Lavoro e famiglia, le mamme non mollano

Lavoro e famiglia, le mamme non mollano

Morga (Cgil): “Il fenomeno delle dimissioni in bianco ora è più sottocontrollo”
La campagna ‘Moms don’t quit’ traina una petizione che ha già raccolto 7mila sottoscrizioni on line

“Non posso essere più la tua mamma. Devo smettere. Perché ho bisogno di lavorare e una donna che lavora non può essere anche una mamma”. Le donne firmano le loro dimissioni, ma è quel genere di lettera che una madre non scriverebbe mai. I figli le fanno a brandelli. La campagna Moms Don’t Quit (le mamme non si dimettono), recentemente approdata anche sulle reti nazionali, squarcia anni di silenzi su una praticamente tristemente diffusa, il segreto di Pulcinella del mercato del lavoro: le dimissioni in bianco da usare in caso di maternità. La società si ribella al malvezzo consolidato di un cappio custodito nei cassetti, da tirare fuori al momento opportuno.
Lo spot è efficace, cerca di scardinare i pregiudizi e traina una petizione, che ha già raccolto quasi settemila sottoscrizioni online. Moms Don’t Quit propone l’istituzione di un tavolo parlamentare permanente che riunisca il Ministero del Lavoro e delle Pari Opportunità e che possa coinvolgere mamme che hanno perso il lavoro e lavoratrici in gravidanza.
“Le dimissioni in bianco sono state messe al bando dalla normativa nazionale e questo è un fenomeno chiaramente ormai illegale - spiega  Antonella Morga, segreteria regionale Cgil Puglia - Ma di fatto avviene, perché soprattutto per le donne nel settore privato che decidono di intraprendere una maternità non è mai una scelta facile.
E spesso è capitato, peraltro io ho conoscenza di casi diretti, che nel momento in cui hanno deciso di fare il secondo figlio è stata posta in essere tutta una serie di meccanismi che non sono le dimissioni in bianco ma che sono pressioni psicologiche tali che non sei nella condizione di portare avanti un rapporto di lavoro. ‘Il rapporto di lavoro si dichiara concluso per oggettivi motivi dell’azienda’. Non so dire se da quando c’è stata la normativa che di fatto vieta le dimissioni in bianco il fenomeno sia diminuito oppure no, probabilmente è un po’ più sottocontrollo, ma il fenomeno delle donne che vanno in maternità e perdono il lavoro esiste ancora”.
Indipendentemente dalle storture del mercato del lavoro, adeguate politiche tese al sostegno della genitorialità e alla conciliazione dei tempi vita lavoro favorirebbero l’occupazione femminile. Che poi è il progresso. La segreteria CGIL Puglia è convinta che siano stati fatti passi da gigante. “In Puglia noi abbiamo fatto un grande lavoro dal punto di vista del welfare e in questi anni di programmazione è stata attivata una miriade di servizi per l’infanzia: prima dell’era Vendola ne avevamo 8, compresi i nidi, oggi abbiamo praticamente moltiplicato per 7-8 volte quel numero, e siamo arrivati a 600 servizi per l’infanzia a partire da nidi pubblici e privati.
Nonostante questo quadro abbastanza fertile e positivo - prosegue Antonella Morga - il tema è che spesso le donne non conoscono i servizi a disposizione, dall’infanzia alla terza età, perché ad esempio i voucher, i buoni servizio conciliazione, sono previsti sia per i minori che per gli anziani.  Lasciare più tempo per se stesse e avere meno incombenze dal punto di vista familiare, sia che si tratti di assistere minori o anziani, significa aiutare le donne anche nella ricerca di lavoro”.
Le mamme non devono mollare e il sindacato elenca una serie di buone ragioni, a cominciare dalla rete capillare a loro sostegno. “Le donne non devono lasciare il lavoro perché per fortuna la legge è dalla loro parte, non devono subire pressioni psicologiche, e se le subiscono o vivono situazioni di stalking o mobbing solo perché decidono di avere dei figli - che peraltro dovrebbe essere una funzione sociale riconosciuta e garantita, visto che abbiamo un livello di nascite che grida vendetta al cielo - devono sapere che hanno la legislazione dalla loro parte e che ci sono una serie di strumenti sindacali, normativi e di assistenza. La Consigliera di Parità della Regione ha anche questa funzione.
Sono le donne che però devono imparare anche dal punto di vista culturale a guardarsi attorno e chiedere aiuto. C’è una rete straordinaria fatta di associazioni femminili, di presenze istituzionali, sia nei comuni che negli ambiti territoriali, che poi sono anche quelli che si occupano della contrattazione dei Piani Sociali di Zona, e tutto il sistema di welfare che costituisce opportunità per porre in essere servizi, per costruire anche lavoro. Le donne non sono sole”.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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