Disturbo di attenzione e iperattività

Disturbo di attenzione e iperattività

E’ un disordine dello sviluppo neuropsichico
Non è un legato alla “cattiveria” del bambino: necessario il sostegno di genitori e insegnanti
di ilenia Palmieri - Logopedista

Il DDAI, il Disturbo di Attenzione e Iperattività, o ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da inattenzione e concentrazione, difficoltà di controllo degli impulsi e del livello di attività, generati dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente, rendendo difficoltosi, e talvolta impedendo, il normale sviluppo e l’integrazione.

Il bambino utilizza il proprio corpo come mezzo per esprimere se stesso e sperimentare il mondo utilizzando i sensi e il movimento: tocca e mette in bocca tutto, si arrampica, corre, salta. In alcuni bambini, però, il proprio corpo ha come un motore interno difficile da controllare, un’irrequietezza che spesso prende il sopravvento in qualsiasi momento o attività, piacevole e ludica come il gioco o l’interazione con i coetanei, o più impegnativa come il rispetto delle regole sportive o lo studio.  E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla “cattiveria” del bambino, sono bambini intelligenti, che hanno tuttavia difficoltà nel controllare il proprio movimento e la propria irruenza (iperattività e/o impulsività), o anche che hanno difficoltà nel porre in maniera prolungata l’attenzione e a mantenere la concentrazione nelle varie attività, per lo più scolastiche, soprattutto quando queste siano ripetitive, noiose o particolarmente faticose.

Le maggiori difficoltà di apprendimento sono nelle aree verbali, specialmente nella lettura; mentre nelle materie come matematica, educazione fisica, arte e disegno si hanno i risultati migliori. Difficilmente riescono a portare a termine compiti, incarichi o giochi, dimenticando lo scopo di ciò che avevano iniziato a fare. Questi bambini si troveranno ad affrontare tutta una serie di frustrazioni e rimproveri, posti dagli adulti con l’obiettivo di stimolarli a calmarsi, controllarsi, concentrarsi, ma anche dai coetanei, che li richiameranno quando non rispettano le regole dei giochi o disturbano in classe. Non è da sottovalutare lo stress, le frustrazioni e il senso di impotenza sperimentati con dolore e a volte rabbia anche dai genitori e dagli educatori che con questi bambini devono rapportarsi, per aiutarli a ritrovare un contatto più nutriente ed equilibrato con il loro mondo interno e relazionale.

Insegnanti e genitori possono mettere in atto dei comportamenti che possono aiutare il bambino a contenere l’iperattività e l’impulsività: permettendogli di stare in piedi vicino al posto, incoraggiandolo a prendere appunti, a terminare un compito e premiarlo, insegnargli ad organizzare il lavoro, a rispettare i turni nelle attività e nella conversazione, sottolineare i successi minimizzando gli errori e riconoscere i successi raggiunti e i piccoli passi in avanti. Essenziali sono le terapie specifiche, in particolare la terapia logopedia si occupa dei disturbi del linguaggio presenti in bambini con ADHD, spesso infatti ai sintomi sopracitati si associa il ritardo severo nel linguaggio, nei casi più lievi le dislalie e così via, sino a problemi negli apprendimenti.

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n. 10 / Dicembre 2017

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