Il pericolo incombe sotto l’albero? Occhio a truffe e raggiri, sia in casa che on-line

Il pericolo incombe sotto l’albero? Occhio a truffe e raggiri, sia in casa che on-line

Scorrendo le pagine di cronaca dei quotidiani, siano essi locali o nazionali, si ha la netta sensazione di aver compiuto un balzo indietro nel tempo, fino agli anni Ottanta. Una sensazione figlia della recrudescenza di alcuni reati tipici di quel periodo. Scippi di oro e borseggi, truffe agli anziani e perfino furto e contrabbando di tabacchi sono tornati a fare capolino nelle città, a nord come al sud, a dimostrazione che – anche per il crimine – tutto il mondo è paese. Le colonne della cronaca, però – è bene precisare - non hanno mai smesso di raccontare episodi di questo tipo, ma è fuor d’ogni dubbio una loro recente riacutizzazione. Diversa è, certamente, la matrice sociale: trent’anni fa, infatti, si presentava come il rovescio della medaglia di una improvvisa stagione di benessere; oggi, invece, complice la generalizzata crisi economica, si colpisce chiunque abbia qualcosa. E non è un caso se ad essere maggiormente vessati sono gli anziani, tra le cosiddette ‘categorie deboli’.

Spesso il pericolo si nasconde in strada, dinanzi allo sportello bancomat o all’uscita degli uffici postali. Altre volte bussa direttamente alla porta di casa: ha l’aria gentile e curata di un rappresentante o di un volontario di campagne benefiche, oppure ha la coscienza sporca e il braccio violento di chi, con poche fulminee mosse, riesce a portare via oro e denaro, frutto di anni di sacrifici o ricordi di famiglia. Come accade d’estate, quando gli anziani restano più soli, anche nel periodo natalizio si registra una maggiore incidenza di questi reati. In questo periodo, infatti, si abbassa sensibilmente la ‘soglia del sospetto’, si ha una maggiore disponibilità di denaro in casa (in previsione di piccole spese e regali) e si è inspiegabilmente più aperti e disponibili verso il prossimo. Anche se lo sconosciuto di turno è tutt’alto che bene intenzionato.

Contesti di solitudine ed isolamento. L’esposizione al rischio cresce parallelamente all’aumento della solitudine in cui si ritrovano le vittime designate. Perché nulla accade per caso. “E’ necessario fare prevenzione e informare quante più persone possibile dei pericoli cui possono andare incontro. Senza, però, creare allarmismi inutili”. La posizione di Cristina Finizio, vice questore aggiunto in forza alla Divisione Anticrimine della Questura di Foggia è chiara ed inequivocabile. Dopotutto ne ha visti passare, dalla sua scrivania, casi di truffe e raggiri ai danni di Over65 e sa bene che l’unica vera arma in grado di infrenare il fenomeno è una campagna di informazione efficace, semplice e diretta, in grado di portare il messaggio a tutti: agli anziani, (“vittime di uno dei reati più odiosi e crudeli”, spiega) come ai familiari, amici e loro addentellati. “Perché è nella solitudine – sia essa momentanea o perdurante – che il truffatore trova campo fertile per raggiungere il suo scopo”.

Truffatori in scena: buona la prima. Il ‘canovaccio’ della recita è consolidato da tempo. Sono le ‘variazioni sul tema’ a rinnovare i consumati cliché. Spesso cavalcano l’onda dell’attualità, promuovendo raccolte fondi farlocche per sposare la causa o contribuire all’emergenza di turno. Altre volte, invece, basta una scusa banale ed un aspetto convincente per carpire la fiducia della vittima designata. “E non si tratta di ingenuità o leggerezza, perché si tratta di persone abili nell’arte del raggiro e dell’inganno, veri e propri ‘cacciatori di anziani’. Persone insospettabili, di mezza età – spiega ancora Finizio – si presentano ben vestite e curate, spesso in compagnia di una donna (per un ‘effetto rassicurante’), oppure di un bambino (per giocare la carte della tenerezza)”. In altri casi, entrano in casa sfruttando una presunta professionalità (sono finti dipendenti Inps, letturisti del gas, impiegati di banca) e, grazie a questa paventata qualifica, riescono ad accedere a tutte le informazioni riguardanti depositi di denaro, conti in banca, posizione previdenziale. “E’ spesso la paura di perdere quel poco che si ha a far crollare l’ultimo muro di difesa e lasciare ad uno sconosciuto libero accesso ad informazioni sul credito e sui propri piccoli e grandi averi”, continua. “Oppure la speranza di poter riscuotere una piccola fortuna inaspettata”. Troppo bello per essere vero.
Il caso: furto da 60mila euro. Lo sa bene, ad esempio, un anziano di Foggia vittima di un raggiro a quattro zeri, messo in atto da un sedicente impiegato di banca. L’uomo, mezza età e bella presenza, aveva bussato alla sua porta per verificare la corretta corresponsione degli aumenti della pensione ma è poi andato via con un bottino da 60mila euro. “Purtroppo si riscontrano ancora troppe difficoltà nel far accettare il concetto di ‘moneta elettronica’”, spiega ancora Finizio. “Per questo è importante coinvolgere non solo i parenti e le persone prossime all’anziano di turno, ma anche gli impiegati di banca e delle poste”. Questi ultimi, ad esempio, dovrebbero spiegare loro che all’esterno di banche ed uffici postali nessuna persona è autorizzata a chiedere informazioni sui conti deposito personali e che nessun impiegato di banca è incaricato di verificare porta a porta il numero di serie delle banconote o gli interessi maturati.

