La profezia di Angelo Vescovi nel ‘Paese degli allenatori’

La profezia di Angelo Vescovi nel ‘Paese degli allenatori’

“Sla: se riesco anche solo a rallentarla avrò vissuto per qualcosa”. “Dopo circa 24 anni di studi, non dormo la notte per paura che succeda qualcosa ai miei pazienti”

Nell’ospedale di Padre Pio, un professore di Biologia cellulare da anni predica che non c’è da fidarsi del metodo Stamina. Angelo Vescovi è considerato un luminare della ricerca sulle staminali. È il direttore scientifico di Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo. Con la sua equipe, all’ospedale di Terni, ha effettuato il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali in pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica, la SLA, una terribile malattia neurodegenerativa. Le cellule provengono da feti abortiti spontaneamente. Sta conducendo una sperimentazione su diciotto malati. I giornalisti lo interpellano più per chiedergli di Vannoni che del suo studio. Oramai ci ha fatto il callo. A scanso di equivoci, però, chiarisce che il suo è un contributo scientifico. “Non ho alcuna intenzione di usare la mia ricerca per fare carriera politica. Vorrei che altri potessero dire la stesa cosa”. Racconta il dolore dei suoi pazienti con estrema sensibilità, più di un qualunque scienziato. Ma non si lascia sopraffare dalle emozioni se in ballo c’è il rigore scientifico.
Stamina finisce nella bufera. Lei, a distanza di tempo, può affermare “l’avevo detto”.
Dio mi scampi dal dire una cosa del genere. So solo come si fa un lavoro e secondo me in quel metodo non si rispecchiano quelle che sono le necessità di una tecnica di questo genere. Nel momento in cui si fa un trapianto cellulare bisogna sapere cosa si trapianta. Per ‘metodo’ si intende una sequenza di passaggi tecnico-scientifici documentati, documentabili e riproducibili. Quando questo manca non si parla di metodo. Quindi per quanto mi riguarda io il metodo Stamina non lo conosco. Ma non riconosco il metodo in generale, non è che ce l’abbia con Vannoni. Io ci ho messo 24 anni a mettere in una siringa per iniettarle nei pazienti SLA delle cellule staminali del cervello e per quanto ampia possa essere la mia conoscenza - perché le ho scoperte insieme ai canadesi - ho ancora dei dubbi su alcuni aspetti della loro biologia che mi rendono un po’ insicuro, ma ho fatto il massimo per garantire la sicurezza del paziente. Non riesco a capire come si possa parlare di metodo nel momento in cui non sai come si fa, prima c’era un brevetto e un brevetto non c’è, poi “non lo faccio vedere perché sennò mi copiano”. Io faccio staminali cerebrali, lei sa quant’è complicato? Si figuri se devo andare a copiare il metodo del dottor Vannoni.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha parlato addirittura di risvolti inquietanti nella vicenda Stamina. La preoccupazione sale. Secondo lei quel metodo può essere considerato persino pericoloso?
Tutti i metodi di terapia cellulare possono essere pericolosi. Il grado di pericolo dipende da quanto controlli il materiale che trapianti. In altre parole, non esiste la certezza di non far male al paziente. Esiste una ragionevole probabilità che questo non avvenga. Tutte quelle regole che questi signori si rifiutano di rispettare sono state costruite negli anni proprio per ridurre al minimo le possibilità che queste cellule possano fare del male. Nel momento in cui nessuna di queste regole viene rispettata il rischio è massimo, perché non viene controllato il tipo di cellula, che potrebbe impazzire, ma soprattutto il metodo di coltivazione non garantisce la sterilità, la pulizia, perché addirittura i reagenti utilizzati per far crescere le cellule non sono testati per ridurre il rischio al minimo. Faccio un esempio emblematico: io uso una tecnica più raffinata quindi nella coltura delle cellule del cervello noi non usiamo materiale di siero bovino, estratto dal sangue delle mucche per intenderci, ma questo componente è comune in quasi tutte le altre colture, compreso il metodo Stamina. Allora, lei sa che c’è il morbo della mucca pazza, che in Europa ha viaggiato, e non esiste una tecnica per identificarlo in maniera inequivoca. Quando si fanno delle colture cellulari che impiegano del siero di mucca, quel siero di mucca o di vitello deve venire da allevamenti che sono sicuramente privi del rischio di prione (l’agente infettivo, ndr) - questi allevamenti si trovano in Australia, perché lì il prione non è mai arrivato - altrimenti c’è il rischio di beccarsi il morbo della mucca pazza. Loro non lo hanno fatto arrivare da lì. Sul fatto che non ci siano stati effetti collaterali - prima di tutto vorrei vederlo documentato, perché a me la storia risulta un po’ diversa, però non avendo avuto accesso a tutti gli atti, mettiamo che sia così - io le posso garantire che se lei prende un paziente e gli fa un’iniezione di fisiologica sterile, cioè praticamente acqua fresca, non ce li ha gli effetti collaterali. Questo giustifica che lei spenda 3 milioni di denaro pubblico per iniettarmi tutti i pazienti che hanno la malattia? La fisiologica non cura la malattia. Detto questo, io i miei pazienti li ho trapiantati e ancora oggi di notte non dormo per la paura che possa succedere loro qualcosa a causa delle mie cellule che, dopo 24 anni di lavoro, io certifico nei modi più rigorosi.
Parliamo della sua sperimentazione. Come sta andando e a che punto siete?
Noi abbiamo una sperimentazione di fase 1 per un totale di 18 pazienti. E siamo esattamente a metà, quindi contiamo di finire, se non ci sono problemi, entro la fine dell’anno, plausibilmente alla fine dell’estate completeremo tutta la fase 1. Al momento le cose vanno bene. Per il primo gruppo il trapianto è stato effettuato nelle regioni midollari, per il secondo gruppo il trapianto è più difficile, quello del midollo cervicale: abbiamo anche eliminato l’unico effetto collaterale che dispiaceva ma era previsto, cioè il dolore post operatorio. Non abbiamo più neanche quello. Per i risultati sugli effetti neurologici, mi deve scusare ma io ho un’etica e una professionalità e non posso divulgare risultati che non sono conclusivi. Poi solo su tre pazienti, anche se vedessi degli effetti fantasmagorici non potrei riportarle quello che potrebbe essere banalmente un caso. Però le posso dire che in generale andiamo piuttosto bene.
Come ci si fa a fidare di una sperimentazione piuttosto che dell’altra se anche il Parlamento ne autorizza una che si rivela piena di ombre.
Cosa facciamo confondiamo le arance con le acciughe, neanche più con le mele? La nostra non è una ricerca, è una sperimentazione clinica di fase 1 approvata rispettando tutte le regole più stringenti degli organismi di sorveglianza non italiani, non europei, ma mondiali. Dall’altra parte non c’è assolutamente niente di tutto questo. Se lei vuole può paragonare una bicicletta ad un aeroplano, uno ha il carrello d’atterraggio l’altra ha le ruote. Tutte e due hanno le ruote. Se uno vuol vedere solo le ruote lo può fare.
Dal primo momento lei ha capito cosa stava accadendo. Qual è stata la falla nel sistema? Perché non accada più quello che è successo con Stamina, che cosa deve cambiare?
Questo è un Paese strano. Abbiamo 59 milioni di allenatori di calcio. Ho sentito delle cose invereconde. Se ti alzi e dici “siete impazziti”, ti prendi pure le minacce. La logica è morta. Bisognava soltanto rispettare le regole che quarant’anni di ricerca scientifica documentata ci hanno imposto di adottare a protezione dei pazienti e non metterle subito in dubbio sull’onda dell’emozione popolare. Io i pazienti li incontro. So che cos’è un paziente con un bambino malato. È una cosa devastante. Sono fragili psicologicamente e fanno diventare più fragile psicologicamente anche te. È proprio per questo che è nata la normativa: non ci si muove sull’onda di un’emozione, perché l’emozione ti fa vedere ciò che tu vuoi vedere, e fare delle cose che non dovresti fare. Dobbiamo seguire le regole, perché possono essere indaginose - sono d’accordo che vadano velocizzate - ma sono sacrosante. Sull’onda di un’emozione popolare e dietro una pressione indebita di alcuni media sì è ceduto. Io non faccio il piaggiatore,  non intendo fare carriera politica, a me interessano i pazienti ma per una buona volta il ministro Lorenzin si è alzata e ha detto: “Le cose si fanno come devono essere fatte”.
Professore, lei la trova la cura per la SLA?
Ci spero veramente. Non so se sarà la cura ma se riesco anche solo a rallentarla avrò vissuto per qualcosa. E mi creda, quella sarebbe una grande cosa. Sono trentadue anni che faccio questo lavoro, ventiquattro che mi dedico a questo studio. Ho promesso che sarei arrivato a farlo e l’ho fatto, spero solo di non fare del male a nessuno. Non mollo finché ho un anelito di vita. Quella non è una malattia, è veramente peggio di qualsiasi cosa un essere umano possa immaginare e mi creda ce ne sono tante altre. Possono continuare a tagliarmi i finanziamenti, non approvarmi i progetti per migliorare il trial clinico - recentemente ci hanno bocciato una richiesta di finanziamento per migliorare la sperimentazione - non molliamo, andiamo avanti. I bergamaschi hanno un pessimo carattere, e io sono uno di quelli.             
Mariangela Mariani


