Punti di vista: Favorevoli e Contrari

Punti di vista: Favorevoli e Contrari

Il no all’omogenitorialità: “Non è naturale”
Fumata nera | C’è chi strappa le “etichette” e chi si sente “discriminato”
L’opinione di chi non concepisce una famiglia omosessuale. Ecco i perchè

Fervente cattolica, prossima al matrimonio, generazione ‘80. Annamaria è contraria alle unioni civili e alle adozioni gay. Ci si sposa in Chiesa e amen. Che poi è vero che la stragrande maggioranza di chi non concepisce l’idea di due omosessuali sposati o addirittura genitori premette di avere amici gay, ai quali vuole davvero bene. Intercalare: “per carità”. Come biasimarla. Altrimenti rischi di essere tacciato di omofobia pure quando la libertà di espressione non sconfina nell’avversione.
Eppure Annamaria detesta ogni forma di discriminazione. Ed è disposta a mettersi in discussione, felice che se ne parli, perché i tabù esistono ancora, e vanno infranti. Lei strapperebbe le etichette: non si dovrebbe nemmeno conoscere l’identità sessuale di una persona, se sia eterosessuale oppure omosessuale. Ai sindaci che protestano contro il ministro dell’Interno Alfano per lo stop alle trascrizioni delle nozze celebrate all’estero suggerisce di ribellarsi piuttosto per la disoccupazione, perché omosessuali o no c’è gente che se non ha un lavoro non può farsi una famiglia.
“Per unione io intendo il matrimonio, soprattutto dal punto di vista religioso, non tanto come unione legale in un Comune, presso una pubblica amministrazione. La intendo come unione atta alla creazione di una famiglia. L’unione omosessuale per me non è naturale”. Di conseguenza, non approva nemmeno le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso. “Anche se probabilmente - riflette - sarebbe sempre meglio che un bambino stesse in una casa, circondato da persone che lo amano, piuttosto che in un orfanotrofio. Ma per quello che ne so, tutti i bambini devono affrontare e superare in adolescenza il complesso edipico, le bambine devono superarlo attraverso la conflittualità con la madre in discussioni e liti, e così i figli maschi nei confronti dei padri. Non so se accadrebbe altrettanto con una coppia omosessuale”. Boccia pure le adozioni dei figli biologici di uno dei due partner. In Italia c’è già un precedente: una recente sentenza del Tribunale di Roma ha autorizzato una “stepchild adoption”, ha riconosciuto la genitorialità anche alla partner della mamma biologica che aveva avuto una bambina con la fecondazione eterologa, all’estero. Ad avere la peggio, due lesbiche statunitensi che ora vivono a Bologna: la Procura ha detto no. I tribunali americani avevano attribuito ad entrambe le madri la responsabilità genitoriale. “Noi eterosessuali o siamo sposati per adottare un figlio o niente. Quindi non vedo perché dovrebbe esserci questa corsia preferenziale. O comunque dovrebbero averlo già previsto per le coppie etero”. Non teme di essere accusata di omofobia. Certo non sbandiererebbe in piazza le sue opinioni, ma è convinta di essere dotata di un’apertura mentale tale da poter persino cambiare idea, un domani. “È un tema molto delicato, e non sai mai fino a che punto stai parlando senza ferire - anche non volendolo - l’altra parte. Richiede il massimo rispetto”. Esclude un’apertura da parte della Chiesa sulle unioni civili. “Papa Francesco ha detto soltanto: se un gay è una brava persona, chi sono io per giudicarlo. E io sono perfettamente d’accordo con lui”.           

m.m.

Sì all’omogenitorialità: “Meno disuguaglianze”
Fumata bianca | Approccio idealista, ma anche pragmatico
Nella schiera dei favorevoli: pari diritti, pari doveri, pari responsabilità

Salda nelle sue idee, convinta delle sue posizioni. Federica, 39 anni, rispolvera nozioni universitarie di filosofia del diritto e confida nelle novità che - ne è certa - verranno fuori dal Sinodo straordinario sulla Famiglia, adesso in corso. “C’è fermento tra i cattolici. A più livelli si avverte l’esigenza di apertura verso situazioni di fatto - numerose, esistenti, reali - che vanno accettate, viste e regolarizzate”, spiega. In attesa del responso ufficiale, lei - regolarmente sposata in chiesa, con un uomo e mamma di due bambini - si dice favorevole al matrimonio e alle adozioni per le coppie omosessuali. “A tutte, non solo alla stepchild adoption”, precisa. Sul fenomeno delle ‘Sentinelle in piedi’ taglia subito corto: “Rispetto il pensiero di quanti protestano pacificamente. Ma credo che estendere dei diritti già esistenti ad altre categorie di persone non significa ledere, per contrapposizione, il diritto della famiglia tradizionale. Per troppo tempo siamo stati abituati a ragionare in termini troppo schematici: conosciamo l’istituzione della famiglia, l’istituzione del matrimonio, tutti concetti monolitici che oggi si stanno letteralmente sgretolando”. E molte volte per problematiche di natura sistemica, insite nella coppia e nel suo rapportarsi con il mondo che cambia. “Credo che la famiglia tradizionalmente intesa non possa essere più l’unico modello possibile o accettabile. E lo dico basandomi su qualcosa di molto concreto, come l’esperienza”. Come contraddirla. “Non mi pare siamo circondati di famiglie stile ‘Mulino Bianco’. Allora non vedo perché negare una o più possibilità - come matrimonio e adozione – a quanti partono da una scelta precisa (e a volte anche sofferta, quindi consapevole)”. Certo a condizioni ben precise. Insomma, qualche paletto lo mette anche lei.  “Condizioni che poi sono le stesse alle quali devono sottostare le coppie eterosessuali”, puntualizza. Insomma, pari diritti, pari doveri, pari responsabilità. Un rigido screening psicologico, fisico economico finalizzato ad individuare coppie omosessuali idonee a creare una famiglia omogenitoriale. Non è solo un discorso idealista, da ‘iperuranio’, ma anche pratico. “Credo ci sarebbero tanti benefici collettivi: meno orfani, meno solitudine e meno tristezza. Poi sarebbe un modo per diminuire le disuguaglianze, fornendo pari diritti a tutte le forme di famiglia e fornendo migliori opportunità - occasioni di formazione e differenti prospettive di vita – ai tanti ragazzi che una famiglia non l’hanno mai avuta”. Come coniugare queste idee, con la fede religiosa è il vero nodo da sciogliere. Federica si concede un piccolo silenzio prima di rispondere. Poi spiega: “Io mi riallaccio al fatto che la nostra chiesa si definisce ‘cattolica’, e ‘cattolico’ significa universale. Il messaggio Evangelico è rivolto a tutti. Io non posso chiudermi verso l’altro”. Ed è con questa idea che lei sta cercando di crescere anche i suoi bambini: “cerco di abituarli ad un mondo pieno di differenze, educandoli al rispetto verso tutti, riconoscendo loro dignità”.              
m.g.f.

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n. 10 / Dicembre 2017

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