Paura Ebola, il virus che interroga la scienza

Paura Ebola, il virus che interroga la scienza

La paura fa Novanta. O meglio Ebola. Anche se più che una paura, quella del virus ad alta letalità sembra essere una psicosi. Che corre velocemente tanto sulla banda larga quanto sulla trama e l’ordito della ‘grande rete’. E questo nonostante in Italia non si sia registrato - fortunatamente - alcun caso conclamato. Ma la paura (o meglio la psicosi) ha monopolizzato per settimane e settimane le prime pagine dei quotidiani e le aperture dei principali tg nazionali.

Pur non essendoci un rischio reale e concreto, anche in Italia si parla di Ebola in termini di emergenza: c’è chi chiede la sospensione dell’accordo di Schengen e lo stop coatto all’importazione di merci da paesi ‘potenzialmente’ a rischio. Infine, c’è chi chiede la sospensione dei voli che mettono in collegamento l’Europa e le maggiori città dei paesi colpiti (al momento tre, sul versante occidentale dell’Africa) prospettando una ‘paralisi’ mondiale. Tutte misure allo stato attuale giudicate fuori proporzione e di difficile attuazione rispetto allo stato attuale. Ipotesi, proposte e suggerimenti che finiscono nel calderone dell’informazione generale, facendo passare in secondo piano le rassicurazioni della comunità medica e scientifica.

A fare chiarezza, in materia, è la professoressa Teresa Santantonio, direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia. “Che l’Ebola giunga in Italia, e specificatamente a Foggia, è altamente improbabile. Ad ogni buon conto noi, come reparto e personale medico-sanitario, siamo pronti”. Da quando la ‘bomba’ Ebola è scoppiata le sue nubi si sono spinte fin dentro gli Ospedali Riuniti con due casi sospetti, rivelatisi poi infondati. Non si scompone la professoressa Santantonio. Dopotutto il reparto che dirige ha - per natura e vocazione -dimestichezza con le patologie infettive. “Se dovesse arrivare un caso sospetto di Ebola nel nostro reparto è possibile isolare il paziente e attivare tutte le misure necessarie per la prevenzione della trasmissione del virus”, spiega, “mediante l’impiego di adeguati dispostivi di protezione individuale”. “Inoltre, il personale medico-sanitario sta seguendo corsi specifici per imparare a indossare correttamente i dispositivi di protezione previsti”.

Se l’ebola fa così paura è perché il tasso di mortalità è molto alto ed non esiste una terapia specifica: “purtroppo al momento il paziente può essere assistito soltanto con terapia di supporto - conclude – in quanto farmaci antivirali efficaci contro il virus Ebola sono ancora in fase di sperimentazione”.


Cosa c'è da sapere sull'Ebola
1) Cos’è il virus Ebola? Da dove viene? Il virus Ebola è responsabile di una grave malattia virale dall’esito spesso mortale. Attualmente, è in corso una vasta epidemia di malattia da virus Ebola in tre paesi dell’Africa occidentale che sono Guinea, Sierra Leone e Liberia. In questi paesi il serbatoio naturale dell’infezione è il pipistrello, che con le feci o altri materiali biologici può contaminare le piante o l’acqua e trasmettere il virus ad altri animali selvatici o domestici. L’uomo può a sua volta infettarsi manipolando o consumando carne cruda di animali infetti incluso il pipistrello e trasmettere il virus ad altri individui.

2) Come si trasmette Ebola? Il virus può essere trasmesso da una persona malata dopo la comparsa dei sintomi. La trasmissione avviene da uomo a uomo per contatto diretto della cute lesionata o delle mucose di occhi, naso e bocca con liquidi/materiali biologici di una persona malata come sangue, urine, feci, vomito, espettorato oppure indirettamente attraverso oggetti contaminati con il virus come aghi, attrezzature mediche, arredi. La trasmissione può anche avvenire per “droplets” ovvero attraverso le goccioline di saliva emesse da una persona malata che contengono e trasportano i virus fino alla mucosa di occhi, naso e bocca di un’altra persona situata a breve distanza (meno di un metro). Al contrario, il virus non si trasmette per via aerea ovvero attraverso fini goccioline di saliva che rimangono sospese nell’aria per molto tempo e possono venire inalate anche quando la persona malata non è più nelle vicinanze.

3)Con quali sintomi  si manifesta? I sintomi compaiono da 2 a 21 giorni dopo l’esposizione (periodo di incubazione) e sono caratterizzati inizialmente da sintomi simil-influenzali come: febbre (>38°C), cefalea intensa, faringite, astenia, diarrea, vomito, dolori addominali e muscolari. Nelle fasi più avanzate della malattia compaiono le manifestazioni emorragiche e nei casi con esito infausto i sintomi legati all’insufficienza dei diversi organi interessati come fegato, rene, cervello. Il tasso di letalità è pari al 50-70% dei casi.

4) Quando sospettare del virus Ebola? La malattia di Ebola va sospettata nei soggetti che abbiano soggiornato nelle ultime 3 settimane nei paesi africani a rischio o che abbiano avuto contatti con persone contagiate da virus Ebola e che presentino i sintomi associati alla malattia (criterio epidemiologico + criterio clinico). Per quanto riguarda il nostro paese, il rischio di Ebola è molto basso: i paesi colpiti non sono destinazioni turistiche, non ci sono voli diretti con i paesi interessati dall’epidemia, gli animali che possono trasmettere il virus non sono presenti in Europa. In Italia, il potenziale malato di Ebola è il soggetto che lavora nei paesi a rischio e ritorna a casa in aereo, mentre vanno esclusi i migranti africani che solitamente impiegano più di 21 giorni per arrivare sul nostro suolo. Vorrei infine sottolineare che esiste una rete nazionale di centri di Malattie Infettive capaci di individuare e isolare i casi sospetti, evitando la diffusione del virus, dove il personale è addestrato ad operare in condizioni di alto biocontenimento.

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n. 10 / Dicembre 2017

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