Allattare e lavorare è possibile

Allattare e lavorare è possibile

Una scelta di salute per madre e bambino
Impresa da super-donne? No, basta organizzarsi. Consigli pratici per gestire i tempi delle poppate
di Viviana Lobuono


Una delle tappe più delicate per una mamma che allatta al seno è rappresentata proprio dal rientro al lavoro in quanto impone un’organizzazione precisa e un riadattamento alla nuova routine. Come procedere? Sarà doloroso? Riuscirò a soddisfare le esigenze nutrizionali del bambino? E se il latte va via? Queste sono solo alcune delle domande che una mamma si pone prima di pianificare il rientro a lavoro. Una vera e propria sfida per la donna che a pochi mesi dal parto si ritrova ad allontanarsi dal suo bambino in tempi variabili a seconda della professione e del tipo di contratto lavorativo.

Studi statistici recenti dei paesi industrializzati mettono in evidenza che la maggior parte di queste donne tendono a svezzare, anche precocemente, i loro bambini al momento della ripresa lavorativa. Ma svezzare prima dei sei mesi di vita del neonato è davvero una necessità indispensabile? Assolutamente no. L’esperienza ci dimostra che continuare ad allattare al seno lavorando non è un’impresa sovrumana riservata alle super-donne, ma è una scelta fondamentale per la salute e il benessere di entrambi. Basti pensare al bambino che dovrà essere affidato a qualcuno durante l’orario di lavoro della madre (sia al nido sia ad una baby sitter) e che si troverà quindi in contatto con molti germi nuovi, in questo caso gli anticorpi trasmessi dal latte materno possono davvero fare la differenza. L’allattamento poi è un valido alleato perché rende meno difficile il distacco e le poppate acquistano una rassicurante certezza in un momento di forte cambiamento. Prima regola dunque, procurarsi tutto l’occorrente per il tiraggio e la raccolta, rilassarsi e iniziare a impratichirsi con il tiralatte già qualche settimana prima del rientro a lavoro preparando contemporaneamente delle scorte di latte senza però mai interrompere le poppate giornaliere.

L’obiettivo è lasciare a disposizione di chi si prenderà cura del bambino una scorta necessaria a soddisfare i bisogni del lattante in assenza della mamma. Una volta tirato, il latte potrà poi essere conservato in frigorifero fino a 72 ore oppure congelato fino ad un periodo di tre mesi. Sul posto di lavoro invece, informate il datore sulla vostra esigenza di continuare ad allattare e chiedetegli di poter sfruttare una stanza pulita in cui poter tirare il latte serenamente rispettando gli orari delle poppate; occorrono all’incirca 10-15 minuti per completare il tiraggio da entrambi i seni, processo necessario ad assicurare una normale produzione di latte e una minore tensione mammaria. Come offrire il latte raccolto? Uno dei metodi più comunemente utilizzato è il biberon ma, non sempre questo dispositivo viene accettato dal bambino; allora niente panico perché il latte può essere offerto anche mediante l’utilizzo di un cucchiaino o di un bicchiere di dimensioni più piccole rispetto a quelle per l’adulto.

In caso di dubbi rivolgetevi al pediatra o all’ostetrica, che professionalmente potranno supportarvi nella scelta. Un altro consiglio che la madre può mettere in pratica, prima del rientro, è organizzarsi in modo che il bimbo prenda confidenza, insieme a lei dei luoghi in cui verrà portato e della persona che si occuperà di lui. Conoscendoli e percependo la serenità della madre nei confronti di tutto ciò egli si affiderà a queste novità e accetterà più facilmente il cambiamento. Informazione, sostegno, fiducia in se stesse, ottimismo e organizzazione sono quindi le parole chiave per il buon proseguimento dell’allattamento che in questa nuova fase sarà, per madre e bambino, un momento unico in cui ritrovarsi e coccolarsi.


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n. 10 / Dicembre 2017

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