Punture di zecche: che fare?

Punture di zecche: che fare?

Non solo animali: può attaccare anche l’uomo
Il rischio è di contrarre infezioni a seguito del “morso”: la corretta procedura per la rimozione del parassita

A cura di Anna Lepore - Medico Cav

Sicuramente è tutto da accertare e confermare, ma sicuramente da non sottovalutare. Purtroppo, i primi a trascurare le conseguenze di una puntura di zecca sono proprio le persone colpite che pensano: “Tanto è un insetto, cosa mai potrà farmi”. Chi dovrebbe prestare soccorso, a volte ascolta poco ciò che gli viene riferito e vede superficialmente. Soprattutto durante la bella stagione, quando si passeggia in campagna o in altri luoghi aperti, ci si può imbattere in questi animaletti e ad essere attaccati non sono solo gli uomini, ma anche gli animali, in particolar modo i cani e spesso non è facile accorgersi della presenza del nuovo ospite.

Spesso veniamo contattati da utenti punti o che hanno paura di essere stati punti da una zecca, e le domande sono molteplici. La più comune è: come posso rimuoverla? La uccido, la tiro, uso il cloroformio o la benzina? Queste procedure di eliminazione devono essere assolutamente evitate. Le zecche non sono molto selettive nella scelta dell’organismo da parassitare, ma possono scegliere diverse specie animali dai cani ai cervi, dagli scoiattoli all’uomo. In Italia sono presenti due famiglie di zecche: quella delle Ixodidae (zecche dure) e quella delle Argasidae (zecche molli).

Le zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e ciclo riproduttivo. La loro attività è massima, nei paesi a clima temperato, nel periodo Maggio-Ottobre. Gli Ixodidi sono in grado di trasmettere all’uomo numerose e differenti patologie: la borelliosi di Lyme, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q e l’encefalite virale. L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, con microclima preferibilmente fresco e umido, ma le zecche possono trovarsi anche in zone a clima caldo e asciutto o dove la vegetazione è più rada.

Con l’inizio della bella stagione le zecche abbandonano lo stato di letargo invernale e si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare. Nei mesi primaverili ed estivi è quindi più frequente cadere vittima del cosiddetto “morso da zecca”. Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori. La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico. Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro (apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore.

Il nostro consiglio in caso di esposizioni in aree a rischio è quello di ispezionare subito il corpo al rientro, per rilevare l’eventuale presenza di zecche che vanno immediatamente rimosse seguendo regole ben precise. La zecca infatti, se non rimossa dovutamente, potrebbe continuare ad inoculare il virus. Non rimuovere la zecca con alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio e grassi né oggetti arroventati. Niente fiammiferi o sigarette, per evitare che la sofferenza indotta possa provocare un rigurgito di materiale infetto da parte della zecca. Procuratevi invece una pinzetta a punte sottili e afferrate il corpo estraneo il più possibile vicino alla superficie della pelle.

Rimuovete tirando dolcemente, cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione. Non schiacciate il corpo della zecca, per evitare il già citato rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Disinfettate la cute prima e dopo la rimozione della zecca. Evitate di toccarla a mani nude, occorre sempre indossare un paio di guanti. Spesso il rostro rimane all’interno della cute, in questo caso deve essere estratto con un ago sterile. Distruggete la zecca, possibilmente bruciandola.

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n. 10 / Dicembre 2017

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