Casi di imprenditoria giovanile

Casi di imprenditoria giovanile

La “porta” per i mercati internazionali
“Osare” come motto, “cultura d’impresa” come credo. Impresa giovane, ne parla Antonio Di Nunzio, presidente degli Under40 di Confindustria

Il loro credo è la cultura d’impresa. Nelle scuole predicano che bisogna pensare positivo, sin da piccoli, specie quando la congiuntura è negativa. I Giovani Imprenditori di Confindustria non restano arroccati nelle loro aziende e incontrano gli studenti, entrano nelle classi degli istituti superiori e tra i banchi dell’università. Osare è il loro motto. Lo “stay hungry, stay foolish” (siate affamati, siate folli) di Steve Jobs. Con l’Università e il Dipartimento di Agraria organizzeranno dei career day, giornate di incontro tra le aziende e gli studenti. Non si accontentano, e puntano a fornire il loro contributo in termini di corsi e pianificazione universitaria. “Non si può fare impresa senza tener presente l’università  - avverte il Presidente Antonio Di Nunzio - ma l’università non può proiettare dei percorsi di studio senza tener presente l’impresa. È opportuno che ci sia comunicazione”.
La questione anagrafica ormai è un refrain ricorrente.  E dalla politica si è scatenato un interrogativo: giovane è sinonimo di inesperto?
Essere giovane imprenditore significa essere un Under40 o al massimo aver compiuto i 40 anni prima di rivestire una carica. La media del gruppo è di 33 anni. E non è che parliamo di figli di imprenditori, ma di gente che ha dei ruoli in azienda, e in un periodo di crisi non è cosa da poco. Quando parlo di azienda mi riferisco ad un’unità produttiva. A livello imprenditoriale prende decisioni e collabora insieme alla vecchia generazione, non solo per decretare il salto generazionale ma anche per trovare nuovi mercati dove operare, perché magari la vecchia generazione non ce li ha presenti. I giovani sono più reattivi e quindi sono una nuova porta di proiezione sui mercati internazionali.
Negli ultimi tempi hanno riscosso successo invenzioni e idee brillanti, persino geniali, di Under 30. Diventeranno imprenditori?
Non è che tutti presentino un’idea e poi venga finanziata, ma abbiamo osservato che uno degli strumenti che sta funzionando è il crowdfunding. Puoi presentare un’idea imprenditoriale tramite dei canali web e ci sono degli investitori. Per esempio, un’idea che richiede un euro di investimento ha un milione di possibili investitori presenti su un sito. Ti permette di avere un milione di euro come capitale per fare l’investimento. Ecco, ci sono dei canali che non sono conosciuti. L’abbiamo riscontrato anche parlando con gli studenti. Con “Io Imprendo” all’istituto tecnico Fraccacreta di San Severo abbiamo mutuato un corso universitario, l’abbiamo adattato e abbiamo cercato di capire la propensione dei giovani a fare impresa. Ovviamente non è un corso aperto a tutti. La scuola ci segnala gli studenti, poi noi facciamo un’ulteriore selezione. Di trenta persone ne abbiamo prese 18. Portiamo anche selezionatori di impresa, gente che fa recruitment di professione, gli facciamo vedere come funziona la selezione, cosa significa essere selezionatore ed essere selezionato, come funziona un curriculum vitae. La prima colonna di un’attività imprenditoriale è il team che deve lavorare. L’imprenditore non è altro che il riflesso o colui che riesce meglio a rappresentare e coordinare questo connubio.
C’è voglia tra i giovanissimi di fare impresa?
Non la prenda male se le cito un motto dannunziano di guerra: memento audere semper. Significa: ricordati di osare sempre. Nella storia della marina militare italiana c’è un motoscafo che affondava le corazzate austriache: il piccolo che riesce ad arrivare a grandi risultati e a colpire grandi obiettivi. Speriamo di essere bravi a farlo anche qua in Capitanata. Quantomeno abbiamo il dovere, in qualità di associati di Confindustria Foggia, di provarci e di cercare di trascinare anche altri a fare la stessa cosa insieme a noi.
Mariangela Mariani

