Animal friendly, in Puglia la maglia nera

Animal friendly, in Puglia la maglia nera

L’analisi di Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa e parlamentare in diverse legislature
“Maltrattamenti all’ordine del giorno, istituzioni indifferenti: ecco perché c’è chi rifiuta di fare vacanza in questa regione”

C’è una strada, in provincia di Foggia, che per gli animalisti d’Italia (e oltre) gronda sangue e grida vendetta. E’ la provinciale che collega Manfredonia a Zapponeta dove alcune settimane fa un allevatore sipontino, nel tentativo di sbarazzarsi del proprio cane, ha agganciato il meticcio nero di media taglia al traino della sua autovettura trascinandolo per chilometri prima di essere bloccato da altri automobilisti inorriditi. Il cucciolone, ironia della sorte, si chiamava Lucky ma fortunato non è stato affatto: nonostante il tentativo di salvataggio in extremis è morto poche ore dopo il macabro rituale.

A distanza di settimane dall’accaduto, però, sono ancora centinaia le email che ogni giorno giungono nelle caselle di posta elettronica delle redazioni che hanno seguito il caso di cronaca. Tutte con lo stesso oggetto - “Giustizia per Lucky” - svariati i mittenti, numerosi i timbri postali: dal Piemonte alle isole, ma anche da Francia, Spagna e Germania. Per tutti è un atto di crudeltà ingiustificata che grida vendetta. Il caso del cane “giustiziato” nel Foggiano, quindi, fa scuola, diventa pietra dello scandalo, bandiera senza colore di una battaglia animalista che unisce sempre più paesi. Sui social network, poi, ci si affanna a condividere e attaccare, a sensibilizzare o denunciare; si stracciano le vesti, si chiede la testa dell’esecutore di questo atto inqualificabile, si invoca giustizia. Insomma, ci si scopre tutti animalisti, sempre più animalisti. Ma fino a che punto?

Carla Rocchi – antropologa, presidentessa nazionale dell’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, parlamentare in diverse legislature e più volte sottosegretario - ha bene il polso della situazione. Lei, animalista convinta, tratteggia la realtà di una regione - la Puglia - fanalino di coda d’Italia per la salvaguardia degli animali, e di un paese - l’Italia - in cui la coscienza collettiva è decisamente più avanti della legge. “Quando con il decreto 281/91 si intervenne per la prima volta in materia di maltrattamento di animali, indubbiamente la legge era più avanti del sentire comune”, spiega Rocchi. “Questo perché ci fu un momento d’oro nel Parlamento italiano, nel quale c’era una forte rispondenza sull’argomento”.
Ma il vero punto di snodo è arrivato 10 anni fa, “quando il maltrattamento di animali è stato considerato reato e non più violazione amministrativa. Oggi, infatti, iniziamo ad avere le prime condanne per cose terribili che prima si risolvevano solo con una ammenda, più o meno onerosa”. Qualcosa però sta lentamente cambiando: “il sentire comune è più avanti della legge e, di fronte ad un caso di maltrattamento, prende una posizione netta, non fa sconti; c’è una reazione forte e diretta perché si comprende l’orribile violenza fatta contro creature indifese che, a differenza dell’ultima delle persone, non può difendersi né denunciare né tutelarsi in altro modo”.

I risultati - un passo in avanti e due indietro - si inanellano a fatica. E forse oggi non è una buona giornata per parlarne. “Pensi che questa mattina (11 giugno, ndr) è stata approvata una condotta per la quale la comunità europea ci condanna, e cioè l’utilizzo di richiami vivi per la caccia. E su questo punto si è schierato il partito di governo e la maggioranza”, tuona Rocchi. “Come vede, abbiamo ancora tanta strada da fare: i parlamentari sono infinitamente più indietro dei cittadini”. Ogni rilevazione dimostra come i cittadini siano molto più sensibili alle questioni animaliste rispetto alla media dei parlamentari “che si fanno conculcare dai cacciatori, dalle lobby, dagli interessi di partito, non rispecchiando il volere dei cittadini”.

Dalle stesse rivelazioni, però, emerge anche come la Puglia sia una delle peggiori regioni d’Italia per numero di maltrattamenti di animali. “Nel caso di Lucky, Manfredonia rappresenta un’isola felice, dove addirittura il Comune si è costituito parte civile nel procedimento a carico dell’allevatore indagato. Un esempio di sensibilità istituzionale che altrove non abbiamo trovato”, spiega. “In Puglia, però, i maltrattamenti sono all’ordine del giorno nella più totale indifferenza delle istituzioni. Pensi che è l’unica regione italiana oggetto di un appello internazionale: le persone rinunciano a trascorrere le vacanze in questi posti perché trovano cani investiti, feriti, abbandonati e amministrazioni che non se ne occupano. Questo rende la Puglia maglia nera nazionale”. Carla Rocchi non risparmia un affondo al governatore Vendola: “con lui un incontro e tante parole. Tante promesse roboanti senza però mantenere una virgola di quanto detto”. Le speranze, dunque, sono riposte tutte nelle associazioni animaliste e nelle singole coscienze ‘Animal Friendly’, “che per fortuna ci sono”.

Poi, da animalista convinta, lancia una sua personalissima riflessione: “Il più grande maltrattamento di animali è mangiarseli: le sedi di macellazione sono luoghi di crudeltà inaudita e di inquinamento ambientale senza eguali. Se non si mangiassero animali, o quantomeno se ne limitasse il consumo, già si contribuirebbe in modo determinante alla limitazione di questi orrori. E’ questa la madre di tutte le battaglie”.

m.g.f.

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n. 10 / Dicembre 2017

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