Crisi? Un muro tra medici e pazienti

Crisi? Un muro tra medici e pazienti

Quando curare una banale influenza incrina il già precario bilancio familiare
Gli assistiti cedono il passo dinanzi alla spesa del ticket aggiuntivo sulla ricetta
Onorati: “Situazione delicata: noi della medicina generale lo sappiamo bene”

La crisi non morde più. Ma questa non è una affermazione di segno positivo. Non morde più perché nulla è rimasto da addentare nell’ormai scarno paniere di servizi e prestazioni che non hanno ancora conosciuto l’azione di forbici e cesoie. E quando ad essere tagliate sono le voci relative alle spese mediche il fenomeno non può più rimanere costretto nell’intimo dramma delle mura domestiche, ma deve - necessariamente - assumere una dimensione generale, collettiva. Purtroppo, quando anche una banale influenza rischia di incrinare un già precario bilancio economico familiare, anche i capitoli “salute” e “cura di sé” finiscono nel calderone del superfluo.
Come una banderuola al vento, la salute di molti (o meglio troppi) deve cedere il passo dinanzi a rate di prestiti e mutui stipulati in precedenza, scadenze di tasse e balzelli prima sconosciuti e incognite di sorta. Una situazione che accomuna tutta la Penisola, ma che mostra cicatrici più profonde al Sud, specie nelle famiglie giovani, principali vittime della perdurante congiuntura economica e ferite dalla piaga del precariato. Per dirla con dei numeri (e quindi fuor di retorica), per comprendere la portata del fenomeno basterebbe pensare che le “Sentinelle della Salute” del Codacons hanno stimato - in collaborazione con Agi-Agenzia Giornalistica Italia - che nel 2012 almeno l’11% dei cittadini ha rinunciato alle cure mediche, il 23% a quelle odontoiatriche con preoccupanti risvolti sulla propria salute. Una situazione che non si discosta poi tanto dalla situazione patita anche a Foggia e provincia.

Solo pochi giorni fa, una ottantina circa tra medici e odontoiatri hanno giurato. Si sono impegnati pubblicamente, nella sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Foggia, a rispettare il codice di deontologia medica. “Un rito importante, simbolico, che segna idealmente il passaggio da dottore a medico, concetti profondamente diversi”, spiega il presidente dell’ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Foggia, Salvatore Onorati (nel tondo). Mai come in questo periodo, infatti, alle capacità umane prima che tecniche e professionali, un medico deve necessariamente accompagnare la sensibilità per immedesimarsi nel vissuto di ogni paziente, comprenderne le problematiche e individuare insieme le strategie di intervento possibili. Con coscienza, anche dal punto di vista economico. Ed è bene che questo aspetto i medici neo-iscritti lo sappiano subito.
C’è un nuovo muro di gomma, oggi, tra medico e paziente. E si chiama crisi economica. Contro quel muro, infatti, troppo spesso rimbalzano le prescrizioni di cure, esami e farmaci specifici ed i consigli di medici poco empatici. “Negli ultimi anni, a causa della crisi, molto è cambiato”, spiega Onorati. “Per fare un esempio concreto, noi della medicina generale - ovvero i medici di famiglia quelli che rappresentano il front-office rispetto alle prima esigenza di salute del cittadino - stiamo verificando come sempre più giovani e giovani-vecchi (ovvero le categorie più colpite dalla crisi in atto, ndr) abbiano serie difficoltà ad accedere alle prestazioni ambulatoriali. Il motivo è semplice: perché c’è un ticket aggiuntivo sulla ricetta, pari a 10 euro, e molti non possono sostenere nemmeno quella spesa”. E si tratta di difficoltà oggettive perché nessuno ha interesse a risparmiare (e rischiare) sulla propria pelle. In questo modo, senza gli esami specifici richiesti, chiudere una diagnosi o approfondire un sospetto diagnostico diventa difficile, se non impossibile. “Questo è un vulnus alla salute perché è evidente che se si arriva tardi alla diagnosi ci sarà un impatto più forte sia sul fronte economico (più sono le cure, maggiori saranno le spese da sostenere), sia sul piano della salute personale perché un conto è intervenire grazie alla diagnosi precoce, un altro è intervenire a malattia già conclamata, qualunque essa sia”.
Un tassello importante, emblema della situazione corrente: “è evidente che qualcosa non sta funzionando - ribatte Onorati - e c’è più di qualcosa che andrebbe rivisto. La politica ha l’obbligo di rivedere tutto il capitolo della Sanità, calibrandolo sulla scorta dello scenario attuale: credo, ad esempio, che una rivisitazione della questione-ticket andrebbe fatta”.
Possibile deriva della situazione così tracciata è, ad esempio, quella delle cure-fai-te, a causa di un numero sempre maggiore di persone che - immaginando la medicina come un numero indefinito di sintomi sparsi da riconoscere - crede di potersi curare da solo, prendendo informazioni nel multiforme calderone del web. “Il rischio è reale: se i pazienti hanno difficoltà ad accedere ad un certo percorso, cercano di tamponare informandosi su internet e recuperando un possibile farmaco da banco (possibilmente il più economico). Ma correndo gravi rischi per la propria salute”, tuona Onorati. “Bisogna trovare soluzioni concrete: e questo è compito della politica, che si interessa di tutt’altro e lascia che queste questioni scorrano rovinosamente verso un mare ignoto”.
Allora il richiamo è all’informazione e alla comunicazione, il primo strumento immateriale a disposizione dei medici, di recente o vecchio corso. “Non mi riferisco alla comunicazione tra il singolo medico e del singolo paziente, perché quella c’è e funziona abbastanza. Quella che non funziona è l’informazione collettiva, quella che circola nella comunità e genera miti, falsi simboli e eroi di paglia provocando, ad esempio, quanto accaduto attorno al caso Stamina”.
Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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