Abusi sessuali a lavoro, la “bomba” è scoppiata

Abusi sessuali a lavoro, la “bomba” è scoppiata

La “bomba” delle molestie sessuali ai danni delle donne, da parte del potente di turno, è scoppiata nel dorato mondo di Hollywood; la detonazione è arrivata anche in Italia scoperchiando il “vaso di Pandora” di presunti abusi o avance nel mondo del cinema. A venire a galla, insomma, è stato il segreto di Pulcinella per gli addetti ai lavori e per chi ha, quotidianamente, a che fare con le lavoratrici.
Non solo del mondo dello spettacolo: ricatti, molestie sessuali e abusi, infatti, vengono subìti da tantissime donne, in ogni città e in ogni àmbito lavorativo. Pratiche purtroppo vecchie come il mondo, prevaricazioni sessiste che spingono sulla motivazione economica (spesso vera e propria necessità) e che non temono denunce, perché forti del senso di vergogna che spesso spinge le vittime di tali pratiche a non parlarne, a nascondere, ad insabbiare. Lo sa bene Loredana Olivieri (vedi intervista accanto), segretaria provinciale della Cgil di Foggia e delegata alle Pari Opportunità, quanto sia difficile ottenere un esposto o una denuncia circostanziata di abusi in ambito lavorativo da parte di una lavoratrice.
E questo nonostante la massiccia attività di sensibilizzazione e le garanzie di sostegno offerte dal sindacato (ma anche da altre realtà territoriali).
Lo scandalo in atto, però, ha riportato l’argomento sotto i riflettori e - ammesso che non si esaurisca insieme all’interesse dei salotti televisivi - potrebbe essere utile alla causa delle lavoratrici italiane (se ne stimano 1 milione e mezzo) vittime di tali fenomeni. In particolare, 1 donna su 10 si è sentita oggetto, nella propria vita professionale, di attenzioni a sfondo sessuale da parte di un collega o superiore di lavoro. Di queste, però, solo il 18% ha raccontato l’accaduto a qualcuno (familiare o collega) e meno dell’1% ha trasformato la confidenza in vera e propria denuncia. Per questo, alla Camera sono state annunciate due proposte di legge, complementari tra loro, con l’obiettivo di sostenere donne (e uomini) che subiscono molestie, abusi e vere e proprie violenze negli ambienti di lavoro.
La prima è firmata dalle donne deputato di Articolo 1 - Movimento democratico progressista, che puntano ad integrare il Codice Penale sul tema; l’altra dalle colleghe del Partito Democratico e individua le misure da adottare per evitare condotte illegali oltre a prevedere strumenti di supporto e di tutela per quanti denunciano tali condotte.

L’INTERVISTA
Loredana Olivieri, segretaria provinciale Cgil
Un “Numero Rosa” contro la doppia violenza
 Loredana Olivieri, purtroppo sappiamo che avance e abusi sul lavoro si verificano in ogni città e in ogni ambito lavorativo: dall’agricoltura alle imprese, passando per il mondo delle libere professioni. Qual è la fotografia cittadina che ne viene fuori?
Quello che sta accadendo nel mondo dello spettacolo è una situazione da non sottovalutare. Abbiamo visto le varie posizioni prese rispetto a queste denunce e, ancora una volta, c’è stato chi si è sentito pronto a giudicare quanto accade sul corpo delle donne. Si sono create due fazioni, i pro e i contro, e questo la dice lunga sulla situazione del nostro Paese. Per quanto mi riguarda, l’unica cosa da condannare è la forma di abuso che viene esercitata. Duole ammetterlo, ma ogni volta che si parla di questi temi, e c’è una donna che denuncia, si innesca la dinamica della doppia violenza, quella delle parole e dei giudizi.
 Avete ricevuto in questi anni denunce, esposti, segnalazioni (anche anonime) oppure resta tutto sottotraccia e impunito?
Per quanto riguarda la provincia di Foggia non abbiamo dati in nostro possesso ma, per quello che è il nostro “osservatorio” sul mondo del lavoro e delle professioni, non sono mancate situazioni in cui le donne hanno confessato abusi. Ma da qui a formalizzare una denuncia, purtroppo, ce ne passa.
Cosa frena loro?
La vergogna, l’umiliazione e, spesso, la precarietà. Parliamo di donne che lavorano in nero, senza contratto; figuriamoci se hanno la forza (e la possibilità) di denunciare con la consapevolezza di perdere un posto di lavoro, seppur precario. C’è un tessuto subculturale che non permette di venire allo scoperto. Ma non pensiamo solo alle molestie sessuali. Gli abusi, spesso, iniziano all’atto del colloquio: sappiamo tutti di dimissioni in bianco o di selezioni basate su domande del tipo: “Sei fidanzata? Vuoi sposarti? Hai intenzione di avere un figlio?”. Sono tutte dinamiche che emergono nei vari settori lavorativi di cui noi ci occupiamo come sindacato generale confederale; forse qualcuna sarebbe anche disposta a denunciare, ma il timore è quello di non essere credute, di trovare dall’altra parte qualcuno che non accoglie la loro versione.
L’attenzione del sindacato per le quote rosa è sempre stata altissima. Al punto da lanciare, in questi giorni, un ‘Numero Rosa’. Di cosa si tratta e come funzionerà?
Il nostro impegno è esserci, sempre. Per questo abbiamo pensato di istituire un ‘Numero Rosa’, lo definiamo così, al quale le vittime di una violenza, di un sopruso e quante vivono una condizione di disagio possono rivolgersi per essere consigliate. Si tratterà di una linea dedicata, gratuita e attiva H24 che presenteremo presto alla città. Metteremo a disposizione di chi ci contatterà, anche in anonimato, una serie di professionalità - psicologhe, avvocatesse, consulenti del lavoro - sperando di riuscire a far emergere quello che in provincia non è venuto ancora fuori, e soprattutto per essere testimonianza di quel riscatto sociale in cui crediamo fermamente.

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n. 10 / Dicembre 2017

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