Nella guerra fredda del ‘digitale’: le mamme divise al fronte

Nella guerra fredda del ‘digitale’: le mamme divise al fronte

Una vera e propria guerra fredda, che si combatte a colpi di ‘no’ sofferti e ‘sì’ carichi di dubbi, di sensi di colpa e atteggiamenti permissivi. Tanti i punti di vista sull’argomento, quante sono le letture del fenomeno, che moltiplicano - in modo esponenziale - timori e batticuori dei genitori alle prese con l’infanzia smart. Perché, al di là di quanto viene reclamizzato in tv e sulle riviste patinate, quando si tratta dell’educazione e della formazione dei propri figli, la responsabilità delle scelte (qualunque scelta) ricade sempre e solo sui genitori. Un macigno che grava sulle spalle di madri e padri, molto spesso schiacciati tra l’incudine dei propri doveri educativi ed il martello di una società sempre più digitale, delle agenzie formative, nonni e amici di amici. Ne abbiamo parlato con due giovani mamme, alle prese con i rispettivi figli ‘nativi digitali’. Marilena, 33anni, mamma-pro non limita, e al contrario favorisce, l’uso di dispositivi tecnologici da parte del suo primogenito Niccolò (9 anni). “Altrimenti, contribuiremmo a creare una nuova forma di analfabetizzazione”, spiega. Dall’altra parte della barricata c’è Marika, 39 anni. Non può vietare l’uso di tablet e smartphone da parte di Pasquale, 12 anni, ma di certo fissa limiti e confini decisi per favorire spazi di condivisione di emozioni ed esperienze reali. “Mi fa paura l’isolamento, l’idea di adolescenti-monadi”. I loro punti di vista, due posizioni-tipo.

Marilena, perché sei favorevole all’uso di dispositivi interattivi da parte dei tuoi figli?
Sono favorevole all’uso di dispositivi interattivi perché in una società 2.0 se si vivesse lontano dalla tecnologia si rischierebbe di creare una nuova tipologia di analfabetizzazione. I nostri figli, a differenza del passato, sono “nativi digitali” e questa è una situazione con la quale è necessario fare i conti. Personalmente credo che tutto ciò che riguardi un figlio, soprattutto se piccolo, debba passare attraverso la famiglia che ha il compito di mediare i contenuti e non di censurarli.

La tua posizione è netta o mantieni un margine di riserva?
La mia posizione è netta, soprattutto perché cerco di far utilizzare in maniera consapevole e controllata tali strumenti ai miei figli.

Si tratta di un indirizzo condiviso in famiglia?
Certamente. Io e mio marito utilizziamo quotidianamente strumenti digitali

Quanto la società in generale e le agenzie formative in particolare spingono (ed in un certo senso obbligano) le famiglie ad una ‘infanzia smart’? Ormai la nostra realtà è sempre più in digitale, anche se, al riguardo, la nostra società ed il nostro sistema scolastico sono ancora in ritardo. Tuttavia le scuole si stanno dotando di nuove strumentazioni oltre alle LIM (Lavagna interattiva multimediale, ndr), che porteranno a breve ogni studente ad avere il proprio tablet. Sarà fondamentale non far essere i nostri figli impreparati a tale incontro.

Quando e in che modo i tuoi figli sono entrati in contatto con questi dispositivi?
I miei figli vivono quotidianamente un rapporto sereno ed equilibrato con gli strumenti digitali, utilizzando applicazioni e programmi adatti alla loro età  In tutta onestà, si tratta di ‘attrazioni/distrazioni’ utili più ai bambini o ai genitori?
Se utilizzate in maniera accorta ed oculata, non rientrano affatto in tale tipologia. Diversamente meglio cercarsi una baby sitter o una tata…

In che modo credi o temi che pc, tablet e smartphone possano influire/influenzare (nel bene o nel male) lo sviluppo delle abilità cognitive o le capacità di socializzazione?

Al riguardo si potrebbe parlare per ore. Per sintetizzare il discorso è necessario dire che l’uso ponderato di tali strumenti potrà di certo arricchire il bagaglio di competenze e conoscenze del bambino, senza confonderlo o limitarlo in alcun modo. Per le abilità specifiche legate a strumenti più tradizionali, quali la motricità fine, potranno essere sempre e comunque coltivate con attività alternative come il disegno, la lavorazione della creta o la musica. I genitori, quindi, e le agenzie formative in generale, dovranno essere pronti e disposti a proporre esperienze legate alla natura e all’arte per comprendere appieno la vita.

Cerchi di “regolare” questo utilizzo? In che modo e con quali risultati?
Ho molto a cuore la questione, quindi cerco sempre di essere attenta alla quantità di tempo trascorso con tali strumenti e alla qualità dei contenuti. Mio figlio di soli nove anni utilizza programmi di grafica e fa ricerche in rete con molta tranquillità e, nello stesso tempo, è un bambino creativo che ama fare lavoretti manuali con la mamma.

