Cartoline dalla Città

Cartoline dalla Città

Influencers, intellettuali, attivisti e sognatori a confronto: quattro diversi punti di vista

Mangia, Prega, Ama. E soprattutto sogna

Ripartire dallo stupore

i Ragazzi di MPA
Quello che vediamo è una città che tende la mano, stanca a volte depressa, ma che non ha mai perso la speranza e la voglia di futuro. Di passato ce n’è tanto, ma è arrivato il momento di guardare avanti con occhi nuovi. C’è bisogno di un po’ di stupore! Chi ha avuto la possibilità di vivere una serata di Mangia Prega Ama sa di quello di cui parliamo, basta poco per immergersi in sguardi pieni di speranza di giovani che non vogliono pensare la loro vita lontana da qui, di talenti che vorrebbero esprimere il loro valore su una terra ricca di potenzialità inespresse. La vita non chiede amici su Facebook che non incontriamo mai o selfie che mascherano i nostri stati interiori, ma verità. Quella verità che genera la vera bellezza di noi stessi, non costruita; siamo così come siamo e non siamo per niente sbagliati, anzi siamo il meglio, siamo noi. E con la verità il lamento muore, perché non trova alimento, e allora sì che si può far festa. Coltiviamo nei nostri cuori sogni di bellezza per la Capitanata, e ci stiamo impegnando lasciando cadere nei solchi delle nostre vite semi come “Va Zapp” per coltivare sogni. Perché, in fondo, il futuro è di chi ha il coraggio di sognarlo con un pizzico di pazzia.

Il cantautore (emigrato): Foggia “somiglia ad un amore che non scatta”

“Una tragica incoscienza”

di Gianni Pellegrini
Da pochi mesi io e la mia famiglia abbiamo lasciato Foggia, per motivi di lavoro e personali. Credo che Foggia abbia un unico grande problema: la non-consapevolezza di moltissimi foggiani delle condizioni disperate in cui versa la città. E non mi riferisco all’aspetto esteriore, che pure sarebbe sintomatico. Un giorno di circa un annetto fa ero in macchina, in fila, semaforo rosso, e con me c’era mio figlio primogenito, 8 anni. Davanti a noi, ferma, altra auto, altro papà, altro bambino. Ad un tratto si apre il finestrino di quest’altra auto, il papà sporge un braccio fuori dall’auto, svuota il posacenere stracolmo, rimette tutto in macchina e, scattato il verde, riparte. Sono rimasto allibito, non sapevo cosa dire a mio figlio. Foggia è una tragica incoscienza. Il non voler percepire marciapiede, strada, aiuole, e tutto il resto come “mio perché di tutti”, “di tutti perché mio”. È per questo che la delinquenza, vero cancro della città, è ormai strutturata e potentissima: “il problema non è mio” stop. Ecco perché nella canzone “Luatamille”, canzone di protesta e amore per Foggia, ho scritto, tra l’altro: “vita di stenti / guglie di latta / Foggia somiglia ad un amore che non scatta”.


Attore e regista teatrale, ha fondato la Piccola compagnia impertinente

Nella bellezza c’è il futuro

di Pierluigi Bevilacqua
Una sera, mentre mi incamminavo verso l’isola pedonale per assistere ad una rappresentazione di teatro danza, frutto di un laboratorio di qualche giorno, sono passato dinanzi al Teatro Giordano. Sulla facciata, bianca e maestosa, veniva proiettato un video mapping: una serie di immagini del maestro Umberto Giordano, alcune delle sue partiture e, contemporaneamente, veniva trasmesso un passaggio dell’opera “Fedora”.
Il mio selfie 2014 parte dall’immagine della gente che si raduna lì davanti, probabilmente senza sapere bene di cosa si trattasse, ma attratta da qualcosa. Per quanto la riapertura del Teatro Giordano abbia fatto dimenticare a molti dei politici locali che oggi si affannano a fregiarsi dei meriti per quel teatro simbolo della città, il grande lavoro svolto dalle piccole e validissime compagnie del territorio durante i sette anni di buio (durante i quali hanno garantito spettacoli, cultura e ottimo teatro), vedere la gente attratta dalla bellezza ha significato molto, simbolicamente.
Senza bellezza, senza rinascita culturale, non c’è progresso né idea di futuro.

E’ la referente provinciale di Libera

Accendete la speranza

di Daniela Marcone
Io amo la mia città, questo è un fatto noto, e per questo sono rimasta pur potendo andare via. Negli ultimi anni ho imparato ad essere impietosa, a guardare Foggia con occhi ben aperti, senza velature sentimentali, questo non per cinismo ma per capire cosa proporre per migliorare la vivibilità in essa.
Oggi vedo una città che ascolta, molto più rispetto al passato. Una città che vuole alzare la testa. Durante le festività natalizie molti di noi hanno scattato fotografie della città addobbata a festa, con la magia delle luci natalizie che la avvolgevano dolcemente. Quelle fotografie, a mio parere, esprimono un bisogno profondo di tornare a credere di poter vivere bene a Foggia. Non dimentichiamo che nei mesi precedenti avevamo vissuto paura e sconforto causati dalle deflagrazioni delle bombe. La città ci era parsa buia, pericolosa, quasi nemica. Tanti di noi si sono detti che forse sarebbe stato meglio andare via. Poi le luci del Natale hanno modificato la visuale. Ora le luci sono spente ma non la speranza del cambiamento. La speranza che dobbiamo avere non è quella forma passiva di attesa che accada l’impossibile, bensì un modo di essere cittadini vigili e partecipi.  Se fotografassimo Foggia oggi, vedremmo anche che la giunta comunale ha adottato la delibera “trasparenza a costo zero” proposta da Libera, un insieme di misure per garantire un’amministrazione libera dalla corruzione. Essere cittadini partecipi vuol dire prendersi il tempo di leggere l’attività dell’amministrazione, per garantire l’intera comunità. Il nostro sguardo deve essere uno sguardo d’amore, che non perda però la consapevolezza delle bombe. Questo sguardo ci accompagnerà nel cambiamento e tra qualche tempo, fotografando di nuovo Foggia, sono convinta che vedremo una città più luminosa nonostante non sia più Natale.

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n. 10 / Dicembre 2017

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