Foggia non è una città per non vedenti

Foggia non è una città per non vedenti

Radici sollevate e asfalto sconnesso, buche, avallamenti e marciapiedi impraticabili: fare una passeggiata in una città come Foggia, può diventare un vero e proprio percorso ad ostacoli. Già problematico per pedoni e anziani, diventa impossibile per portatori di un handicap invalidante come la cecità.
Ce lo siamo fatti raccontare proprio da chi, con questa difficoltà, ci fa i conti tutti i giorni: Michele Corcio, presidente onorario della sezione provinciale di Foggia dell’Unione Italiana Ciechi, portavoce di una comunità numerosissima, che ogni giorno deve affrontare mille ostacoli, è il caso di dirlo, in una città non a misura di disabili visivi.
La cecità comprende diversi stadi, da quella totale a quella parziale, oltre a numerose patologie legate a questo senso, come l’ipovisione o il daltonismo. In tutti i casi è opportuno che l’architettura urbana sia abbinata alla presenza di facilitatori, dispositivi che aiutano queste persone a muoversi liberamente e a svolgere le normali attività quotidiane. La legge prevede una serie di accorgimenti per quanto riguarda l’abbattimento di barriere architettoniche, al fine di garantire l’accessibilità e la fruibilità di edifici pubblici e privati, aperti al pubblico.
Esistono però anche tutta una serie di accorgimenti e di dispositivi previsti per legge appunto, che stimolano l’utilizzo dei sensi diversi dalla vista e prevedono l’abbattimento di barriere sensoriali. Le piste tattili Loges o strisce pavimentali in rilievo, ad esempio, gli annunci vocali sui mezzi di trasporto pubblico, le mappe tattili, i cartelli segnaletici in braille.
“A Foggia questi accorgimenti non esistono - ci racconta Michele Corcio - e diventa pressoché impossibile per un cieco muoversi in totale autonomia. Anche per la disomogeneità dell’urbanistica e per la impraticabilità delle strade. Anche gli ipovedenti, che avrebbero potenzialmente una mobilità autonoma, sono impossibilitati a causa delle tante barriere sensoriali. Parliamo, ad esempio della scarsissima luminosità nelle ore serali, della presenza di avallamenti e buche non segnalate, dell’assenza di contrasti cromatici, tra gli arredi urbani e i marciapiedi o gli edifici. Così come la scarsissima luminosità in molti ambienti pubblici”.
Ci sarebbero poi i dispositivi sonori ai semafori: su oltre cento centraline installate più di dieci anni fa, quelle che funzionano sono pochissime e si trovano quasi tutte nelle zone centrali della città. La periferia ne è quasi totalmente sprovvista.
“Nei diversi incontri che abbiamo avuto negli anni con le civiche amministrazioni, anche quella attuale,  gli assessori si sono sempre espressi con apertura e sensibilità. Ma interventi sporadici e limitati a qualche zona o servizio servono a ben poco. Ci vorrebbe un intervento capillare che dovrebbe interessare l’intero comparto urbano. Bisognerebbe pensare alla città come un luogo fruibile da parte di tutti. Non bisogna pensare solo a una categoria di persone, la mobilità delle persone disabili apporta enormi benefici a tutta la cittadinanza”.
“E’ necessario poi che anche i cittadini facciano la loro parte, troppo spesso le fondamentali regole per il vivere civico e civile, vengono ignorate: non si ha rispetto né per le persone, né degli arredi urbani. In via Gorizia e via Montegrappa, ad esempio, nonostante le nostre continue segnalazioni, gli automobilisti continuano a parcheggiare nell’area  a noi riservata”, conclude Michele Corcio. In effetti sarebbe il caso di cominciare da questi piccoli accorgimenti. Ciò che rende una società evoluta è anche la capacità di tutelare le sue componenti ‘deboli’.                Ilaria Di Lascia

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n. 10 / Dicembre 2017

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