Vorrei dire, ma non ci riesco…

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Disprassia verbale infantile. E' un disturbo del linguaggio: i sintomi da riconoscere, e l’iter terapeutico da seguire in accordo col logopedista
di Ilenia Palmieri
Logopedista

La disprassia verbale è un disturbo del linguaggio in cui il bambino sa quello che vuole dire, ma il suo cervello ha difficoltà a dirigere e coordinare i movimenti muscolari necessari per pronunciare suoni e parole precise, con la velocità normale e ritmo.
La caratteristica cardine della patologia è che il bambino riesce a produrre i movimenti fini della zona bucco-fonatoria in maniera automatica, ma non riesce a produrli in maniera spontanea, soprattutto se scollegati da un contesto. È importante che il bambino effettui quanto prima una visita specialistica foniatrica ed una valutazione logopedica funzionale, per escludere altre cause.
I marcatori che aiutano a distinguere i casi di disprassia sono: la produzione di errori incostanti di vocali e consonanti (sia nella produzione spontanea, sia nella ripetizione), errori e difficoltà nel passaggio dai suoni alle sillabe e in ultimo la prosodia (velocità intonazione ritmo) inappropriata.
Formulare una diagnosi precoce di disprassia verbale su un bambino piccolo risulta problematico poiché la valutazione necessita di una cooperazione attiva, ma ci sono delle caratteristiche che possono indirizzare a tale diagnosi come la povertà nei vocalizzi e gorgheggi, la comparsa ritardata delle prime parole, la difficoltà a passare dal suono isolato alla sillaba e dalla sillaba alla parola, il bambino semplifica le parole in misura maggiore rispetto ai bambini normali, uso limitato di sillabe, difficoltà a combinare i suoni posseduti in sillabe e parole, la difficoltà ad usare le parole con modalità volontarie.
Nel bambino più grande i segni della disprassia verbale sono: commettere errori variabili nel linguaggio, avere una comprensione del linguaggio migliore dell’espressione, cercare le posizioni corrette della lingua e delle labbra, avere maggiore difficoltà con gli enunciati più lunghi, avere difficoltà con la ripetizione di parole, sillabe e frasi, il linguaggio è poco comprensibile. I bambini disprassici presentano sistematicamente un importante deficit nell’acquisizione del codice linguistico che può interessare o il versante recettivo-espressivo o quello prevalentemente espressivo. Al momento della scolarizzazione se il disturbo persiste si associa ad una compromissione della memoria di lavoro fonologica e possono presentarsi difficoltà di letto-scrittura. Il trattamento della disprassia verbale si compone di tecniche di riabilitazione condotte dai logopedisti, che attraverso esercizi mirati, miglioreranno l’espressione delle parole, dei concetti e dei suoni. In particolare la riabilitazione verbale prevede un’accurata osservazione e valutazione delle competenze del distretto bucco-fonatorio del paziente; verrà valutata la capacità di compiere determinati movimenti spontaneamente, su imitazione e veicolati da oggetti che inducono il movimento (ad esempio la candela per soffiare); poi si attuano due differenti strategie.
La prima strategia si suddivide in diversi momenti: rieducazione al suono, aumentando il numero e la qualità delle articolazione dei suoni prodotti per poter formare frasi di senso compiuto, e stimolare il bambino a compiere vocalizzazioni spontanee. In un secondo momento alle vocalizzazioni spontanee di affiancano le sillabe e l’aumento dell’inventario dei suoni. In un terzo momento alla fonetica si associano le immagini, utilizzate come rinforzo alla memorizzazione e a favorire la corretta articolazione degli schemi fonetici. Una seconda strategia prevede l’allenamento dei muscoli facciali attraverso la mimica, prima di movimenti semplici associati ad un oggetto, poi gli stessi movimenti verranno decontestualizzati; infine il bambino dovrà imitare delle sequenze di 2-3 movimenti. Gli esercizi e le attività proposte sono inserite in un contesto ludico e piacevole per il bambino, in modo da motivarlo ad una partecipazione attiva ed efficace per cercare di risolvere quanto prima il disturbo.

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n. 10 / Dicembre 2017

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