Visite by night, i primi cinque mesi

Visite by night, i primi cinque mesi

Abbattimento delle liste d’attesa, soddisfacente il primo bilancio
L'obiettivo è arrivare a 60 giorni di attesa, come da norma. Nei presidi dell’Asl Fg, però, ancora criticità per la senologia

Scatta l'ora ics del piano di abbattimento delle liste d'attesa, la rivoluzione promossa dalla Regione Puglia e partita dalla Asl di Foggia. Dopo cinque mesi suona il gong della prima fase sperimentale e, alla scadenza, parte l'operazione verità per verificare quanto abbiano funzionato le prestazioni sanitarie notturne nei tre presidi ospedalieri di San Severo, Cerignola e Manfredonia, gestiti dall'Asl Fg. Per smaltire le prenotazioni, da gennaio, negli ambulatori della provincia hanno lavorato letteralmente giorno e notte, con le Tac e gli altri macchinari per le prestazioni diagnostiche accesi fino a mezzanotte e fino alle venti il sabato e la domenica. I pazienti sono stati chiamati rigorosamente in ordine di anzianità di prenotazione. L'obiettivo è arrivare a soli 60 giorni di attesa dalla prescrizione, quanto prevede la normativa, per una serie di prestazioni ambulatoriali e per gli esami diagnostici. "Fatta salva qualche piccolissima eccezione, abbiamo anche anticipato i tempi - annuncia Attilio Manfrini, Direttore generale della ASL di Foggia -. Abbiamo già mandato una reportistica mensile a Bari e ci apprestiamo a inviare quella di maggio. Fino ad aprile, quasi su tutti i fronti abbiamo radicalmente abbattuto le liste d'attesa: siamo ritornati entro i 60 giorni, con l'eccezione della radiologia di Cerignola, ma per un motivo tecnico, in quanto la Regione ha inteso limitare la possibilità di effettuare queste prestazioni aggiuntive soltanto ai medici con rapporto di esclusività. Nella cardiologia di Cerignola - spiega Manfrini - quasi tutti i medici non sono in rapporto esclusivo. Fino a marzo eravamo scesi al di sotto dei 60 giorni, poi ho posto un quesito a Bari per sapere se potevo coinvolgere anche i medici non in rapporto di esclusività vista la straordinarietà dell'intervento, mi è stato risposto negativamente e abbiamo dovuto applicare le linee guida regionali, quindi purtroppo si è allungata la fila”.
E poi c'è la senologia, “ma lì sono diversi i fattori che concorrono. I tempi però si sono accorciati perché per esempio dai 398 giorni di Cerignola siamo a 247, a Manfredonia si sono ridotti molto di più però siamo sempre al di sopra dei 60 giorni. Lì esiste anche il problema della fidelizzazione, nel senso che molte donne chiedono di effettuare l'esame mammografico ma hanno il loro senologo di riferimento. Oltre al problema della scarsità di senologi, ormai endemico, non se ne trovano. Altra circostanza, che interessa probabilmente poco dal punto di vista mediatico, si verifica quando le prestazioni senologiche sono LEA, livelli essenziali di assistenza, e cioè nella fascia di donne tra i 40 e i 60 anni: siamo perfettamente in regola, però c'è tutta una fascia sotto i 40 e sopra i 60 anni che non è Lea che chiede di effettuare l'esame. Si dovrebbe rispondere che non rientrano nei Lea, però non mi sembra una risposta corretta né giusta, e dunque concorrono ad aumentare le liste d'attesa. Nella sostanza - conclude il direttore generale dell'Asl di Foggia - per le donne che si rivolgono a noi per fare gli esami mammografici e senologici abbiamo ancora dei ritardi e siamo oltre i 120, 130 giorni".  
Gli Ospedali Riuniti di Foggia non rientrano tra i presidi della Asl, in quanto azienda ospedaliera autonoma, ma anche lì stanno facendo gli straordinari, in linea con le disposizioni della Regione. Nel nosocomio della città capoluogo si riscontrano le criticità maggiori, soprattutto per le mammografie. La Cgil, solo nel mese di febbraio, in una tavola rotonda, aveva denunciato attese di 32 mesi. A maggio, per una risonanza non urgente bisognava ancora aspettare fino a giugno 2015, salvo venire richiamati per anticipare la prenotazione. L'azienda sanitaria e i direttori ospedalieri continueranno ad avere il fiato sul collo del Sindacato Pensionati, lo Spi Cgil di Foggia, che peraltro chiede un piano di prenotazione unica in tutta la provincia. "Nei prossimi giorni cominceremo a chiamare per verificare se veramente queste liste di attesa si sono accorciate o allungate - annuncia il segretario generale Franco Persiano - A fine marzo, in effetti, rispetto ai primi di febbraio, c'era stato un leggero miglioramento. Non soltanto a noi ma a tutti i cittadini risultava che le analisi e alcune prestazioni venivano fatte fino alle otto di sera, questo è certo. Anche se in quello stesso momento si andava al Cup per fare la prenotazione e c'era sempre da aspettare mesi. Resta il problema delle mammografie e non ci convince la motivazione fornita nel nostro convegno dal direttore generale, che attribuiva la colpa all'assenza di un senologo. Lui si era reso disponibile anche ad un confronto continuo. E faremo nuovi rilevamenti in tutti gli ospedali e presidi. Qualora dovessimo riscontrare delle incongruenze faremo un incontro con lui alla luce del sole per denunciare tutto". Le liste di attesa chilometriche generano la cosiddetta mobilità extraregionale: per una prestazione specialista, a causa dei tempi biblici, si finisce per mettersi in treno o in macchina e andare a farsi visitare in un'altra regione, soprattutto in Molise, portando con sé anche soldi che la sanità pugliese non incasserà. Ad avere la peggio sono gli anziani. "Non pagano il ticket però se non hanno un parente, un figlio che può spostarsi, rinunciano anche alle prestazioni - conclude Persiano - Molto spesso gli anziani o aspettano mesi e mesi oppure rinunciano, e questa è la cosa più grave per noi".

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n. 10 / Dicembre 2017

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