Tra predoni e mercanti di storia

Tra predoni e mercanti di storia

L’operazione della Guardia di Finanza ‘Sacra Reliquia’ riaccende i riflettori sui saccheggi di reperti
Poche settimane fa, la più grande operazione in materia dal 1994 ad oggi

Per allestire la conferenza stampa dell’operazione ‘Sacra Reliquia’ di una manciata di settimane fa, nella sala briefing del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Foggia è stato necessario spostare tavoli e sedie. Il colpo d’occhio, per chi vi ha partecipato, è stato notevole: tre pareti interamente dedicate ai tanti, troppi reperti recuperati dalle fiamme gialle, dopo essere finiti nel buco nero del circuito illegale dedicato ai ‘collezionisti’. In realtà nulla di più e nulla di meno di complici e mandanti di predoni e mercanti di arte e di storia. La nostra.
In questa operazione - uno dei maggiori sequestri operati sul territorio dal 1994 ad oggi - la guardia di finanza si è trovata coinvolta accidentalmente. Il recente Decreto Minniti, infatti, con la ripartizione delle specialità tra i vari corpi di polizia, attribuisce questo settore di indagine ai militari dell’Arma dei Carabinieri. Se, però, nel corso di una operazione di polizia giudiziaria si incappa in questo tipo di reperti, si procede ai doveri cui le forze dell’ordine sono tenute: sequestro, denuncia, assicurazione delle fonti di prova e dei corpi del reato. Nel caso specifico, i berretti verdi si erano attivati dopo una segnalazione per traffico di armi, salvo poi trovarsi di fronte ad un vero e proprio museo, con oltre 350 reperti storici e archeologici recuperati, tutti in ottimo stato di conservazione, la maggior parte dei quali sequestrati a carico di un avvocato di Cerignola. Recuperata anche una presunta reliquia - una scarpa attribuita al beato papa Innocenzo XI - sulla quale si attende parere ufficiale del Vaticano, armi di varie epoche storiche e reperti provenienti da epoche e culture lontane dalla Daunia.
“Trovarci di fronte a quella immensa collezione è stata una sorpresa anche per noi”, confessa il colonnello Francesco Gazzani, da oltre 3 anni alla guida del Comando provinciale di Foggia della Guardia di Finanza. “Una sorpresa piacevole, perché quando si recupera dall’oblio un bene destinato ad essere usufruito dalla comunità è una cosa altamente positiva. Tutti i reperti sequestrati sono ora al vaglio dei tecnici della Sovrintendenza dei Beni Archeologici Foggia – Bat che hanno seguito con noi le ultime fasi dell’operazione, e sono al lavoro per accertare, di ogni pezzo, la possibile provenienza e il periodo storico”.
Insomma, un lavoraccio considerando la ricchezza e la stratificazione storica del territorio di Capitanata. “Non è una novità il fatto che il territorio a sud di Foggia in particolare, ma tutto il territorio provinciale in generale, sia particolarmente ricco da questo punto di vista; e non è una novità, purtroppo, il fatto che sia da sempre terreno fertile per tombaroli senza scrupoli che nei decenni hanno depredato il territorio sottraendo alla collettività importanti testimonianze del passato”, continua. Eppure, dopo il clamore suscitato dall’operazione ‘Sacra Reliquia’, rimbalzata tra tv e giornali, locali e nazionali, nulla è cambiato. Nessuna ulteriore denuncia, nessuna segnalazione. “Riscontriamo in materia un atteggiamento comune per altre tipologie di reato”, risponde secco Gazzani. Dopotutto, chi detiene illegalmente reperti se li tiene ben stretti, salvo poi farne sfoggio tra pochi eletti. E chi sa, a quanto pare, gira la testa dall’altra parte. La soluzione sarebbe quella di denunciare il possesso di questi pezzi (spesso ereditati, spesso ricevuto in regalo) alla Sovrintendenza, che potrebbe (o meno) autorizzarne il mantenimento. Ma anche da questo punto di vista si latita.
“Non si tratta di un ‘peccato originale’ del Foggiano”, precisa il col. Gazzani. “Questo è un copione che negli anni ho visto e rivisto anche in passato, prestando servizio in altre zone pregne dal punto di vista archeologico come la Campania e la Sicilia”, puntualizza. Non è dunque la prima volta che si è trovato faccia a faccia con la storia. Venti anni fa, ha vissuto una situazione analoga che ha reso ‘Sacra Reliquia’ un dejà-vù. “Una ventina di anni fa, quando ero al comando della Compagnia di Eboli, in provincia di Salerno, dovemmo perquisire l’abitazione romana di un soggetto di Torre del Greco, segnalato per altri traffici; una volta giunti a destinazione scoprimmo un museo parallelo. Tutti pezzi depredati nel Salernitano. Ci volle un camion per trasportare tutto il materiale sequestrato e mesi per catalogare i vari reperti”, ricorda a titolo esemplificativo. Pochi cenni, operazioni sparute che sono però il sintomo evidente di un saccheggio continuo, che avviene da sempre, come risposta di un mercato che non conosce pause.
“Parliamo di un traffico illegale che è difficile tracciare, ma che non è difficile investigare. Anzi, i colleghi dell’Arma sono bravissimi in questo”. In questa operazione è stata individuato il livello intermedio - quello dei collezionisti -, restano da indagare gli ulteriori livelli di mercato dai tombaroli ai grossisti.
I canali di scambio variano dal mercato bianco di internet al passaparola negli ambiti ristretti di collezionisti, ‘sette’ di settore dove - magra consolazione - c’è un vero e proprio culto dei reperti che, quantomeno, ne garantisce una conservazione se non ottimale almeno buona.
“Di fronte a questo tipo di operazioni prevalgono due aspetti: quello professionale perché si tratta di operazioni di una certa levatura e quello umano, forse preponderante, soprattutto per chi è amante della nostra storia e delle nostre radici”.

L’OPERAZIONE SACRA RELIQUIA

L’indagine è partita da una denuncia relativa ad un presunto traffico di armi ad opera di più soggetti attivi tra Cerignola (e la zona del basso Tavoliere Orta Nova-Ordona) e Foggia. Dopo una prima serie di perquisizioni, le attività sono state estese a sei abitazioni, tra le quali quella del legale di Cerignola, dove è stato scoperto un vero e proprio museo costituito da 350 reperti archeologici (per lo più vasellame, statue votive, rari monili in oro, pietra e bronzo dei periodi Dauno, Sannita e Romano, appartenuti a tombe depredate) e numerose armi da fuoco antiche, risalenti al periodo 1600-1800, ed armi moderne complete di munizioni.
Recuperato anche un raro ‘vaso filtro’ dipinto, diversi crateri con anse a volute decorate da testine di Medusa, una pregiatissima coppia di ferma trecce in lamina d’oro e un raffinato contenitore per oli profumati di pasta vitrea colorata, tutti dall’elevatissimo valore.
Complessivamente, accanto ai reperti, sono stati recuperati una ventina di coltelli, di varie forme e lunghezze, 10 fucili e 6 pistole, tra le quali una mitragliatrice Mauser C96, calibro 7.63, celebre arma da guerra nazista della seconda guerra mondiale (in foto), munita di caricatore e una pistola calibro 25, anch’essa con caricatore e pronta all’uso.
Tutti i reperti ritrovati saranno oggetto di approfondite perizie tecniche e di catalogazione da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Foggia.

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n. 10 / Dicembre 2017

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