Farmacisti, al fronte in camice bianco

Farmacisti, al fronte in camice bianco

Dal centro di Via Imperiale, l’analisi del dottor Stefano Tartaglia.
Azzerata la classe media che trainava l’extra farmaco. Oggi si risparmia su tutto, in primis sulla prevenzione

Nella logica degli schieramenti, la crisi economica la vivono dall’altra parte della barricata. Ma la combattono in prima linea al fianco di quanti subiscono la pressione di questa congiuntura negativa. Dall’altra parte del bancone, stretti nel loro camice bianco, i farmacisti osservano, ascoltano, consigliano; monitorano quotidianamente come cambia l’approccio alla cura di sé e, per questo, rappresentano un osservatorio privilegiato per analizzare, in materia, le conseguenze della crisi economica. Ne abbiamo parlato con il dottor Stefano Tartaglia, titolare della Farmacia Tartaglia di via Imperiale.
Dottor Tartaglia, in che modo la crisi economica ha modificato l’approccio alle pratiche di cura?
La crisi si sente: ha azzerato la classe media, ovvero quella che fino a poco tempo fa trainava il mercato dell’extra farmaco e che oggi non riesce nemmeno a garantirsi la normale opera di prevenzione e cura di sé. In questi anni, poi, abbiamo notato un aumento della vendita di farmaci generici, mutuabili, a basso costo. Diciamo che c’è una maggiore informazione e consapevolezza nel cliente che prima acquistava prodotti in modo più disinvolto, sulla fiducia.
Consapevolezza in che senso?
I clienti arrivano già preparati in materia di prodotti generici, no-brand e farmaci da banco. Conoscono a menadito i prodotti presenti nello spazio delle offerte (che ormai è proposto anche per il canale del parafarmaco e della cosmetica) e mentre prima si affidavano ciecamente al marchio, adesso sono più attenti al rapporto qualità-prezzo, laddove per qualità si intende efficacia.
Ha parlato di offerte. Come quelle del supermercato...
Il canale sta soffrendo molto la crisi. Il titolare della farmacia, quindi, deve tamponare queste difficoltà cercando di alimentare l’extra farmaco e far conoscere alla platea quei prodotti di qualità e alta valenza che periodicamente sono in promozione. Prima non erano nemmeno immaginabili gli sconti in farmacia. Oggi, invece, si accompagnano a iniziative e campagne promozionali.
Esistono prodotti che non conoscono la crisi?
Sono i prodotti dei malati cronici che, ovviamente, sono dispensati dal Sistema Sanitario Nazionale. Per il resto non c’è un prodotto che si salva: oggi si cerca di risparmiare anche sui prodotti per la prima infanzia e sul core-business della medicina alternativa (dall’omeopatia alla fitoterapia). Anche lì si nota uno calo delle vendite: si preferisce agire sul sintomo piuttosto che sulla prevenzione. Purtroppo, quest’ultima non è riconosciuta dal SSN come mutuabile. Eppure se non mi curo e mi ammalo graverò maggiormente sul sistema sanitario con costi sociali a carico della collettività.
Quali sono le ripercussioni sulla figura del farmacista?
In un certo senso, ne abbiamo beneficiato. Essendo un canale orientato su ditte dall’alta valenza scientifica ma senza marchi di richiamo, la nostra figura diventa un punto di riferimento per assistenza e consulenza. Ecco, diciamo che l’unico aspetto che non conosce crisi - per fortuna - è l’aspetto consulenziale richiesto al farmacista. Ma quello è gratuito.                       m.g.f.

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n. 10 / Dicembre 2017

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