Quanto ancora c’è da portare alla luce?

Quanto ancora c’è da portare alla luce?

Il punto con la Sovrintendente Foggia – Bat, Simonetta Bonomi

“Recuperare reperti archeologi trafugati è una vittoria a metà. Anzi, a un decimo”. Tranchant il commento di Simonetta Bonomi, sovrintendente ai Beni archeologici e paesaggistici di Foggia e Bat, a margine dell’operazione ‘Sacra Reliquia’ (nella pagina accanto), i cui reperti erano stati visionati dalla stessa Bonomi qualche sera prima che la notizia venisse resa pubblica, mentre i tecnici della Sovrintendenza ne hanno redatto gli elenchi, con descrizione dettagliata, per l’autorità giudiziaria.
L’entusiasmo è smorzato nel petto, e il motivo è presto detto: “Scollegati dal loro contesto di origine, purtroppo, questi reperti hanno perso gran parte del loro valore storico”, spiega. Dal recente incendio al sito archeologico di Faragola, nel territorio di Ascoli Satriano, ai continui saccheggi dei territori da parte dei tombaroli, sembra essere questo un periodo nero per l’archeologia dauna, in merito alla quale c’è ancora tanto, tantissimo da scoprire.
Dottoressa Bonomi, in che stato vengono generalmente recuperati i reperti detenuti dai collezionisti?
Innanzitutto precisiamo che non parliamo di ‘amatori’, termine che potrebbe avere una qualche  sfumatura positiva. Purtroppo, al di là dello stato di conservazione, il loro valore storico è già compromesso; esso si determina quando un reperto è parte di un contesto: ovvero se trovato in un dato luogo, in una data tomba, in un determinato territorio. Tutti elementi che ci consentono una datazione più o meno precisa. Quando non c’è questo rapporto parliamo di una vittoria a metà, anzi a un decimo. La vera ferita è che questi reperti siano stati strappati al loro contesto di origine: arrivano come pezzi slegati, non hanno uno sfondo e valgono per sé stessi. Possono essere più o meno belli, più o meno complessi, ma hanno questo ‘peccato mortale’.
Tra Capitanata e Bat ci sono numerosi scavi e siti archeologici. Ma quanto c’è ancora da portare alla luce (e quindi sottrarre all’azione dei tombaroli)?
C’è ancora tantissimo da scavare, indagare e scoprire e credo, in tutta onestà, che non riusciremmo mai ad esaurire i depositi archeologici del territorio. Pensi solamente ad Arpi, che ai foggiani dovrebbe dire molto, ma dice poco perché non è percepibile. Arpi è il precedente antico di Foggia ed era una città più grande di quella attuale. Immagini una città antica così estesa: quando mai si riuscirà ad indagarla tutta? Per scavare tutta Arpi ci vorrebbe una quantità di denaro che non è immaginabile ottenere: l’unica cosa che possiamo fare è aprirne, ogni tanto, qualche finestra e capire un po’ di più in questa città.
Ha citato Arpi, il collegamento immediato è con la Tomba della Medusa. A che punto siamo?
Direi che ad oggi c’è uno sviluppo positivo: stanno andando avanti, a regime intenso, i lavori di recupero della tomba e di miglioramento della fruizione. Posso dirle con certezza che per maggio 2018 i lavori saranno terminati. A quel punto, per noi si porrà il problema di trovare forme di gestione per non ricadere nella situazione originaria, cioè di abbandono del sito. E quindi valutare l’accessibilità del luogo che, ricordiamo, è sperduto nei campi e isolato dall’autostrada. Purtroppo, dalla Società Autostrade non abbiamo avuto buone notizie, nonostante i tentativi da parte del Segretariato regionale Mibact di Bari: l’idea di aprire piazzola di sosta sull’autostrada che faccia da collegamento con l’area della Tomba della Medusa resta un sogno.
A proposito di difficoltà di gestione: un caso simile si sta verificando ad Herdonia, dove lo scorso aprile è stato inaugurato il Museo che però non è pienamente fruibile per carenza di personale. E un Comune piccolo come quello di Ordona non ha la forza economica per poter mantenere la struttura…
Non c’è dubbio. Il museo di Ordona, tra l’altro, non è finito. Presto, con i nuovi finanziamenti erogati dalla Regione Puglia con Smart in Puglia e con i lavoratori di fruizione si cercherà di terminare il museo come apparato ed esposizione, ma anche di organizzarne la fruizione, che non potrà essere direttamente svolta da personale del Comune (che non c’è), e neanche della Sovrintendenza (non c’è nemmeno quello). Si dovrà trovare un gestore esterno, tramite procedure di evidenza pubblica, e avere un bel capitolato di servizi da erogare.

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n. 10 / Dicembre 2017

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