Quattro teatri a confronto

Quattro teatri a confronto

Conart Teatro

Verso il prossimo anno sociale

È stato il primo contenitore culturale, a Foggia, a doversi confrontare con i controlli di Polizia Amministrativa e Vigili Del Fuoco. Dopo il Conart Teatro, però, anche altre strutture sono state oggetto di verifiche, restrizioni e chiusure. Al centro di tutto, vi è la “questione sicurezza” – argomento capitale, per carità – ma che sta decretando, di fatto, la fine del teatro in città. Ne abbiamo parlato con Rosaria Prencipe, direttore artistico del Conart Teatro, al Villaggio Artigiani.
Dopo la “batosta” ricevuta a febbraio, la stagione del Conart è stata, di fatto, interrotta…
Il Conart Teatro si è auto-sospeso per cautela, visto l’accanimento, a mio avviso sproporzionato, delle dichiarazioni e informazioni rilasciate dalla Polizia Amministrativa. Ad oggi il Conart Teatro non ha subìto nessun sequestro, quindi sto già pensando al prossimo anno sociale.
Non si possono considerare le associazioni culturali alla stregua dei teatri pubblici: è questa la “battaglia” che state portando avanti con i vostri legali. Con quali risultati?
Nessuna battaglia, è un dato di fatto. Noi abbiamo subìto una procedura di controlli aggressiva e per questo ci siamo difesi. I risultati non tarderanno ad arrivare. Le associazioni culturali sono sostenute dai soci, che sottoscrivono volontariamente l’adesione. La sopravvivenza delle famiglie dei fondatori del Conart non dipende dall’associazione perché tutti hanno un lavoro stabile. Noi impegniamo il nostro tempo libero coltivando passioni e realizzando progetti, usando risorse personali e autofinanziandoci. Come possiamo essere paragonati a teatri pubblici?
Il sostegno ricevuto dagli affezionati del Conart è stato più volte evidenziato. Hai ricevuto altrettanto da colleghi e istituzioni?
Le associazioni che abbiamo ospitato negli anni hanno manifestato solidarietà e vicinanza. Le istituzioni? Troppo indaffarate in altre faccende…

m.g.f.


Piccolo Teatro
In attesa che passi la tempesta

In via Delli Carri non li seppellirà certo una risata. Il maestro Enzo Marchetti, fondatore della Compagnia Palcoscenico e direttore artistico del suo Piccolo Teatro, serafico, aspetta che passi la tempesta. I vigili del fuoco hanno fatto le loro osservazioni. “Sono venuti a trovarci. Abbiamo avuto un controllo, ci hanno detto quello che possiamo fare e quello che non possiamo fare”. Ha l’amaro in bocca, lo ammette: dopo tanti sacrifici, per non chiudere deve ancora dimostrare che la sua è un’associazione culturale. “Quando non esisteva il teatro del fuoco, quando non c’erano l’Oda e tutte le altre compagnie, quando il Giordano ha chiuso, noi c’eravamo, grazie ai nostri sacrifici, senza l’aiuto di nessuno - politicamente parlando - perché siamo andati avanti sempre con il contributo dei nostri soci. C’è stato un momento in cui eravamo l’unico punto di riferimento per il teatro, che sia buono o cattivo lo lasciamo dire alla gente, alla critica”. Il teatro è la sua vita, si diverte e fa divertire, ma soprattutto il suo è un piccolo contenitore di cultura. Enzo Marchetti, tra i pionieri della commedia in vernacolo foggiano, non vuole capitolare. “Malgrado l’amarezza, ho la testa dura. Ci batteremo nelle sedi opportune per far valere le nostre ragioni. Sperando che ci lascino continuare, come è successo già vent’anni fa, quando ci fu un altro controllo. Noi siamo un’associazione privata. Affermano il contrario. È una vecchia diatriba”. Non crede affatto che i controlli siano frutto di piccole rivalità. “È una voce che girava. Mi rifiuto di credere ad una cosa del genere. Sarebbe da imbecilli. Che facciamo una guerra tra poveri? Anche perché io sono tra quelli che hanno sempre sostenuto che più ne siamo, meglio è. E a Foggia siamo ancora pochi”.
Mariangela Mariani

Oda Teatro
Verso l’ok per spettacoli all'aperto

Gli attori del Cerchio di Gesso vivono di teatro, ma non possono lavorare nell’ex capannone industriale nella seconda traversa di Corso del Mezzogiorno. La struttura, di proprietà della Provincia e da dieci anni gestita dalla compagnia, era sprovvista del certificato di idoneità statica. Il sipario è calato su venti famiglie. Prima ancora che potessero giocarsela alla pubblicazione del nuovo bando per la gestione del teatro. Sono piombati in un limbo. “Sappiamo che gli uffici tecnici stanno lavorando per trovare le somme necessarie ai lavori - racconta il direttore artistico Mario Pierrotti -. Dopo l’insediamento del commissario della Provincia, attendiamo di per poter parlare con lui e capire se, come definito dalla Giunta Pepe, la situazione sarà risolta”. Votati alla causa, nonostante l’imminente scadenza dell’appalto, a Fabio Costantini, che gestisce provvisoriamente l’ente di Palazzo Dogana, porteranno quasi 5mila firme raccolte con una petizione. “Ci serviranno per mostrare al commissario che c’è tanta gente, tanta passione intorno a quella struttura”. Gli attori dell’Oda vogliono tornare in scena, all’aperto. “Siamo in attesa dell’autorizzazione della Commissione di vigilanza per lo Spettacolo per fare delle attività all’esterno. Aspettiamo che il Comune si decida, ci auguriamo in maniera celere, a darci l’autorizzazione e, in caso contrario, a comunicarci che non si può fare. Altrimenti non potremo cercare nemmeno altre soluzioni”. Tentano di farsi coraggio ed essere fiduciosi. Non intendono mollare: l’alternativa sarebbe gettare la spugna per l’Oda e diventare una compagnia itinerante. “Oltre a questo si aggiunge anche la difficoltà che stiamo vivendo con la Regione per il blocco del patto di stabilità che non permette le assegnazioni. C’è una congiunzione sfavorevole nell’intero settore dello spettacolo, però - conclude Pierrotti - in questo momento è d’obbligo essere positivi”.
m.m.

Piccolo teatro impertinente
Una “sfida” tutta foggiana

Cinquanta posti, un palcoscenico pensato per esigenze laboratoriali e un’ampia zona di “intrattenimento” culturale. È il Piccolo teatro impertinente di via Castiglione, spazio-off che ha da poco tagliato il traguardo della prima stagione teatrale. Nonostante le difficoltà e le chiusure registrate negli ultimi mesi, a Foggia c’è chi ha il coraggio di investire nella ‘cultura’. Come Pierluigi Bevilacqua, direttore artistico della Piccola compagnia impertinente.
In un periodo così difficile per gli spazi teatrali, cosa chiede il pubblico a realtà come la PCI?
“Il desiderio del nostro pubblico è chiaro: vedere spettacoli di qualità, assistere ad eventi capaci di stimolare, attraverso l’originalità e il rischio artistico, una maggiore volontà di frequentare posti come il nostro”.
Sulla questione sicurezza, però, non si può prescindere…
“La legalità è sicuramente un principio su cui fondare tutto il Paese, che su questo punto è sempre caduto e malamente. Nel caso dei teatri, credo si debba attuare una politica capace di garantire la prosecuzione dell’attività senza dimenticare la necessità di sicurezza. Non voglio certo dire che si debbano avere meno controlli e più privilegi, ma sicuramente la precarietà dell’impresa culturale, vessata da regole opinabili e incapaci di curare i propri talenti, merita un occhio di riguardo”.
Preoccupazione e sfiducia sono i sentimenti oggi dominanti. Cosa teme possa accadere dopo la pausa estiva?
Il timore che altri teatri possano avere problemi è reale. Ci siamo di mezzo anche noi e stiamo facendo l’impossibile per evitare che questo accada. Vorremmo “positivamente” temere che la città possa godere di tutte le strutture presenti, per scegliere per gusto, genere e accoglienza. Così si darebbe uno “schiaffo” a chi non vuole proteggere realtà culturali, le fondamenta di una rinascita civile laddove la necessità della stessa appare un’emergenza da risolvere al più presto.
m.g.f.

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n. 10 / Dicembre 2017

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