Il lavoro nobilita l’uomo, se non c’è lo si inventa

Il lavoro nobilita l’uomo, se non c’è lo si inventa

Filomena Trizio, Cgil: “Ma in Capitanata l’inattività giovanile è pari al 68%, tasso tra i più alti del paese”. Non si investe in ricerca e innovazione: poche “isole felici”, tutte su iniziativa privata

Un passo avanti e due indietro: è così ormai da anni, troppi anni. E con questo andamento, nel mercato del lavoro, il futuro per migliaia di giovani, anche laureati e qualificati, assume tinte sempre più fosche. Uno scenario in cui la linea d’orizzonte – ovvero un lavoro più o meno gratificante, più o meno stabile e duraturo – si fa sempre più labile causando, di conseguenza, la paralisi di molti settori dell’economia del Paese.

Dal particolare al generale, quando si parla di lavoro, le cose non sono poi tanto diverse. E la situazione patita in una città del sud Italia rispecchia, per grandi linee, quella tollerata anche nel resto del Paese. Un argomento – il lavoro, appunto, l’occupazione che tanti cercano e inseguono - che ormai viene affrontato solo per il tramite del suo esatto contrario: la disoccupazione giovanile. Perché non si può parlare di lavoro, se quest’ultimo non c’è. E non bastano poche “isole felici”, sparute intuizioni imprenditoriali (cui guardare comunque con ammirazione) a far voltare una delle pagine più difficili della nostra storia recente. Sull’argomento, per uno sguardo attento e competente sul territorio, abbiamo interpellato Filomena Trizio, segretario generale provinciale Cgil Foggia.
Partiamo dal dato generale: qual è la condizione occupazionale dei giovani di Capitanata?
E’ una condizione che già pagava ritardi strutturali del territorio e del suo sistema economico e imprenditoriale. A questo si è sommato il contesto di crisi che ha contratto ancor più il mercato del lavoro. I numeri sono lo specchio di una situazione drammatica: vi è un tasso di inattività giovanile pari al 68%, che è tra i più alti del paese. La disoccupazione nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni è del 38%; di contro il dato relativo all’occupazione si ferma al 19,8%. Tra l’altro per i pochi giovani che trovano un impiego, comunque, prevale il lavoro temporaneo.
Quali sono le principali criticità riscontrate? Terminato il periodo di formazione qual è il principale ostacolo all’inserimento nel mercato del lavoro?
Va da sé che oggi il principale ostacolo è la grave recessione che sta vivendo il paese. C’è un’emorragia di lavoro e quindi meno opportunità per tutti. A questo si aggiunge un problema complessivo, che riguarda tutta l’Italia, quello di un quadro schizofrenico e deprimente rispetto al quale - nonostante siamo il paese che ha in percentuale il minor numero di laureati in Europa - non riesce comunque ad assorbire forza lavoro qualificata per lavori e mansioni attinenti ai percorsi formativi.
In un contesto generale già difficile, vi sono variabili specifiche? Ad esempio, quanto incide la tipologia del titolo di studio, se iper-specialistico o obsoleto?
Il vero ostacolo è lo scarto che esiste tra la formazione dei giovani e la poca qualità del tessuto produttivo. Non si investe in ricerca e innovazione di prodotto e la ragione fondamentale è nelle caratteristiche del sistema d’impresa: se si osservano i dati della Camera di Commercio, in provincia di Foggia tra le imprese registrate oltre il 70% sono ditte individuali. Prevalgono quindi piccole imprese che spesso non hanno struttura dimensionale ed economica, oltre che conoscenze e organizzazione per puntare su processi qualificati assumendo personale altamente formato.
Al contrario, spesso si legge di imprenditori che lamentano di non riuscire a trovare profili professionali adeguati alle loro esigenze…
Si tratta quasi sempre di profili specialistici che però nulla hanno a che fare con l’alta formazione. In questo caso la riflessione investe il mondo della “formazione professionale”. Non è certo compito della scuola - come spesso leggiamo - formare operai specializzati. Si tratta, anche nel caso di istituti professionali, di pre-formazione, da completare con stage mirati in azienda, che devono però essere destinati a formare i giovani e non utili a sfruttare manodopera per poco tempo e a costo zero. Anche le imprese devono decidere se cogliere certe opportunità o tirare a campare senza guardare al futuro…
E se il lavoro manca, dice qualcuno, che lo si inventi. E’ stato riscontrato un certo “piglio imprenditoriale”?
Se guardiamo all’impegno della Regione Puglia per il progetto Bollenti Spiriti, in particolar modo per l’azione Principi Attivi, la risposta in termini di progettualità e protagonismo giovanile, anche in provincia di Foggia, è stata importante. Ci sono due aspetti però che vanno sottolineati: uno, non è pensabile risolvere il problema occupazionale solo invitando i giovani a intraprendere attività autonome. Due, in periodo di recessione il mondo dell’impresa è in sofferenza e quindi è difficile anche immaginare l’avviamento di nuove attività imprenditoriali. La Cgil ha elaborato una sua proposta di Piano Straordinario per il lavoro, che è al centro del nostro XVII congresso. Chiediamo diverse politiche fiscali su redditi da lavoro e pensioni, per rilanciare i consumi. Chiediamo allo Stato, al pubblico, di investire, di essere il motore della ripresa economica, per riqualificare l’industria, i servizi, l’agricoltura, puntando anche su settori innovativi, sull’ambiente, sul nostro patrimonio culturale. Solo così sarà possibile invertire il segno della crisi e rilanciare l’occupazione.
Maria Grazia Frisaldi

Casi di Imprenditoria Giovanile

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n. 10 / Dicembre 2017

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