Gioco d’azzardo, l’inganno della seduzione

Gioco d’azzardo, l’inganno della seduzione

È inserito tra i disturbi del comportamento e trattato come una dipendenza patologica
Il sociologo Fiasco: “Il popolo è in balia di manipolazioni volte ad asservire le persone più fragili
a cura di Anna Russo

In tutte le pubblicità c’è sempre un bel volto, magari è quello di un personaggio dello spettacolo, famoso e simpatico, di cui ti fideresti senza pensarci due volte anche se volesse venderti un acchiappafantasmi. Proprio lui è lì, a consigliarti, dallo schermo del televisore, la giocata che potrebbe cambiarti la vita. Milioni di euro tutti insieme oppure una rendita mensile di tutto rispetto per almeno vent’anni. Come dire di no al canto così ammaliante della sirena? Tutta pubblicità ingannevole, ritengono gli esperti, che promette di migliorarci la vita, ma che in realtà può distorcere seriamente la nostra capacità cognitiva spingendoci verso la dipendenza al gioco. Una patologia molto sottile, relativamente da poco riconosciuta come tale e forse non ancora realmente condannata dal senso comune. Proprio per questo, prendendo spunto da un seminario organizzato da Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della ASL FG e dalla Fondazione antiusura Buon Samaritano, abbiamo deciso di analizzare il fenomeno sotto diversi punti di vista: sociale, sociologico e terapeutico.
Tra i più grandi esperti di problemi del gioco d’azzardo c’è il sociologo romano Maurizio Fiasco, consulente della Fondazione Buon Samaritano.
Ci sono dei caratteri di predisposizione a questa dipendenza?
Nel caso del gioco d’azzardo non vale il criterio della predisposizione, ci sono però delle situazioni ricorrenti. Nelle aree di crisi industriali, ad esempio, a causa della perdita di lavoro, molti soggetti hanno iniziato a trascorrere gran parte delle loro giornate a infilare monetine nelle slot machine. Questo, per l’effetto di distanziamento, di attenuazione della sofferenza che ne riscontrano. Spesso i giocatori d’azzardo sono persone che hanno avuto un lutto, o soggetti con frustrazioni lavorative perché mobbizzati, frustrati nelle possibilità di carriere. Le patologie da gioco d’azzardo sono molto diffuse anche tra gli appartenenti ai corpi militari e di polizia, nelle professioni d’aiuto ad alto stress come infermieri e medici. C’è poi l’adolescente che vuole mettersi in gioco, che ha bisogno di trovare uno schermo su cui proiettare la sua ricerca di identità, soprattutto nei casi in cui in famiglia manca la comunicazione interpersonale. È una varia umanità, insomma, che è caduta in queste dipendenze perché l’offerta di gioco è entrata nella quotidianità, tra le mura domestiche, nel bar sotto casa, nella mensa aziendale, nei ritrovi più disparati. Si comincia per caso con la slot machine fino a quando il gioco diventa il pensiero dominante che copre gli altri pensieri, le ansie, le sofferenze.
Quali sono i giochi che danno più dipendenza?
Quelli ad altissima frequenza e gratificazione intermittente come le slot, il gioco on line e i “Gratta e vinci” se diventano un appuntamento fisso. Ma al di là del gioco, ciò che incrementa la dipendenza è la combinazione di tecnologia, sorgente luminosa, gingle musicali all’interno di sale in penombra, dove le uniche sorgenti luminose sono le installazioni, dove nessuno incrocia lo sguardo di un altro. All’interno di questi luoghi si cade in una fase di automatismo, quasi letargica.
A proposito di “Gratta e vinci”, qual è il segreto del loro successo?
Il popolo è stato lasciato in balia di manipolazioni volte ad asservire le persone più fragili. Per intenderci, “Win for life” è una grande operazione di marketing in cui confluiscono tre elementi: la manipolazione della paura (molto diffusa per l’incertezza che si ha del proprio futuro economico), una vincita che, essendo modesta e dimensionabile cognitivamente (posso quantificarla mentalmente) sembra più vicina, più raggiungibile e fattibile rispetto alla grande vincita (e invece c’è una probabilità ogni 20 milioni) e, terzo elemento, un obiettivo rispettabile poiché promette un vitalizio per fare una vita tranquilla senza la disapprovazione sociale. Che male c’è nell’aspirare ad una serenità economica? Il segreto è tutto qui.

L’allarme sociale
A rischio le famiglie, soggette a disgregazione
Se ci si fermasse alla giocata ogni tanto si potrebbe essere dei giocatori “sociali” per tutta la vita; se la passione diventasse una patologia, allora le carte in tavola cambierebbero e a perdere sarebbero in molti, le famiglie innanzitutto. È per questo che la Fondazione antiusura Buon Samaritano, con il suo presidente Pippo Cavaliere, lancia continuamente questo grido d’allarme. “Da parecchi anni stiamo investendo in risorse umane e finanziarie nella lotta a queste problematiche che hanno fortissime ripercussioni sul piano sociale. Abbiamo verificato che le famiglie che vivono un disagio sociale a causa del gioco, che si indebitano per esso e sono poi soggette a disgregazione. I dati sono allarmanti: basti pensare che nel 2012 gli italiani hanno speso nel gioco ben 90 miliardi di euro. Se pensiamo che una manovra finanziaria dello stato è di 15-20 miliardi di euro, ci rendiamo conto di quanto questa cifra sia rilevante”.
Cosa si può fare?
Noi agiamo sul piano della prevenzione-informazione. Diciamo ai cittadini di essere molto attenti, abbiamo più volte affrontato questa questione con lo Stato affinchè nelle pubblicità venga evidenziato il rischio del gioco. Così come sui pacchetti di sigarette c’è la scritta che il fumo uccide, chiediamo che anche nelle pubblicità del gioco venga evidenziato il rischio che si corre. Abbiamo chiesto anche la chiusura di tutti i centri in prossimità delle scuole.
Non è una contraddizione il fatto che lo Stato guadagni con il gioco d’azzardo e che contemporaneamente ne riconosca i danni?
Noi infatti contestiamo questa contraddizione che è evidente ed è acuita dalla circostanza che negli ultimi anni gli utili dello stato sono notevolmente diminuiti. Chi ne beneficia realmente sono le concessionarie. Questo è un tipico esempio in cui l’interesse privato prevale su quello della collettività.

Passione femminile
Molte giocano poche escono allo scoperto
Le donne che giocano sono tante anche se in poche decidono di uscire allo scoperto. Al Sert di Foggia si sono rivolte in tre in sette anni di attività, ma tutte hanno abbandonato. Eppure il problema esiste. Da dati statistici sembra che le donne preferiscano dedicarsi soprattutto a slot machine, “Gratta e vinci” e Lottomatica. Molte sono donne di età avanzata, spesso già pensionate. Perché lo fanno? L’obiettivo è sempre lo stesso: risollevare economicamente le finanze dei figli. Si avvicinano al gioco per curiosità e basta una prima vincita a far scattare la distorsione cognitiva che il gioco possa essere una fonte di guadagno. Di qui la dipendenza.
Nel caso dell’uomo giocatore, la partner si accorge subito di eventuali anomalie nel suo comportamento, nota se passa molto tempo fuori casa e se sperpera il denaro anche perché è la donna, solitamente, a gestire il portafoglio. Rispetto agli uomini, invece, le donne vengono scoperte più tardi dai familiari perché passano molto tempo da sole, il marito è a lavoro oppure sono donne anziane, che vivono lontane dai figli. Il passaggio, poi, tra il comportamento che potremmo definire nella norma (un “Gratta e vinci” o una giocata al Lotto ogni tanto) a quello problematico è molto più veloce per la donna (due anni) rispetto all’uomo (quattro anni e mezzo).
Perché dunque le donne non si rivolgono ai Sert? Probabilmente per una questione di privacy, per pudore o semplicemente per vergogna, in considerazione del fatto che il gioco è socialmente visto come una prerogativa maschile.

La lunga strada della guarigione

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n. 10 / Dicembre 2017

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