In trincea nel quartiere a luci rosse

In trincea nel quartiere a luci rosse

Viale XXIV Maggio: così parlano residenti e commercianti. Pieno di case chiuse. Ad adescare uomini anche ragazzine di quattordici anni.

Sono quasi le 22 di un giorno infrasettimanale. In giro, nei dintorni della stazione, non si vede una prostituta. Sarà un caso, sarà la Champions League.  Qui altroché se ci sono. “Sono tante e pure minorenni. Il viale è pieno e anche le strade limitrofe. Sono ad ogni angolo”. Ce lo conferma il titolare di un bar del quartiere ferrovia. Ci sta da mattina a sera e ne vede di tutti i colori. Descrive un quartiere a luci rosse, tra case chiuse e lucciole che trascinano i clienti nei portoni. Le ronde delle forze dell’ordine non sono un deterrente. “Francamente più volte ho visto posti di blocco, perché ne fanno la sera, con le prostitute a dieci metri. Secondo loro non possono farci niente, perché in quel momento non stanno esercitando il loro lavoro, o comunque non danno fastidio e non vengono colte in flagranza di reato”. Battono anche durante il giorno, attorno alle panchine della discordia. Nemmeno eliminandole se ne sarebbero liberati. “Se si fa un giro all’ora di pranzo lungo la strada accanto al cinema Cicolella le trova sul marciapiede. E ce ne sono anche alle spalle dell’hotel”. E non è tutto, perché la zona pullulerebbe di case chiuse. “La maggior parte delle prostitute qui sono minorenni, vedo delle bambine di 14 anni che non danno nell’occhio ma se le segui con lo sguardo ti accorgi che adescano uomini. Hanno affittato dei pianterreni. Fino a quando lo fanno in casa e neanche te ne accorgi nulla da ridire, il problema è quando accade agli angoli delle strade, sotto le abitazioni, davanti ai bambini, nei portoni. Sono state beccate delle prostitute nei palazzi, alle otto di sera. Una di loro è stata sorpresa con un vecchietto a fare atti osceni”.
Lui è indignato. Qui sono tutti arrabbiati, residenti e commercianti, tra prostituzione e degrado.  “Ci siamo stancati. Tant’è vero che abbiamo creato un comitato di residenti e commercianti del viale XXIV Maggio e stiamo vedendo di organizzare degli eventi per riportare gente sul viale, farlo rinascere e fare in modo che riacquisti la sua bellezza di dieci anni fa. Perché i foggiani non passano più da qui. Il viale è morto. La gente arriva fino alla Banca d’Italia e torna indietro perché il viale della stazione è diventato solo una strada di prostituzione e degrado. Ecco come si è ridotto”.
Gli abitanti e gli esercenti della zona hanno sollecitato il Comune per panchine nuove, cestini, e per ripristinare marciapiedi e illuminazione. Per quanto l’abbiano spuntata hanno dovuto vedersela anche da soli.  C’è voluta la loro iniziativa per sostituire i lampioni. “Noi commercianti stiamo facendo il possibile per cercare di fare in modo che il viale ritorni quello che era una volta”. Il lento declino è cominciato qualcosa come quattro anni fa, “e la situazione non fa altro che peggiorare”.  Un’altra soluzione, oltre gli eventi promossi dal comitato, ci sarebbe: “Le istituzioni dovrebbero fare più del loro dovere. Più di quello che fanno. Loro lo sanno chi sono, dove stanno e quanti ne sono. Ma non fanno niente. In Via Galliani i residenti si sono lamentati per la prostituzione minorile. Per due giorni hanno fatto vedere che hanno presidiato la zona, poi sono spariti e adesso si è ripopolata un’altra volta”.
Mariangela Mariani

Multe e fogli di via
Gli strumenti in mano alle forze di polizia

“Abbiamo fatto irruzione in alcuni edifici in città e in periferia, come nella zona del Salice, dove abbiamo scoperto case di appuntamento. Il problema della prostituzione esiste ed oggi, rispetto al passato, abbiamo nuovi strumenti per combatterlo”. Dirigente della Squadra Mobile prima, della Divisione Anticrimine ora, Antonio Caricato ha ben chiaro il fenomeno.
“Fino al 2000 la prostituzione era gestita prevalentemente da albanesi, le donne erano in uno stato di soggezione e sottomissione, vivevano in casolari. Tutto quello che guadagnavano veniva loro sottratto. Ciò ha spinto alcune a collaborare con noi perché ormai stremate. Oggi la prostituzione è gestita prevalentemente da romeni e bulgari che hanno un approccio diverso, meno aggressivo. Adesso le donne che si prostituiscono in città vestono in modo normale, non vivono più in uno stato di soggezione, partecipano agli utili. Attualmente i protettori sono meno visibili perché i reati puniti penalmente sono il favoreggiamento e lo sfruttamento per cui preferiscono essere più defilati per timore di essere intercettati e scoperti”.
Parlava, però, di nuovi strumenti. Quali?
“Sino a qualche anno fa si contrastava la prostituzione con l’attività investigativa, non esistevano validi strumenti di prevenzione. Dal 2008 è stata data la possibilità ai sindaci di emettere ordinanze con cui la prostituzione in ambito comunale è vietata. Chi la pratica incorre in un illecito amministrativo che prevede multe a prostitute e clienti fino ad un massimo di 500 euro. Nei confronti delle prostitute, inoltre, il questore può emettere il foglio di via obbligatorio se risultano senza stabile dimora. Nel caso di violazione c’è un provvedimento di inosservanza che comporta denuncia. A seguito dell’ultima ordinanza del sindaco di Foggia, risalente a luglio 2013, sono state multate dalla polizia 72 persone tra clienti e prostitute”.
Africane su via Manfredonia e lungo la Statale 16, romene e bulgare in città. E la prostituzione cinese?
“È difficile fare indagini perché la miriade di dialetti utilizzati non ci permette di fare intercettazioni, ma sappiamo che alcune lavorano in casa”.
Prostituzione d’alto bordo?
“Sono fenomeni da esaminare in base al contesto socio-economico e al tenore di vita della città e la crisi degli ultimi tempi ha fatto aumentare l’offerta e abbassare i prezzi. Per ora non è stata accertata la presenza di escort, donne imprenditrici di se stesse, ma non è escluso. Purtroppo, non essendoci un reato specifico, non è facile indagare. Ma chi è disposto a spendere di più, difficilmente rimane a Foggia, preferisce spostarsi per evitare di essere notato”.       a.r.

Squillo in appartamento
La parola all’amministratore di condominio

Prostituzione in appartamenti presi in affitto: generalmente, la persona che cede in locazione l’immobile risulta essere inconsapevole di quanto accade tra quelle mura. Ne abbiamo parlato con Luca Zichella, amministratore condominiale.
«L’affitto alle prostituite non è mai esplicito – conferma – di solito gli appartamenti sono locati a singole persone che svolgono queste attività illecite all’insaputa del proprietario stesso». Da vent’anni nel settore, Zichella inoltre precisa: «L’affittuario può essere già intenzionato a svolgere questa attività: spesso si presenta come un manager con liquidità che è disposto a pagare anche subito l’intero importo, fungendo così da esca per il proprietario». Per difendersi da queste situazioni i condomìnini possono con una delibera, presa con la maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresenti la metà del valore dell’edificio, approvare il divieto di esercitare la prostituzione nello stabile. Ma chi si accorge che poi negli appartamenti avvengono incontri a luci rosse? «I primi a rendersi conto della situazione sono gli altri condomini – aggiunge Zichella – i quali notano persone mai viste prima nello stabile e, come è accaduto più di una volta, uno strano via vai di gente a qualsiasi ora del giorno e della notte». Tuttavia, a parte i clienti di ogni genere che affollano il condominio, non ci sono precisi tratti distintivi sulle donne che svolgono la professione più antica del mondo:«Non si può fare di tutta l’erba un fascio – afferma l’amministratore – in quanto nei condomini vivono pacificamente famiglie cinesi, ragazze straniere e studentesse Erasmus, in riferimento ai quali non è stato mai segnalato nessun problema». E qualora un’inquilina italiana o straniera venga scoperta a svolgere quest’attività all’interno dello stabile «ci si può rivolgere subito ai Carabinieri, avvisando contestualmente il proprietario il quale dovrà provvedere a sgombrare l’appartamento. Diverso è il caso dei singoli proprietari che usano i loro appartamenti normalmente di piccole dimensioni come “piede à terre”: anche in questi casi sono stato chiamato per risolvere in extremis situazioni “equivoche” che si venivano a creare tra marito moglie e amante con la complicità del proprietario di turno! Ma questa è un’altra storia contro cui il regolamento condominiale può fare ben poco».                   
Dalila Campanile

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n. 10 / Dicembre 2017

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