LEGALIZACIÓN
Cannabis terapeutica la cura proibita
Lucia deve combattere con la sclerosi multipla, e con le poste. Il pagamento dell’Asl per il Bedrocan, un farmaco a base di cannabis, non è mai arrivato in Olanda e, per un disguido, non le è rimasto che rivolgersi al mercato nero, allo spaccio. Perché ci si cura anche con la marijuana, soprattutto per i suoi effetti miorilassanti. Lucia Spiri è la presidente del primo Cannabis Social Club in Italia LapianTiamo, un’associazione no profit con sede a Racale, in provincia di Lecce. Il segretario è un foggiano, Andrea Trisciuoglio. Lucia si era rivolta a lui perché non riusciva ad avere un dosaggio maggiore di canapa. Andrea l’ha portata dal suo medico, e a Foggia è riuscita ad avere quella prescrizione. Si sono conosciuti così, e ora è come una sorella per lui. Hanno deciso di prendere un terreno e coltivarsi la canapa da soli, in Salento. Intendono produrla indoor (al coperto), in modo da ridurre il rischio di contaminazioni.
“Depositammo un anno fa una proposta di legge in Parlamento, ma ci rendiamo conto che la politica nazionale dorme, di conseguenza ci siamo rivolti alle istituzioni regionali. Abbiamo parlato del nostro progetto con il Presidente Vendola e con l’assessore Elena Gentile e siamo convintissimi che vogliano fare una proposta di legge nei prossimi giorni”. La proposta di legge regionale prevede l’approvvigionamento della canapa a scopo terapeutico tramite LapianTiamo.  “La produrremmo per fornirla al servizio sanitario regionale pugliese. La Regione Puglia farebbe da apripista. Non si tratta di buonismo verso i malati: i costi assurdi della canapa sono serviti a far prevalere il buonsenso”. A Foggia, in un convegno organizzato dai radicali dell’associazione Mariateresa Di Lascia, sono stati analizzati gli aspetti sanitari e normativi. “La battaglia sulla cannabis terapeutica che viene condotta in modo pionieristico dall’associazione LapianTiamo ci vede attivamente presenti - spiega Norberto Guerriero, il segretario dell’associazione radicale di Foggia da sempre impegnata nelle battaglie antiproibizioniste - La risposta delle persone, numerose e interessate, conferma come il tema della cannabis terapeutica e più in generale il diritto alla libertà di cura siano di stringente attualità e necessità”. A Torino, il consiglio comunale ha pronunciato uno storico sì alla liberalizzazione della cannabis per scopi terapeutici. L’associazione di Lucia e Andrea ha imposto un ultimatum, i malati non hanno più tempo: “Si tratta solo di regolamentarci. Se non dovesse partire la legge, abbiamo acquistato un terreno e a marzo la piantiamo”.            m.m.

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n. 10 / Dicembre 2017

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