Non hai paura di perdere il “controllo” della situazione? C’è un’età critica che ti angoscia in particolare?
Punto molto sul responsabilizzare i miei figli su tale argomento. Attualmente tali strumenti vengono utilizzati sotto la supervisione dei genitori cercando di impartire anche insegnamenti di vita. E dal momento che durante l’adolescenza non potrò più controllarli con tale frequenza, preferisco agire oggi cercando di seminare per il futuro.

Quanto temi le insidie che possono celarsi dietro un uso prematuro della tecnologia?
Al riguardo temo maggiormente i danni che possono derivare dal maggior utilizzo del campo visivo retro-illuminato e dalle radiazioni wireless.

Cosa chiederanno i tuoi figli per Natale? Saranno accontentati?
Facendo un uso quotidiano e consapevole di tali strumenti digitali, i miei figli chiedono per Natale costruzioni Lego. Saranno di sicuro accontentati!

Marika, perché sei contraria all’uso di dispositivi interattivi da parte dei tuoi figli?
Per diversi motivi: innanzitutto perché ritengo che ogni cosa vada inquadrata secondo effettive necessità, momenti e tempi giusti. Poi perché credo che l’uso/abuso di questi strumenti fa sì che i bambini si isolino dalla realtà e dagli altri coetanei.

La tua posizione è netta o mantieni un margine di riserva?
Un margine di riserva c’è. Anche i miei figli hanno il pc e lo utilizzano secondo regole precise, ovvero non per gioco o diletto, ma per necessità (ricerche o esigenze scolastiche). Qui si contesta l’uso indiscriminato, prossimo all’abuso.

Si tratta di un indirizzo condiviso in famiglia?
Sicuramente. Sia io che mio marito siamo dello stesso avviso: siamo concordi nel favorire esperienze reali di gioco collettivo, che insegnino cosa vuol dire condividere momenti, cose ed emozioni.

Quanto la società in generale e le agenzie formative in particolare spingono (ed in un certo senso obbligano) le famiglie ad una ‘infanzia smart’?
Sicuramente siamo condizionati. Il possesso di certi strumenti sono considerati alla stregua di uno status symbol. I compagni di mio figlio lamentano la sua non-partecipazione a certi giochi online o la sua assenza da piattaforme di messaggistica istantanea.

Quando e in che modo i tuoi figli sono entrati in contatto con questi dispositivi?
Nel momento in cui è sorta un’esigenza, reale e concreta. Non per moda o per far parte del gruppo. Deve sempre esserci una utilità di fondo, non voglio che la rete e i dispositivi tecnologici diventino la valvola di sfogo o il principale passatempo dei miei figli.

In tutta onestà, si tratta di ‘attrazioni/distrazioni’ utili più ai bambini o ai genitori?
Credo sia molto comodo per i genitori che lasciano ai propri figli ampia libertà di accesso a questi mezzi. Se i bambini sono immersi nei loro giochi agevolano altre attività degli adulti. E’ molto più difficile, invece, imporre dei limiti: attività che richiede impegno, energie e forza di volontà.

In che modo credi o temi che pc, tablet e smartphone possano influire/influenzare (nel bene o nel male) lo sviluppo delle abilità cognitive o le capacità di socializzazione?
Per quanto riguarda le abilità cognitive credo che i ragazzi - sapendo di poter accedere, in qualunque momento a qualunque tipo di informazione - tendano a non memorizzare le nozioni, prestando il fianco ad una sorta di pigrizia mentale. Per quanto riguarda invece la socializzazione, la mia paura più grande è il loro possibile isolamento: temo i bambini-monadi, che si abituano a stare/giocare da soli, a determinare e gestire il momento-gioco in solitudine e non sanno più condividere.

Cerchi di “regolare” questo utilizzo? In che modo e con quali risultati?
Cerco di stare insieme a loro e commentare tutto quello che vedono o fanno per riportarlo alla realtà. Credo e spero che la presenza di un adulto e la sua funzione di mediatore possa ridimensionare la portata di queste attività e rendere i bambini o adolescenti più equilibrati verso questi strumenti.

Non hai paura di perdere il “controllo” della situazione? C’è un’età critica che ti angoscia in particolare?
Sicuramente quello dell’adolescenza è un periodo critico, che si avvicina sempre più per il mio primo figlio. Sono consapevole che non potrò affiancarlo sempre, ma sto cercando di seminare bene, affinché possa introiettare linee guida sicure e salde, tali da costituire criterio di riferimento per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato...

Quanto temi le insidie che possono celarsi dietro un uso prematuro della tecnologia?
Tanto. La cronaca ci racconta ogni giorno delle innumerevoli insidie del web e delle problematiche connesse all’abuso di questi dispositivi.

Cosa chiederanno i tuoi figli per Natale? Saranno accontentati?
A dimostrazione del fatto che mio figlio utilizza questi dispositivi ma non disdegna altro, mi ha chiesto due libri ed il suo primo smartphone. Cercherò di accontentarlo, ma dovrà meritarlo.


Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf