Regali acquistati on line, le insidie dell’e-commerce

Regali acquistati on line, le insidie dell’e-commerce

Carte prepagate e dati sensibili

Attenti alle truffe dei cybercriminali

I casi di frode con le carte di credito si sono ridotti negli ultimi anni di numero, ma i capitali sottratti in maniera fraudolenta sono, invece, aumentati. Diminuisce la quantità, dunque, ma sale la qualità. E questo in particolare in concomitanza con le festività natalizie a causa degli acquisti che sempre più spesso vengono effettuati on line, complici offerte strabilianti dietro cui, spesse volte, si celano inganni e truffe. Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore: a livello mondiale, nell’ultimo anno, il costo medio per vittima è aumentato da 197 a 298 dollari; in Italia il 56% degli adulti ha avuto esperienza di crimini informatici, circa sette milioni negli ultimi dodici mesi. Nonostante ciò il 60% degli italiani continua a utilizzare reti wi-fi non protette, con il risultato di una ingestibilità dei rischi nella trasmissione di dati sensibili.
La maggior parte dei crimini informatici deriva dall’utilizzo di dispositivi mobili non protetti. Per tale ragione il 38% di chi utilizza gli smartphone è vittima di crimini informatici. Anche l’utilizzo dei social network senza precauzioni (non eseguendo la disconnessione dopo ogni sessione, connettendosi a sconosciuti) può essere terreno fertile per i cybercriminali. Per effettuare pagamenti, consiglia la Polizia Postale, conviene sempre utilizzare il sistema che più tutela l’acquirente. Solitamente la carta di credito è sicura se utilizzata per acquistare su un sito di cui si è accertata la sicurezza e l’autenticità.
“Che si parli di home banking o di carte di credito – commenta Simona Garofalo, bancaria di un istituto di credito foggiano- il sistema è sicuro dal punto di vista dell’offerta. Gli istituti bancari e gli emittenti delle carte di credito, per evitare che i propri clienti cadano in trappole così ben congegnate, aggiornano costantemente i loro sistemi di sicurezza ed escogitano strumenti  precauzionali quali password dispositive, token, sms-allert. L’anello debole è appunto il cliente che spesso abbocca all’amo lanciato dai pirati informatici,dietro i quali spesso si nascondono vere e proprie organizzazioni criminali. Bisogna fare attenzione e spesso diffidare, nel mondo e-commerce, delle offerte strabilianti a meno che non siano lanciate da aziende note ed affidabili. In particolare, è sconsigliabile inserire i dati relativi alla propria carta di credito in siti non protetti da sistemi di sicurezza. Per verificare questo aspetto bisogna accertarsi della presenza di certificati di protezione e verificare che il nome posto accanto alla dicitura “Rilasciato a” corrisponda con quello del sito”. Attenzione alle offerte presenti sui social network. “La creazione di innumerevoli forum, chat, blog e canali tematici ha dato nuovo impulso alle truffe online. Prima di rispondere a qualsiasi tipo di offerta è sempre opportuno controllare le credenziali del mittente. Un altro suggerimento a tutela del cliente potrebbe essere quello di utilizzare carte di credito prepagate per i pagamenti on-line, ricaricate solo per l’importo dell’acquisto in rete, limitando l’eventuale danno”.
Anche sul fronte home banking esistono poche, ma fondamentali regole da seguire: prima fra tutte custodire segretamente i codici di accesso e cambiare le password frequentemente. “Diffidare deve essere una regola anche quando si riceve una mail in cui la banca chiede di cliccare su un link per autenticarsi e modificare i codici di accesso”. Social engineering è il nome delle truffe on line di ultima generazione. In pratica, avviene quando si carpiscono informazioni sulle carte di pagamento sfruttando la buona fede e l’ingenuità del legittimo titolare. In che modo? Anche attraverso un contatto diretto tra frodatore e vittima: il primo contatta la seconda spacciandosi per un operatore bancario e ottiene il codice segreto della carta con il pretesto di un aggiornamento del sistema informatizzato. Un gioco da ragazzi.            Anna Russo


