Nativi digitali su Facebook, la generazione dell’incoscienza

Nativi digitali su Facebook, la generazione dell’incoscienza

Media Education, il caso del Liceo Marconi: a lezione da Michelina Boccia
La “leggerezza” degli adolescenti tra le cause degli episodi di prevaricazione sul Web

Beata incoscienza della meglio gioventù. Agli occhi degli adulti, gli adolescenti nemmeno sanno che guai possono combinare su un social, violando la privacy di un compagno di classe. Marachelle. Nel liceo scientifico Guglielmo Marconi, alla Macchia Gialla, circola un opuscolo con cappuccetto rosso e il lupo formato sticker: “Buono a sapersi”, marchiato Google e Polizia Postale. Consigli utili per navigare in Internet in modo sicuro e gestire le informazioni condivise online. L’istituto è ultradigitalizzato. Quest’anno ha investito 100mila euro per il rinnovo del “parco macchine” nei laboratori.
Michelina Boccia è un dirigente scolastico 2.0. Nella sua scuola il cyber-bullismo non è entrato. “Abbiamo all’incirca 1400 alunni, quindi possiamo essere ritenuti un campione credibile. Di sicuro, qui accedono ragazzi di una fascia sociale medio-alta, e tutti studenti che hanno già molta dimestichezza con questi nuovi strumenti, soprattutto con Facebook e smartphone. Nessuno di loro è “immune”. E sono molto ma molto più bravi di noi”. E quando pure innescano sulla Rete meccanismi di prevaricazione pare lo facciano in maniera piuttosto ingenua, senza cattiveria. “Alcuni ragazzi - racconta la professoressa Boccia - hanno segnalato su Facebook compagni che avevano avuto una nota in condotta, salvo poi  ritirare prontamente la segnalazione quando si sono resi conto che stavano facendo una cosa grave anche da un punto di vista giuridico. Stavano commettendo un reato. Quando abbiamo chiesto ai ragazzi le ragioni di quel gesto, abbiamo scoperto che non erano consapevoli di aver violato la privacy, perché peraltro la vittima aveva accettato di essere segnalata. Pare ci fosse una gara. È il sintomo di una fascia di adolescenti che oscilla, alla ricerca di guide, tra il lecito e l’illecito, ai confini del gioco e della serietà, che non conosce i limiti e le conseguenze delle sue azioni. C’è bisogno di qualcuno che apra loro gli occhi. Noi abbiamo di fronte una generazione strana: è molto matura per certi aspetti - è nata col digitale - e poi per altri versi resta adolescente fino ai 30-40 anni. Sul fronte della prevenzione la nostra scuola si è attivata: in occasione della giornata della legalità, abbiamo invitato il responsabile del settore di formazione della Polizia Postale che ha aiutato gli studenti delle classi prime a capire i rischi dei new media. E continueremo ad organizzare queste giornate informative”.
La dirigente Michelina Boccia appartiene alla corrente di pensiero che avrebbe fatto entrare nel piano dell’offerta formativa la media education (l’educazione ai media) come materia organica. “L’incoscienza oggi non può essere più accettata perché i rischi sono alti. Andrebbe fatto innanzitutto uno screening, per sapere quanti ragazzi utilizzano questi strumenti, sui bisogni specifici, per poi preparare offerte formative adeguate. Questo tipo di materia non può essere lasciata solo nelle mani della scuola. Occorre la collaborazione delle forze dell’ordine, degli enti specializzati, dell’ufficio scolastico regionale e degli enti locali”.
Nei cassetti della presidenza oggi non ci sono telefonini. “L’uso del cellulare è diventato endemico. Convincere i ragazzi a non usarlo è un’impresa impossibile”. Specie nei licei, gli smartphone, i telefoni di ultima generazione, servono a cercare un “aiutino” durante le prove scritte in classe. I docenti li sequestrano prima. Almeno quattro anni fa si contavano più furbetti colti in “flagranza di reato”. “Da questo punto di vista non c’è una forte collaborazione delle famiglie. I ragazzi non dovrebbero venire a scuola con i cellulari almeno quando hanno compito. Noi chiediamo di spegnerli perché vige un preciso divieto, ma ormai dipendono da questi strumenti, per loro è un’appendice. Non riescono proprio a farne a meno”.
Il futuro è adesso: in classe arriva il tablet. I vecchi libri finiscono in soffitta. Fissare uno schermo sarà previsto dalla didattica. “Sulle nuove adozioni abbiamo l’obbligo di utilizzare testi in versione mista o completamente in digitale. Il solo cartaceo è abolito. Possiamo dire addio al vecchio libro. Secondo gli esperti, abbassano i prezzi: il calo è notevole, il 30% in meno rispetto al cartaceo per quelli digitali e il 10% per quelli misti. Questo presuppone che le scuole si attrezzino per l’accesso. Sono strumenti interattivi col docente, i tablet sono straordinariamente attrattivi. Ma vogliono far sparire l’odore della carta - dice con un pizzico di nostalgia il dirigente scolastico - Dobbiamo aspettare qualche anno per capire se sarà una perdita. Di sicuro non possiamo fermare il progresso”.
Mariangela Mariani

