La lunga attesa di Parco San Felice

La lunga attesa di Parco San Felice

L’adozione del verde da parte degli imprenditori è prassi. Ovunque, meno che a Foggia. Boeing si candida a riqualificare l’area, Apulia Felix attende: “No ad interventi occasionali”


La lista dei pretendenti si allunga, ma Parco San Felice soffre ancora della sindrome dell’abbandono. Non è bastata una tagliatina d’erba a restituirgli dignità. I riflettori sono spenti. È buio pesto. L’anfiteatro cade a pezzi. Le sale di registrazione per le band - una trovata geniale - sono diventate dei tuguri maleodoranti, distrutte dai vandali che hanno ridotto a brandelli le cabine elettriche. Nonostante la caterva di progetti di riqualificazione presentati, nessuno è ancora riuscito ad adottare quel polmone verde asfittico. Ci ha messo gli occhi pure Boeing Italia. Sì, quella degli aerei. Il colosso aerospaziale statunitense ha in mente un progetto di recupero e ha promosso una giornata di volontariato. Ma in lizza ci sono già altri candidati: consorzi, associazioni, comitati, fondazioni, cooperative che si sono proposti per gestire il parco e, soprattutto, ristrutturare le strutture presenti all’interno. Tra i più convinti, gli imprenditori dell’Apulia Felix, la Fondazione presieduta da Giuliano Volpe, Rettore (fino al prossimo 30 orrobre) dell’Università di Foggia. Sin dalla sua costituzione, nell’aprile del 2012, aveva destato curiosità, tra le attività previste dallo statuto, la gestione di aree e parchi: facile supporre che i sette soci volessero adottare proprio Parco San Felice e salvarlo dal degrado. Da lì a pochi mesi, l’archeologo, rompendo gli indugi, ammise che la Fondazione si sarebbe impegnata per riqualificarlo e farne un luogo di aggregazione giovanile, anche attraverso la costruzione di una ludoteca scientifica. Nobili propositi che, però, si sono dovuti scontrare con la ressa dei concorrenti.
“Fin da subito avevamo dichiarato la nostra forte volontà di operare a Parco San Felice ma ci sono anche altre proposte, ed è positivo, questo però ha determinato un rallentamento - spiega Giuliano Volpe -. Ciò non significa che l’idea sia sfumata: non siamo ancora riusciti a costruire col Comune di Foggia e con gli altri soggetti interessati un progetto che possa portare al recupero dell’area che versa in condizioni tragiche”. La Fondazione ora è concentrata su un’altra operazione di recupero che riguarda l’Auditorium Santa Chiara, e sul fronte aree verdi preferisce prima capire come andrà a finire col Parco: “Restiamo in attesa, vorremmo evitare piccoli interventi spot e cercare di fare delle azioni mirate che portino ad un recupero integrato. Vorremmo impegnarci per garantirne la conservazione e non per un intervento occasionale”. Certo, gli imprenditori dell’Apulia Felix sanno bene che si tratta di un investimento significativo. Non solo per il recupero della struttura edilizia. Basti pensare che per ripristinare la pubblica illuminazione servirebbero oltre centomila euro. Loro si sono fatti avanti e hanno manifestato l’interesse ad occuparsene, e ora aspettano di capire cosa voglia fare il Comune. La Fondazione, che già nel nome porta una ventata di ottimismo, ha il pollice verde e nella sua mission ha previsto espressamente il miglioramento delle condizioni della città e di crescita della qualità della vita. Si dichiarano al servizio della comunità, senza alcun tornaconto, e combattono contro il rischio di rassegnazione e autocommiserazione.
Al vice-presidente, Fedele Sannella, si deve la recente ristrutturazione del Parco della Chiesa dell’Annunciazione del Signore in via Spagna. Un atto di generosità legato alla tragica scomparsa del figlio. E seppure si tratti di un intervento personale, “lo spirito è quello della Fondazione”. Nel resto d’Italia, l’adozione delle aree verdi da parte degli imprenditori è prassi consolidata e solleva le amministrazioni comunali dall’incombenza di prendersene cura. A Foggia, da sempre inguaiata col verde, è complicato. Quasi un’impresa.
Mariangela Mariani


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n. 10 / Dicembre 2017

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