Le sorelle falegname 2.0
Federica e Valentina sognano una bottega

Falegname al femminile, vallo a declinare, manco esiste. Le sorelle Ferraretti sognano una bottega artigiana tutta loro. Due donne falegname in mezzo a sedici maschi. “Forse sono stati gli unici a non rimanere scandalizzati del fatto che una donna potesse fare un corso del genere - sorridono - Ci fanno sentire come loro”.
Diventi “falegname di bottega 2.0”, al passo coi tempi: col Cnipa Puglia, il Consorzio Nazionale per l’Istruzione Professionale e Artigiana, impari a realizzare mobili e infissi, ma anche a gestire un’attività in proprio. Federica ha 25 anni, per sbarcare il lunario ha fatto la baby-sitter e la massaggiatrice. Finita la scuola, l’idea dell’università la spaventava e ha preferito entrare nel mondo del lavoro, salvo poi dover fare i conti con “questa situazione un po’ particolare”, con un eufemismo la crisi. Si è rimboccata le maniche per “cercare di inventarsi un futuro” e si è domandata perché non specializzasi in qualcosa. Ha studiato da perito aziendale, ed è convinta che l’economia le tornerà comunque utile .
Il legno è una passione di famiglia. Valentina, autodidatta, le ha fatto venire la voglia: ha qualche anno in più, 31, diploma di ragioneria, e ha iniziato per gioco a intagliare il legno con l’altra sorella, quella più grande, che poi ha preso un’altra strada, ma amava costruire giocattoli. L’idea è venuta al papà, un tuttofare, che ha prestato gli attrezzi. “Abbiamo iniziato a realizzare dei pensierini per gli amici. Avevamo a disposizione un box e dovevamo inventarci qualcosa. Poi ci siamo rese conto che le nostre creazioni - oggettistica d’arredamento, cornici, orologi, specchi, giochi per l’infanzia - venivano apprezzate”. Ha provato una miriade di lavori: dalla cameriera alla letturista del gas. Altro che generazione mille euro. Più di ottocento non ne hanno mai visti. Valentina ha seguito pure un corso di restauro del legno. Affinata la tecnica e con una qualifica in mano, vuole uscire da quel box in cui è entrata dieci anni fa. E da Foggia non se ne va. L’ostacolo che le sembra insormontabile è lo Stato italiano, con le sue leggi e la burocrazia. Non la spaventa la diffidenza di chi si vedrà arrivare due ragazze e aspettava di trovarsi un uomo a montare la cucina. Le donne poi sono attente ai dettagli e persino più creative. Una donna falegname, cosa c’è di strano. Che sia faticoso nemmeno ci pensa: “La soddisfazione che provi annulla tutte le difficoltà”.                            m.m.

Buon gusto italiano
Le “Food Box” di Fabio Corfone

Il buon gusto italiano si trasferisce in Germania. E mette radici - metaforicamente parlando - a Berlino, grazie alla realizzazione di un progetto imprenditoriale semplice e vincente. E pratico, soprattutto. Ricorda, nella forma e nella sostanza, l’esperienza dei Gourmet Dinner Kit statunitensi, che permettono di preparare e assaporare pietanze da ristorante di alta qualità, direttamente a casa. Nel caso del foggiano Fabio Corfone, però, parliamo di Food Box e le pietanze proposte, così come stile ed gusto, sono rigorosamente ‘Made in Italy’.
Un’idea vincente perché, di fatto, sfonda una porta già aperta. Quella del mercato tedesco, notoriamente devoto al Made in Italy in generale, e al cibo italiano in particolare. Le Food Box rappresentano il primo risultato commerciale della ‘Marzapane’, start-up che ora opera in tutta la Germania, fondata dallo stesso Corfone insieme al pugliese Andrea Lioce. Una laurea in Economia dell’Innovazione Tecnologica alla ‘Bocconi’ di Milano in tasca ed un bagaglio di esperienze maturate prima in Canada e poi a Berlino, hanno spianato la strada ad una impresa giovane (l’età media dei suoi dipendenti è 28 anni) e motivata.
La Marzapane spedisce in tutta la Germania Food Box contenenti tutti gli ingredienti necessari, già pesati o porzionati, per realizzare un pranzo o una cena “all’italiana”, per due o quattro persone composta da un antipasto, una portata principale (pasta o risotti o piadine), un dessert e una bottiglia di vino selezionata in base alla portata principale.
Insomma, un’alternativa più pratica ed economica dell’Italian Restaurant. La varietà delle Food Box segue due variabili imprescindibili: la stagionalità dei prodotti e le specialità tipiche regionali, ma pasta, risotti, pizze e piadine sono i prodotti-base più richiesti.
“Sul portale della Marzapane sono disponibili 75 ricette da selezionare attraverso il tipo di piatto, gli ingredienti e la regione di provenienza”, spiega Fabio. “Oggi, il mercato del food online è tra quelli con i più alti tassi di crescita e questo trova conferma nei numeri già molto interessanti che abbiamo sviluppato nei primi mesi di vita della Marzapane”.
Ma il progetto è in piena crescita, con un programma di international roll-out per replicare il modello tedesco in altri paesi europei. E andare quindi alla conquista del nord. Almeno a tavola.                                  m.g.f.


