Avance, molestia o violenza? Le parole hanno un peso

Avance, molestia o violenza? Le parole hanno un peso

I comportamenti di cui si può essere vittima. Quando si può parlare di reato
di Valentina Dinisi - Avvocato Penalista

Nelle ultime settimane non si fa altro che parlare dei tristi episodi di molestie, a sfondo sessuale, che alcune giovani attrici, o promettenti tali, hanno subito da potenti e conosciuti produttori e registi del cinema nazionale ed internazionale. Ascoltare certi racconti fa riflettere e fa porre una serie di interrogativi: perché solo ora? Perché non sei andata via? Perché non hai denunciato? Facile porre queste domande…difficile, molto difficile trovar loro una risposta.
Tanti sono i racconti, più o meno veritieri, ma questo potrà stabilirlo solo un tribunale. Ciò che è certo è ogni racconto porta con sé un qualcosa di riprovevole, qualcosa che fa vergognare, soprattutto se si pensa alle lotte e alle battaglie che la donna affronta ogni giorno per trovare rispetto e per non far calpestare la propria dignità.
È opportuno, però, distinguere i diversi comportamenti di cui si può essere vittima, comportamenti che dal punto di vista morale sono certamente censurabili, ma quando si può parlare di reato?
Un’avance, intesa come comportamento non gradito di natura sessuale può rientrare nell’alveo della violenza sessuale solo se quel comportamento è espresso in forma fisica. Per parlare di violenza sessuale non è sufficiente che ci sia, ad esempio, un corteggiamento ossessivo, ma è necessario che ci sia o ci sia stato un contatto fisico con le zone erogene della vittima, ad esempio un bacio o un palpeggiamento, accompagnato da violenza o minaccia. Le avances non gradite ed ossessive non costituiscono di per sé violenza sessuale, ma il “meno grave” reato di molestie. La linea di confine è molto sottile, per cui è opportuno differenziare un’avance da una molestia o da una violenza sessuale.
Le avances rientrano nel più ampio mondo del corteggiamento, ma cosa accade quando questo corteggiamento si fa insistente e le avances non sono gradite? Nel codice penale italiano non è previsto il reato di molestie sessuali, per cui le avances rientrano nella disciplina della molestia semplice.
La molestia si realizza quando un soggetto in un luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo. Quindi certamente un uomo che fa ad una donna proposte oscene, che compie nei suoi confronti gesti volgari o che, addirittura, la tocca in zone non erogene, commetterà il reato di molestie, e cioè si va a condannare chi pone in essere un comportamento che, pur essendo indesiderato, prescinda da contatti fisici e si estrinsechi in continue avances e corteggiamenti non graditi, telefonate o espressioni volgari. Il reato di molestie è, nello specifico, una contravvenzione punita con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.
Si parla, invece, di violenza sessuale quando sussiste l’intenzione del molestatore di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quando quest’ultimo pone in essere atti idonei a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella propria sfera sessuale.
La violenza sessuale si realizza, infatti, quando un soggetto con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringa qualcuno a compiere o subire atti sessuali e per tale reato è prevista la pena della reclusione da cinque a dieci anni. La Corte di Cassazione ha chiarito quali sono gli elementi che caratterizzano le diverse fattispecie e la conclusione alla quale è giunta è che ad esempio molestare una donna a bordo di un bus a suon di sfregamenti e palpeggiamenti equivale a commettere una violenza sessuale.
Perché sussista questo reato deve esserci l’atto sessuale, per cui, configurano questo tipo di reato, oltre a ogni forma di congiunzione carnale, anche strofinamenti e toccamenti su parti intime, persino sopra i vestiti, e quegli atti, pure senza il contatto fisico diretto con la vittima, che siano finalizzati a porre in pericolo il bene primario della libertà della persona attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale di chi agisce.

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n. 10 / Dicembre 2017

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