Il contraffatto inconsapevole

In trappola cercando l’affare

“Troppo bello per essere vero” è una recente campagna di sensibilizzazione della Comunità Europea contro il contraffatto ed è anche quello che pensiamo ogni volta che un venditore ambulante ci mostra la “merce di valore” (a suo dire) che tiene gelosamente nascosta nel bagagliaio di un’auto, oppure quando su siti web ci viene proposta la borsa del nostro marchio preferito a prezzi improponibili. Improponibili, esatto, perché assolutamente distanti dall’effettivo valore sul mercato. La spiegazione è solo una: contraffazione. Un mondo vastissimo, che interessa il mercato dei medicinali, quello della moda, dei prodotti alimentari, degli apparecchi elettrici, dei cosmetici, dei giocattoli con il quale è molto facile venire a contatto, anche involontariamente, soprattutto in concomitanza dei grandi acquisti natalizi, complice la crisi che spinge a cercare l’ “affare” ad ogni costo. Il fenomeno, oltre a costituire un grave ostacolo all’economia, alla crescita e all’occupazione (poiché vengono danneggiate aziende e imprese che producono e commercializzano gli “originali”) può presentare rischi per la salute e la sicurezza. I capi di abbigliamento contraffatti, per esempio, possono essere pericolosi. I prodotti chimici usati nel settore tessile, dell’abbigliamento e delle calzature in Europa sono accuratamente analizzati e sono vietati se ritenuti dannosi. Ma i capi di abbigliamento falsi possono contenere agenti chimici non testati causando allergie e irritazioni. “I prodotti contraffatti – spiega Lucia La Torre, presidente di Terziario Donna - non seguono gli stessi standard di quelli originali e solitamente devono essere sostituiti più spesso. I prodotti originali devono passare attraverso un elevato numero di controlli di qualità che ne accertano la sicurezza. Perché un truffatore dovrebbe spendere tempo e denaro in tutti quei controlli?”.
La “trappola” del contraffatto scatta soprattutto on line. Quando si acquista in rete la scelta per gli acquirenti è fortemente influenzata da marchi e reputazione. I siti web fasulli, per tale ragione, si sono sempre più evoluti e risultano difficilmente distinguibili dai siti originali. Per attirare i consumatori, vengono utilizzati nomi di dominio molto simili a quelli di note marche di beni di lusso.
“La Federmoda – commenta Vincenzo Specchio, presidente provinciale dell’organizzazione in seno a Confcommercio - ha promosso innumerevoli iniziative per combattere contraffazione e abusivismo rivolgendosi ad amministrazioni comunali e Guardia di Finanza e chiedendo leggi specifiche”. Specchio è certo che il contraffatto sia un fenomeno legato alla vendita sulle bancarelle e on line, e quindi lontano dai canali di vendita tradizionali poichè “i negozi storici non distruggerebbero la loro reputazione e immagine per un margine limitato di guadagno”. Invita, invece, a prestare attenzione all’e-commerce: “su internet ci sono aziende, ad esempio, che propongono scarpe contraffatte insieme ad originali. Lo si scopre solo prestando molta attenzione alle dicitura piccolissime poste in un angolino che indicano il ‘ fac simile’. Il cliente, così, sborsa 100 euro per un paio di scarpe che costerebbero più del doppio in negozio. In realtà, e se ne accorge quando le visiona personalmente, si tratta di un falso”. Al momento, le imprese possono fare ben poco per proteggere se stesse e i loro clienti contro trucchi simili. “Chi acquista – conclude Specchio - dovrebbe mandare mail al rivenditore chiedendo conferma dell’originalità del prodotto”. In ogni caso, campanello d’allarme per i cittadini devono essere: il prezzo basso e la grande disponibilità e diffusione di tali oggetti. Dopotutto… troppo bello per essere vero!                   a.r.

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n. 10 / Dicembre 2017

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