Adam, il robot maggiordomo
“Frutto” della creatività di cinque foggiani

Si chiama Adam e oltre ad essere il “figlio” dei tempi che corrono è soprattutto il “frutto” della creatività di cinque ragazzi foggiani. Immaginato come uno e trino, Adam è il maggiordomo, la tata e il braccio destro ideali.
Tutto insieme, tutto concentrato negli stessi circuiti: nasce così il primo personal robot nato dalla mente avveniristica di cinque ragazzi, emigrati a Milano per studio.
Con la loro creazione, Gianmarco Cataldi, Francesca Iannibelli, Antonio Cavaliere, Francesco De Michele e Fabrizio Baia (fondatori della start-up Hands Company) hanno partecipato, a gennaio, al CES – Consumer Electronics Show di Las Vegas, vetrina ideale per un dispositivo robotico quale è Adam, per presentare il prodotto (il cui design è firmato da Andrea De Carlo) negli Stati Uniti.
Nel concreto, questo dispositivo robotico - ancora un prototipo - può compiere azioni al posto nostro, semplificando la nostra esistenza. Può intervenire nella gestione della casa, (regolare il termostato, accendere o spegnere le luci, interagire con gli elettrodomestici) e videosorvegliare l’appartamento. Tutto tramite touch screen o comandi vocali. Come un perfetto maggiordomo, Adam si muove autonomamente, memorizzando le stanze, i luoghi e i percorsi. Adam è anche una consolle di intrattenimento (per ascoltare musica, guardare film o fotografie, scaricare app) e una piattaforma di telepresenza (ovvero è possibile interagire con una videochiamata con chi è in casa e muoversi virtualmente per le stanze). Soprattutto può fornire assistenza quotidiana ad anziani, malati e disabili. Proprio per questo, Adam è progettato per essere accessibile al consumatore finale. Il costo è, infatti, relativamente contenuto: 1.990 euro a fronte dei 15-20 mila euro previsti per i prodotti di robotica in circolazione.
La start-up foggiana è tra le pochissime aziende italiane a partecipare al Consumer Electronics Show. “Abbiamo iniziato due anni fa - spiegano i membri della squadra - e oggi possiamo contare su un team di 10 ragazzi, sparsi per l’Italia, tutti giovanissimi (età media 22 anni) che collaborano per completare la realizzazione del robot e avviarne la produzione industriale”. L’idea è, quindi, quella di poter finanziare il progetto e sfondare nel mercato statunitense.                                                             m.g.f.

Un anno di UniFg Store
La scommessa di sei laureati foggiani

Nell’università ci sono rimasti, più del previsto, ma non sono mica dei bamboccioni. Sono sei laureati in Giurisprudenza ed Economia che si sono costituiti in cooperativa e hanno aperto l’UniFg Store. Il loro progetto ha vinto il bando per la gestione commerciale del marchio, il merchandising dell’Università di Foggia. L’attività ha compiuto da poco l’anno di vita e i soci sono consapevoli che dal punto di vista economico c’è da considerare la fase di start-up, ma il primo bilancio è soddisfacente. “Abbiamo registrato una bella risposta da parte degli studenti, soprattutto del Dipartimento di Giurisprudenza, che è quello in cui ci troviamo”, a raccontare oltre 365 giorni di avventura è uno dei soci, Stefano Corsi. L’unico punto vendita è lì, nella sede di Largo Giovanni Paolo II, ed è un limite. “L’università di Foggia non ha un campus. Gli studenti di Medicina, di Agraria e di Lettere sono dall’altra parte della città. Un anno è ancora poco, ma siamo contenti di essere riusciti a soddisfare le richieste degli studenti, dell’amministrazione o dei vari Dipartimenti. Abbiamo collaborato per alcuni master e convegni cercando di fornire il materiale e di occuparci di qualsiasi aspetto”. È un’attività autonoma, per intenderci come un bar affidato in gestione.”Noi rimaniamo degli intermediari, non siamo una fabbrica”, chiarisce Stefano. E così anche loro devono fare i conti con la concorrenza. “Crediamo in quello che facciamo e siamo convinti che nel tempo le cose non potranno che migliorare. Lavoriamo in un ambiente piacevole, pieno di giovani. Non abbiamo la sindrome del lunedì mattina”.
Hanno i diritti di commercializzazione del marchio per i prossimi cinque anni ma il loro progetto è a lunga scadenza, ormai è il loro lavoro. Sono tutti sulla trentina, il presidente Costantino De Cillis presto darà l’esame da commercialista. Ci sono due donne, Dalila Di Biase e Vittoria Longo, e poi Claudio D’Agnello e Michele Terlizzi. “Trovare un posto fisso lo consideravamo un miraggio e abbiamo deciso di provare a vincere questa sfida”. E ce l’hanno fatta. Per anni hanno pagato le tasse universitarie e ora l’università ha restituito il favore. Dev’essere una bella soddisfazione. “Non ci avevo neanche pensato. In realtà l’Università non ci regala nulla, anche se ci stiamo dentro. Ci ha dato un’opportunità e sta a noi riuscire a sfruttarla”.                    m.m.


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n. 10 / Dicembre 2017

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