Vergogna e senso di impotenza: poche denunce. “E’ difficile stimare la portata del fenomeno perché molti casi non vengono denunciati. E questo accade per vergogna, rabbia, senso di impotenza. Si tratta di situazioni che ‘uccidono’ moralmente e psicologicamente una persona, oltre che a rovinarla sul piano economico”. Molto spesso, infatti, i truffati nascondono l’accaduto perché mortificati, perché temono rimproveri dai figli o perché avviliti dalla presa coscienza di non saper più distinguere la verità dalla menzogna. La totale assenza di remore è l’unico elemento che può accomunare i truffatori. “Si tratta di persone senza scrupoli: abili seduttori, capaci di scegliere i tempi e i modi giusti per far cadere nella trappola l’anziano designato”, spiega. Molto spesso sono “trasfertisti”: vengono da un’altra città, in coppia o in bande; inquadrano il territorio, individuano le potenziali vittime, ne studiano abitudini e punti deboli e poi lasciano il luogo del misfatto non appena racimolato un gruzzolo consistente. Arrivano nelle case soprattutto di mattina, quando è più facile trovare l’anziano solo e quando la soglia del sospetto è più bassa. In molti casi si presentano con la scusa di conoscere un familiare e sulla scorta di questa conoscenza convincono le vittime a firmare contratti capestro o a carpire informazioni sensibili come le coordinate bancarie. Anche una firma estorta, infatti, è in grado di sottoscrivere contratti e servizi, accendere prestiti e finanziarie per conto terzi (in caso di frode contrattuale si può esercitare il diritto di recesso entro 10 giorni lavorativi, ma questa possibilità non è nota a molti).

Pizzicate le corde della sensibilità e della famiglia. Molto spesso, i ‘cacciatori di anziani’ giocano la carta di figli o nipoti che vivono o studiano fuori città, per mettere in piedi malcelate truffe a nome di agenzie assicurative. Il caso più ricorrente è quello dell’agente incaricato di consegnare un assegno (premio assicurativo o rimborso per incidente stradale). Si tratta di cifre consistenti, di alcune migliaia di euro, a fronte delle quali l’anziano di turno è chiamato a corrispondere poche centinaia di euro per il disbrigo della pratica. E così, il truffatore va via con un gruzzoletto recuperato senza troppa fatica, mentre l’anziano si trova in mano un assegno, riprodotto ad arte, che non è altro che cartastraccia. Per questo è bene fare attenzione alla propria spazzatura: mai disfarsi di comunicazioni e vecchie ricevute del proprio istituto di credito o della propria agenzia assicurativa senza prima averle stracciate; mai disfarsi di lettere lasciando leggibile la finestrella con destinatario e indirizzo: è la spazzatura la principale fonte di informazione per i truffatori.

Difendersi non è poi sempre così semplice. “I consigli veramente utili – conclude Finizio - sono quelli di sempre e che vanno a braccetto con il buon senso: non aprire la porta di casa a sconosciuti anche se vestono un’uniforme o dichiarano di essere dipendenti di aziende di pubblica utilità. Ancora, quando si fanno operazioni di prelievo in banca o quando si va a ritirare la pensione, farsi sempre accompagnare da un parente o conoscente fidato”. Evitare di mantenere grosse cifre di denaro contante in casa e soprattutto “non firmare mai alcun documento senza aver prima consultato un’altra persona. Basta veramente poco per evitare di perdere tutto: denaro, dignità, ricordi e sacrifici di una vita”.
Maria Grazia Frisaldi


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n. 10 / Dicembre 2017

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