IL PROFILO
In rete i feticisti preferiscono le teenager

“Fai una foto dei tuoi piedi”

Le nostre confessioni social

Che mondo sarebbe senza Facebook non se lo ricorderanno neanche più. A sedici anni sono iscritti già da cinque al social. Che poi Mark Zuckerberg se l’era inventato per incontrare i vecchi amici di classe. A cosa sia il cyber-bullismo ci arrivano per associazione di idee. “È quando una persona viene “sfottuta” su Internet, screditata?”. Lo domanda Mariaelena, esitante come tutti gli intervistati che preferirebbero spiare su un motore di ricerca. E ci prende. Non l’è mai capitato, e che lei sappia non è successo a nessuno dei suoi amici. Ma è consapevole, eccome, che si possano fare incontri spiacevoli. “Ci sono persone che abitualmente mi contattano ma le ignoro. Più o meno superano tutte i 30 anni. Qualche giorno fa mi hanno chiesto se avevo la webcam e proprio stamattina mi hanno chiesto se potevo fare le foto ai miei piedi. Sono andata a vedere le foto del profilo e credo avesse sui 40 anni. Su Fb sono molti i feticisti che contattano noi ragazze”.
Non ha mai risposto e - giura - mai le salterebbe in testa di accettare. Sconosciuti, che l’hanno raggiunta forse tramite i contatti in comune. Lei ha a che fare solo con gli amici, magari i compagni di classe che si ritrovano in un gruppo privato. “Lo trovo un modo molto facile e veloce per comunicare, ma questo potrebbe anche ritorcersi contro perché diminuisce la bellezza nell’avere un contatto”. Anche Donatella riceve messaggi da persone molto più grandi di lei. “Iniziano con un ciao, poi fanno complimenti senza rendersi conto di quanto possano essere ridicoli”. Teme il Web per l’uso che se ne fa. “A me spaventa molto quello che si nasconde fra i miei coetanei, come quando qualcuno viene minacciato per farsi mandare determinate foto. I più deboli ci cascano. Una volta mi è capitato di aprire fb e vedere nella sezione messaggi una foto di un conoscente nudo, ma era chiaro che fosse un fotomontaggio. La foto mi era stata inviata da un fake (un profilo falso, ndr) che voleva infastidire questa persona”.
Daniele pure è su Fb da quando frequentava la seconda media. “Gli amici che ho non li conosco tutti di persona, qualcuno solo di vista o tramite altri amici”. Nel laboratorio, a scuola, visita il suo profilo e il cellulare in classe lo usa (“Non dirlo al prof”). Se parli di cose serie dopo un po’ si scocciano, mica come i grandi. Valentina è online almeno una volta ogni 2-3 ore, anche solo per 5 minuti, per vedere le novità. Se qualcuno la infastidisce lo “blocca” o “segnala”. “Su Ask.fm le persone possono insultarti in maniera anonima e sì, è capitato anche a me, ma su quel social succede praticamente a tutti”. Conoscono la gamma completa dei social. Instagram per condividere le foto e poi Tumblr. Michele è iscritto pure a Netlog, Twitter, Habbo (una chat), e prima ancora MySpace. Manco un politico è così social. In media su Fb è online tre ore in tutto. Su Chatroulette, raramente, incontra gli amici, in anonimato, tramite webcam. A scuola niente Facebook: l’insegnante controlla tutto dal Pc principale (“Anche se oggi non mi ha sgamato”). A Stefano chiedo - rigorosamente su Fb - se ha mai sentito parlare di episodi di cyberbullismo: “No. Solo alle Iene. La generazione di oggi è sveglia “.  m.m.

IL FENOMENO
Parliamo di numeri e percentuali. Un adolescente su dieci, nella fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, dice di aver vissuto - direttamente o indirettamente - il fenomeno del cyber-bullismo. Circa il 95% dei ragazzi ha un profilo Facebook e, di questi, nove su dieci utilizzano anche altri social e piattaforme come Instagram, Ask.fm e Twitter. Inoltre il 70% dei preadolescenti naviga senza il controllo dei genitori, il 70% ha avuto il suo primo smartphone prima dei 13 anni, il 20% dei ragazzi ha pubblicato su Fb o Instagram foto di cui poi si è pentito. Secondo i dati raccolti dalla Polizia Postale, su un campione nazionale di studenti delle scuole medie, il 20% degli adolescenti sono stati contattati da un potenziale molestatore. Il cyber-bullismo e il sexual-bullying on-line sono avvertiti come “pericolo reale” dal 72% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni e i social network sono ritenuti per il 61% degli adolescenti, la modalità “d’attacco” preferita.



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n. 10 / Dicembre 2017

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