Sostegni alla famiglia,  cosa cambia dopo la Legge Cirinnà

Sostegni alla famiglia, cosa cambia dopo la Legge Cirinnà

L’Inps sugli assegni al nucleo familiare e prestazioni erogate dall’Istituto
Gli effetti di unioni civili e convivenze di fatto sulla legislazione sociale
di Floredana Arnò

Con la circolare n. 84 del 5 maggio 2017, l’Inps fornisce importanti informazioni sugli effetti delle nuove norme introdotte dalla legge Cirinnà riguardo le prestazioni a sostegno delle famiglie erogate dall’Istituto.
Di particolare rilievo sono le novità riferite alla pensione di reversibilità, l’assegno per congedo matrimoniale, gli assegni per il nucleo familiare e gli assegni familiari per convivenze di fatto e unioni civili, i congedi per assistenza a disabili.
La regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze di fatto ai sensi della cosiddetta Legge Cirinnà ha in un primo tempo avuto effetto su tutta la legislazione sociale vigente, soprattutto per le unioni civili fra persone dello stesso sesso.
Questo perché è la legge stessa che ha di fatto modificato tutta la normativa vigente disponendo che, al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole ‘coniuge’, ‘coniugi’ o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.
L’Inps si è adeguato alla nuova normativa: a decorrere dal 5 giugno 2016, ai fini del riconoscimento del diritto alle prestazioni pensionistiche e previdenziali come pensione ai superstiti, integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale, successione iure proprio, successione legittima e dell’applicazione delle disposizioni che le disciplinano, il componente dell’unione civile è equiparato al coniuge.
Con una successiva circolare, che recepisce la legge sulle unioni civili e una recente sentenza della Corte costituzionale, dà indicazioni su permessi e congedi che potranno quindi essere richiesti anche all’interno di convivenze di fatto e unioni civili, per assistere però soltanto ‘l’unito’ e non i suoi parenti. D’ora in poi, anche le parti di unione civile e i conviventi di fatto potranno fruire dei permessi e dei congedi previsti per l’assistenza del proprio compagno o della propria compagna con disabilità.
Il 5 maggio infine, con la circolare n. 84, l’Inps illustra gli effetti su congedo matrimoniale, assegno nucleo familiare (ANF) e assegni familiari per convivenze di fatto e unioni civili.
La circolare affronta quindi le seguenti tematiche: individuazione del nucleo di riferimento per le unioni civili; determinazione del reddito complessivo per i nuclei familiari composti da genitori conviventi; reddito di riferimento in caso di convivenza; diritto all’assegno per congedo matrimoniale.
Per quanto riguarda gli ANF o assegni familiari per convivenze di fatto, l’Inps precisa che ai fini della determinazione del reddito complessivo, necessario al calcolo degli assegni familiari spettanti, può essere assimilato ai nuclei familiari coniugali la sola situazione dei ‘conviventi di fatto’ che abbiano stipulato il ‘contratto di convivenza’ e solo se nello stesso contratto è definita con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.
La convivenza di fatto quindi deve essere stabile e regolata da un ‘contratto di convivenza’ che dovrà contenere: l’indicazione della residenza; le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune; il regime patrimoniale della comunione dei beni.
Solo in questo caso la ‘convivenza di fatto’ è equiparata al classico nucleo familiare con tutte le conseguenze del caso sulla normativa degli assegni per il nucleo familiare, riguardo ad esempio al reddito per il calcolo, i figli dell’uno o dell’altro convivente ecc.
Nel caso di ANF e altre prestazioni a pagamento diretto dall’Inps, oppure per tutte le autorizzazioni previste dalla normativa sugli assegni familiari, il richiedente è tenuto a dichiarare sotto la propria responsabilità, ai sensi dell’art.46 del DPR 445/2000, lo stato di “coniuge”, “unito civilmente”, “convivente di fatto”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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