I “disturbi” della parola

I “disturbi” della parola

Quando e come bisogna intervenire
Impedimenti fonetici-fonologici: i segnali da cogliere
della dott.ssa Ilenia Palmieri

Il disturbo fonetico-fonologico è un’alterazione nella capacità di programmare la sequenza dei suoni (foni) che costituiscono la parola o di categorizzarli secondo dei parametri significativi, ovvero. Questo disturbo si struttura quando, nel bambino, è assente o è carente la competenza fonologica, costituita da regole relative alle immagini mentali che si hanno delle parole e quindi delle sequenze dei suoni che le costituiscono.
Lo sviluppo della competenza fonologica è determinata da una predisposizione innata del bambino a percepire le caratteristiche distintive dei suoni della lingua parlata.
I disturbi di linguaggio possono presentarsi (cioè si accompagnano o sono presenti in quadri sindromici specifici) con ritardo cognitivo, disprassia, ipoacusia di vario grado ma alcuni bambini, pur non avendo disturbi associati né di tipo funzionale, né nell’area cognitiva o emotiva – relazionale , si può sviluppare questo tipo di disturbo.
Quindi il bambino con disturbo fonetico-fonologico spesso è intelligente, è in grado di giocare con i suoi coetanei ed è comunicativo; ma parla in modo poco o per nulla decifrabile, pronuncia male alcuni suoni del linguaggio (dislalie come r moscia, zeppola, dice dossa invece di doccia), sostituisce un suono con un altro, cancella sillabe o singoli fonemi (caramella diventa amella), ha difficoltà a formare frasi grammaticalmente corrette con soggetto, verbo e complemento (ad esempio: omettendo spesso il verbo o usandolo all’infinito), ha difficoltà nell’organizzare e riferire un evento o un racconto, ad utilizzare un linguaggio adeguato al contesto in cui si trova.
Le cause che determinano questo disturbo sono ancora poco chiare, molte sono le teorie sulla familiarità (uno o più componenti della famiglia presentano lo stesso disturbo) e sulle otiti ricorrenti o fluttuanti nei primi anni di vita, che possono provocare un abbassamento della soglia uditiva di 20/30 decibel, determinando il disturbo di decodifica e percezione dei suoni della lingua e quindi un disturbo fonetico-fonologico.
Quello che è importante sapere è che non curare questo disturbo può avere conseguenze sugli apprendimenti curriculari. Il rischio, infatti, è che il bambino presenti grosse difficoltà all’accesso della lettura e della scrittura e spesso va incontro a situazioni che sfociano in disturbi generalizzati dell’apprendimento. Per questo è necessario intervenire tempestivamente con la terapia logopedica.
Questa prevede diversi momenti in cui il bambino si allenerà a percepire, conoscere e riconoscere i suoni come entità singole, precise e non confondibili o sovrapponibili, successivamente le tradurrà in atti motori sperimentandone la produzione in parole diverse.
Identificare tale disturbo è possibile per un operatore anche prima dei tre anni di età valutando alcuni segnali di rischio che emergono molto precocemente pur considerando l’enorme variabilità nello sviluppo adeguato del linguaggio, come ad esempio l’assenza della lallazione (vocalizzazioni di tipo consonante + vocale: pa, da, ba) dai 5-7 mesi ai 9-10 mesi; l’ assenza di utilizzo dei gesti per comunicare alla fine del 1° anno di vita (tendere l’oggetto verso l’adulto, del quale vuole attirare l’attenzione, lasciar andare un oggetto nelle mani di un adulto, indicare con il braccio teso e/o con l’indice puntato in una certa direzione guardando alternativamente l’oggetto e l’adulto, dimostrare con alcuni gesti situazioni reali, usare la gestualità per comunicare “ciao, non c’è più, ecc.”); assente o ridotta presenza del “gioco simbolico” tra i 24-30 mesi (giocare a far finta di...); vocabolario ridotto (minore di 20 parole a 18 mesi, minore di 50 parole a 24 mesi); ritardo della combinazione gesto-parola dopo i 12 mesi (il bambino dice “da” mentre indica la palla); persistere di espressioni verbali incomprensibili dopo i 2-3 anni.
Questi segnali sono da valutare attentamente se sono presenti duo o più fattori di rischio e nel caso iniziare un percorso di riabilitazione logopedica più precocemente possibile e soprattutto prima della scolarizzazione.

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n. 10 / Dicembre 2017

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