. In base alla direzione del nistagmo e all’associazione con sintomi neurovegetativi (nausea, vomito, sudorazione) la vertigine si classifica in: periferica o oggettiva, descritta come percezione rotatoria dell’ambiente esterno e centrale o soggettiva, instabilità del soggetto affetto. Le cause dei disturbi dell’equilibrio sono molteplici: traumatiche, circolatorie, tossi-infettive, tumorali, posturali. Le cause più frequenti sono: colpo di frusta, artrosi cervicale, malocclusioni dentali, malattia di Ménière, labirintiti infettive, intossicazione da farmaci, più raramente tumori cerebrali.
La diagnosi oggi si basa sull’ausilio di esami clinici e strumentali, realizzati attraverso sofisticate apparecchiature di registrazione della posizione e del nistagmo.
Le indagini sistemiche sono rappresentate da: radiografia o RM della colonna cervicale, ecodoppler dei vasi del collo, ricerca di segni neurologici, mentre le indagini d’organo sono: audiogramma, potenziali evocati uditivi (ABR) e stimolo-correlati (VEMPs), ricerca del nistagmo di posizione e posizionamento, stimolazioni termiche del labirinto, test di inseguimento oculare, stabilometria statica e dinamica, RM dell’orecchio interno.
Dalla valutazione globale di questi esami spesso è possibile formulare una diagnosi corretta di origine della vertigine, sebbene talvolta, se effettuati al di fuori della fase acuta, come nel caso delle vertigini posizionali o cupulolitiasi, risultino perfettamente nella norma. In alcuni casi invece non si arriva a una diagnosi certa poiché risulta difficile esplorare l’intero e delicato sistema dell’equilibrio o perché la patologia acuta non ha lasciato tracce o a causa di forme “ansiogene”, descritte erroneamente come vertigini.
La figura del vestibologo oggi, branca ultraspecialistica dell’ORL, inserito in un attrezzato centro di audio-vestibologia, deve conoscere e saper esplorare tutti i distretti interessati, con continui aggiornamenti, data la complessità delle cause di vertigine note e ancora ignote.

n. 10 / Dicembre 2014

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