La gotta, il nemico N°1

La gotta, il nemico N°1

Non sottovalutare il rapporto peso/iperuricemia
L’obesità e consumo di alcol tra i fattori di rischio
di Silvia Mauriello - nutrizionista

La gotta è una patologia caratterizzata dal deposito di cristalli di urato di sodio nelle articolazioni e nei tessuti circostanti ed è possibile diagnosticarla valutando i livelli ematici di acido urico che, in questo caso, risultano notevolmente aumentati (iperuricemia). La gotta rappresenta oggi una problematica crescente nella popolazione. L’aumentata prevalenza può essere la risultante dell’aumentata longevità.

Fattori di rischio per la comparsa dell’iperuricemia sono: l’obesità, la sindrome metabolica (circa il 76% dei pazienti con gotta ne sono affetti), il diabete, l’ipertensione arteriosa, un maggior uso di diuretici e di aspirina a basso dosaggio, l’insufficienza renale e le abitudini alimentari (aumentato introito calorico, una dieta troppo ricca di purine, una maggiore assunzione di carne ed alcolici). Esiste una stretta correlazione positiva tra l’indice di massa corporea, sovrappeso/obesità e iperuricemia. Maggiore adiposità e aumento del peso corporeo sono, infatti, forti fattori di rischio per la gotta. Al contrario, invece, una riduzione del peso corporeo ha un effetto protettivo.

I maggiori fattori che, nell’obeso, determinano iperuricemia sono l’aumentata produzione di acido urico e la sua ridotta eliminazione a livello renale, dovuti sia all’aumentato apporto calorico totale e in carboidrati, sia all’insulino-resistenza. La ridotta eliminazione di acido urico può essere causata da un possibile ridotto flusso urinario, come spesso accade nei soggetti ipertesi.Il primo sintomo di un attacco acuto di gotta è il dolore, che compare in modo insidioso in genere nelle ore notturne e aumenta rapidamente fino a costringere all’immobilità. L’articolazione colpita appare gonfia e calda e la cute si presenta rossa e tesa.  Potrebbe esserci anche febbre e malessere generale.

Le articolazioni più frequentemente colpite sono quelle del piede, l’alluce, la caviglia, ma anche il polso e il gomito. La crisi si risolve di solito in pochi giorni. Gli attacchi acuti successivi sono sempre più brevi. Man mano che gli attacchi aumentano vengono coinvolte un maggior numero di articolazioni, fino a giungere alla gotta cronica. La cura della gotta è basata sia sull’assunzione di farmaci che sul controllo del peso corporeo mediante un’alimentazione adeguata.

Infatti si è riscontrato che la riduzione del peso corporeo di circa 5 Kg riduce del 30% il rischio di gotta, pertanto questo è, sicuramente, il primo obiettivo da raggiungere in questi pazienti.  La perdita di peso deve avvenire in modo molto graduale, tramite diete moderatamente ipocaloriche; infatti le diete fortemente ipocaloriche o addirittura il digiuno, aumentano di molto l’uricemia.  Chi soffre di gotta deve evitare alimenti ricchi di purine come i molluschi, le acciughe, le sardine, il brodo di carne, la carne rossa e il pollame, la selvaggina, hamburger, wurstel e insaccati, formaggi stagionati, strutto e lardo, cavolfiore, spinaci, asparagi e funghi, ma anche piselli, fagioli e lenticchie. L’alcol aumenta la produzione di urati e interferisce con la loro eliminazione, quindi va assolutamente bandito. Per favorire l’eliminazione di acido urico è utile, invece, bere molta acqua e consumare agrumi, frutti di bosco, ciliegie e verdura fresca.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf