Tripla intervista

Tripla intervista

Manila Nazzaro, ex Miss Italia foggiana, ora conduttrice televisiva e radiofonica
“Ho detto tanti ‘No’, ma non mi sono mai sentita molestata”
Molestie sessuali. E’ bufera nel mondo del spettacolo dopo le denunce di numerose attrici e showgirl italiane ai danni del regista Fausto Brizzi (che però respinge ogni accusa). Il dibattito è infuocato e ci offre lo spunto per una serie di domande. Ne abbiamo parlato con Manila Nazzaro, l’ex Miss Italia foggiana, conduttrice televisiva e radiofonica.
“E’ un discorso serio e a me viene il vomito quando viene trattato come lo si sta facendo in questi giorni, nei salotti televisivi, da subrettine che non hanno mai subìto alcun tipo di violenza. Perché la vera molestia è quella che ti lascia un segno, non hai proprio il coraggio di truccarti, pettinarti e andare in uno studio televisivo a raccontarlo. A volte non hai il coraggio di andare a raccontarlo nemmeno in caserma, perché la violenza ti pietrifica”.
“I riflettori ora sono accesi sul mondo dello spettacolo, ma in realtà quel tipo di molestia, intesa come avance un po’ più spinta, avviene in tutti gli ambienti lavorativi. A me è successo all’università (ero iscritta a Medicina) quando non ero nessuno, e ho sentito i racconti di tante altre donne che avevano gli stessi problemi in altri ambiti lavorativi. Il problema - continua - è che il mondo del lavoro continua ad essere maschilista. Nella maggior parte dei casi le poltrone importanti sono occupate da uomini che, per loro natura, cercano sempre di sovrastare psicologicamente una donna. E non ci sono differenza tra Nord e Sud. E’ un problema tutto italiano”.
Poi la confessione: “Appena diventata Miss Italia ho subìto avances pesanti da una persona all’epoca molto importante. Era un uomo molto più grande di me. Io avevo 20 anni e non ero certo smaliziata come le 20enni di oggi. Ero una ragazzina, avevo ancora la mamma al seguito. Ma ho avuto il coraggio di dire ‘No’. Non mi sono sentita violentata in quel momento, eppure quel ‘No’ (come altri detti in seguito) mi precluse tante strade”.
“Questa cosa delle presunte molestie sta diventando un virus, ma così si perde di vista il vero problema delle violenze sulle donne. Ci si dimentica che ci sono donne che hanno davvero subìto violenze irreparabili, come Chiara Insidioso, massacrata di botte dal fidanzato e rimasta tetraplegica. Quando sento queste soubrette che raccontano ‘Mi ha chiesto di spogliarmi, mi sono sentita molestata’ a me viene da ridere. Perché io ho vissuto da vicino la storia di Chiara e mi ha lasciata veramente sconvolta. Intendiamoci, non voglio andare contro le donne. Sto solo dicendo che dobbiamo fare attenzione a come utilizziamo il nostro potere”.
Ilaria Di Lascia

Vladimir Luxuria e il tweet della discordia sulla vicenda Argento-Weinstein
“Occhio al fattore tempo: certi reati vanno in prescrizione”
Vladimir Luxuria, lo sappiamo, non le manda mai a dire. Anche a costo di risultare impopolare, lei deve dire sempre quello che pensa. Su tutto. Così, quel tweet scritto a caldo, con il quale la transgender foggiana, ex parlamentare, oggi opinionista e personaggio televisivo, commentava l’outing di Asia Argento in merito alle molestie subìte dal ‘signore’ di Hollywood Harvey Weinstein ha fatto il giro del web.
Vladimir, lei ha detto e scritto quello che hanno pensato in molti. Eppure è stata duramente attaccata…
Mi è costato davvero caro dire la mia su questa vicenda. E questo perché conosco Asia Argento, e perché la apprezzo come attrice e regista. Ma le sue dichiarazioni non mi hanno affatto convinto. Una versione che mi ha fatto sorgere dubbi e perplessità che non potevo tacere. E questo per rispetto di un tema che mi è caro - quello della violenza sulle donne - e della credibilità che tale argomento merita. Sui social, poi, mi hanno detto di tutto: che era la mia parte maschile a parlare o che sceglievo di schierarmi con gli stupratori (termine peraltro inesatto rispetto alla vicenda).
Dalle nostre parti si dice che “A pensare male si fa peccato, ma spesso si vede giusto”. Sull’argomento, e sulla sua appendice italiana, lei ha ipotizzato che molte ‘denunce tardive’ possano essere strumentali…
Alcune sì, assolutamente. Strumentali e anche pilotate dagli agenti. Tra l’altro, in questa vicenda, perché non si parla mai di loro? Gli agenti sono coloro che mandando le ragazze ai provini; possibile che nessuna di queste donne, al ritorno da un incontro di lavoro in cui si è trovata di fronte un maiale, non abbia mai raccontato loro nulla?
Che idea si è fatta?
Che o gli agenti non fanno gli interessi delle attrici (ma quelli dei produttori) o che anche qui c’è qualcosa che non mi torna. Ma prima di dare giudizi voglio informarmi meglio e aspettare i processi. Peraltro c’è un altro fattore da tenere a mente: il tempo. Perché dopo alcuni anni, certi reati vanno in prescrizione e questi ‘molestatori’ non si devono nemmeno scomodare per affrontare un processo. Almeno quello nei tribunali…
Parliamo, purtroppo, di dinamiche che possono accadere in ogni ambito lavorativo. Questa ‘valanga’ può avere degli effetti positivi?
Assolutamente sì. E’ importante che ne se parli, ma nei tempi giusti. Se posso fare un appello è quello di denunciare subito gli abusi, per individuare i colpevoli e portarli in un’aula di tribunale (non nei salotti televisivi). Mi piacerebbe che i tempi per consentire le denunce siano superiori ai 6 mesi attuali, che sono veramente pochi per elaborare un abuso o superare una soggezione psicologica e economica.
Recentemente ha dichiarato di aver subito delle avances, durante la sua carriera. Quanto l’è costato quel ‘No’?
Difficile dirlo. Sicuramente alcune cose e alcuni progetti non sono andati in porto, ma non posso ascrivere questo esito direttamente al mio rifiuto. Nel mio caso, sono state avance non violente, anche garbate; io mi sono sentita libera di rifiutare.

Virginia Barrett, artista foggiana impegnata contro la violenza di genere
“L’arma dell’ironia mi ha salvata in tante occasioni”
“Nessuno ha parlato del teatro, eppure i produttori teatrali non sono da meno”. Virginia Barrett, vip nostrana, artista a tutto tondo impegnata anche nella sensibilizzazione sulla violenza di genere, parla del suo primo amore, il palcoscenico, e degli esordi lastricati di insidie. Molestie e avances indesiderate non macchiano solo il dorato mondo del cinema. Ne ha viste di tutti i colori nella sua carriera, soprattutto agli albori. “Purtroppo il produttore non c’è più, è morto qualche anno fa, io ero una ragazzina, aveva fatto delle convocazioni per un provino. Utilizzava una tecnica molto diffusa soprattutto nel teatro che lo faceva sentire autorizzato a provarci: farti recitare delle scene in cui dovevi mostrare di essere seducente. Una volta sono andata via in malo modo. Dopo diversi anni, una mia amica mi chiamò perché non poteva condurre un evento importante, quando mi disse che il produttore era proprio lui accettai e decisi di portare con me un registratore. Ma non successe più nulla. Lo faceva con delle ragazzine un po’ più sprovvedute. Accade spesso in giovane età perché si sentono quasi in diritto di comportarsi così: credono tu abbia bisogno di loro per lavorare e farti conoscere”.
Non si salva nessuna forma artistica e non è immune nemmeno il mondo accademico, a giudicare dai racconti di Virginia Barrett. Analizza lucidamente gli ultimi scandali senza escludere che, nel mondo della spettacolo, possa esserci chi cerca semplicemente di rilanciare la propria immagine agganciandosi ad un gossip.
“Un altro aspetto trascurato è quello dei capocomici, che credono di avere il potere e si sentono autorizzati a fare delle avances e a chiederti delle prestazioni, altrimenti poi si sentono in diritto di farti cacciare dalla compagnia. Una cosa in cui credo moltissimo è l’arma dell’ironia, che mi ha salvato in altre occasioni. Un produttore che invece è ancora vivente e aveva due grosse produzioni teatrali in atto, dopo il provino si offrì di accompagnarmi a casa. Una volta arrivati a destinazione, tentò di buttarsi addosso. Io mi misi a ridere e dissi: ‘ma scusa, secondo te io mi dovrei vergognare di me stessa sapendo che tu mi hai preso per fare questo spettacolo perché sono venuta a letto con te? Pensi che io sia così cretina?’. Ridendo gli spiegai che sapevo che non mi avrebbe mai presa perché lo stavo mandando al diavolo, lui mi rispose che mi avrebbe fatto sapere. Io conoscevo già la risposta. Ma poi cosa è successo: le due persone che aveva ingaggiato non funzionavano in nessuna delle due produzioni. Allora i capocomici, all’oscuro di tutta questa storia, mi contattarono per sostituirle entrambe. Lui cercò di screditarmi agli occhi dei due soci che invece erano persone perbene, attori straordinari. Un giorno venne in teatro e l’altro socio, a cui poi avevo raccontato tutta la storia, gli sventolò un articolo che parlava solo di me e se ne andò a testa bassa”.
Virginia Barrett ha lavorato anche sul set del maestro della trasgressione e del cinema erotico, Tinto Brass, e per lui ha solo parole di profonda ammirazione: “Professionalissimo. Uno dei registi più bravi con cui abbia lavorato, ironico, divertente, sempre in compagnia della moglie. Abbiamo fatto dei provini con direttore della fotografia, costumista, truccatore, scenografo che allestiva il set. Un eccellente professionista, senza mai nessun tipo di avance”.           
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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