“Per tutte le lingue del mondo”

“Per tutte le lingue del mondo”

Il leitmotiv di quest’anno è il bilinguismo
Il 6 marzo si è celebrata la Giornata europea della logopedia
di Maria Francesca Di Michele

Come ogni anno, i logopedisti di tutta Europa celebrano il 6 marzo la giornata che unisce i professionisti di tutti i Paesi. Ogni volta viene presentato un tema diverso, quello di quest’anno è il bilinguismo. Argomento molto interessante dato che l’Italia sta diventando sempre più un paese dove il fenomeno dell’immigrazione sta portando a cifre significative gli interventi in ambito sanitario e riabilitativo. In alcuni casi il bilinguismo può essere responsabile di difficoltà e ritardi nello sviluppo del linguaggio.
La Federazione Logopedisti Italiani offre nel proprio sito (www.fili.it), materiale utile in tutte le lingue più parlate del nostro paese, affinché tutti abbiano una risposta ai problemi che insorgono in contesti multilinguistici. In questo articolo riporto alcuni punti fondamentali citati nelle linee guida presenti nel sito della FLI. Partendo dal presupposto che ogni bilinguismo è diverso dall’altro, a seconda delle lingue coinvolte e delle modalità di acquisizione delle lingue, il logopedista dopo aver tracciato la storia clinica del bambino e dopo averlo valutato, a meno che non lo ritenga assolutamente necessario (ad esempio, un grave deficit di comprensione del bambino o una grave compromissione cognitiva) non chiede ai genitori di smettere di parlare la loro lingua madre, in alcuni casi però può ritenere opportuno ridurre “momentaneamente” l’ambiente del bambino ad un ambiente monolingue.
Il terapista stabilisce una relazione di cooperazione con i genitori, aiutando loro a disporre di tutte le risorse disponibili (babysitter straniere, asili internazionali, centri ricreativi bilingui, aiuta i genitori a riorganizzare l’ambiente linguistico del bambino, attraverso consigli di “igiene linguistica” e un bilanciamento dell’input nelle varie lingue).
La terapia può essere “diretta”, basata cioè sull’interazione terapista-bambino, o “indiretta”, effettuata attraverso i parenti, gli insegnanti o i caregiver. Solitamente, fatta eccezione per i casi meno gravi, si consiglia una combinazione di entrambe le modalità. La ricerca dice che la situazione ideale sarebbe poter offrire al bambino un trattamento specifico in tutte le lingue da lui conosciute.
Se questo non è possibile si consiglia una terapia nella sua lingua dominante o nella lingua della scolarizzazione. Tuttavia, dato che non si tratta di una difficoltà linguistica specifica ma di un deficit della più generale facoltà di linguaggio, l’intervento anche in una sola lingua, se ben strutturato e organizzato, porterà a miglioramenti che verranno generalizzati, poi, a entrambi i sistemi linguistici (Restrepo, 2005). L’importante è ricordarsi che essere bilingue non è esclusivamente un rischio ma più che altro un’opportunità, e il successo dell’apprendimento della seconda lingua dipende dalla qualità della prima lingua. Per avere maggiori informazioni puoi rivolgerti allo specialista o al logopedista.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf