Quando un vaccino può proteggere dal cancro

Quando un vaccino può proteggere dal cancro

Papilloma virus, la prevenzione fa rima con la vaccinazione
Nuovi sierotipi oncogeni permettono di difendersi dal 90% dei tumori al collo dell’utero

E’ uno dei vaccini più recenti, introdotto soltanto nel 2006 in Italia e nel 2008 in Puglia. Uno dei più efficaci, visto che assicura una copertura dal 70% al 90% per i tumori al collo dell’utero e altre lesioni cancerose provocate dal virus. Ed è anche uno dei più discussi, visto che è destinato a ragazzi e ragazze che abbiano compiuto 11 anni, considerando che protegge da malattie a trasmissione sessuale.
Stiamo parlando del vaccino contro il virus dell’Hpv, o Papilloma virus. Sono stati identificati più di 100 tipi di HPV, la maggior parte dei quali causa lesioni come le verruche comuni. Circa 40 tipi di HPV infettano invece le mucose, in particolar modo quelle genitali, causando verruche veneree, note anche come condilomi acuminati o creste di gallo. Alcune lesioni possono evolvere, però, verso gravi forme neoplastiche. Il carcinoma al collo dell’utero è il secondo tumore più frequente nel sesso femminile, con circa 500.000 nuovi casi all’anno e 250.000 decessi nel mondo, ed è il primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a un’infezione. Un’infezione che si può prevenire con un semplice vaccino. Per saperne di più, siamo andati a parlare con i medici responsabili del centro screening della Asl di Foggia, il dottor Domenico Martinelli e il dottor Giovanni Iannucci.
La Asl, come servizio di igiene pubblica ha l’obbligo di convocare e invitare al vaccino la fascia di età interessata, quella dei ragazzi e delle ragazze che abbiano compiuto l’undicesimo anno di età. In Puglia, il piano di prevenzione per le ragazze è partito dal 2008; per i ragazzi è già attivo dal 2014, mentre a livello nazionale partirà col piano 2017-2019. “Siamo partiti con due tipi di vaccino - ci ha spiegato il dottor Iannucci - uno bivalente che conteneva i cosiddetti sierotipi 16 e 18, responsabili del 70% dei casi di tumore al collo dell’utero e un vaccino quadrivalente, che oltre questi due ceppi conteneva anche il 6 e l’11, che possono essere responsabili di altre problematiche, come condilomi e lesioni. Da circa un anno, a questi due vaccini si è sostituito un vaccino nonovalente. Mentre con i primi due vaccini riuscivamo a prevenire il 70% dei tumori nel collo dell’utero, con l’introduzione di nuovi sierotipi oncogeni che questo nuovo vaccino prevede, riusciamo a prevenire oltre il 90% dei tumori al collo dell’utero. Una prevenzione davvero consistente e importante. E’ un vaccino altamente sicuro, ottenuto con tecniche di ingegneria genetica, non si tratta cioè di virus vivi e attenuati, ma sono generati con tecniche di laboratorio che fanno sì che la produzione del vaccino sia altamente sicura. E’ inoltre un vaccino poco reattogeno: reazioni sistemiche importanti sono estremamente rare.”
A partire dal 2014, è stata introdotta una modifica nel calendario vaccinale regionale, che prevede, oltre alla somministrazione del vaccino agli individui di sesso maschile di età compresa tra gli 11 e i 12 anni, una seconda coorte di età, quella delle 25enni. Da quest’anno, come ci spiega il dottor Iannucci, sarà spostata di un ulteriore anno, ai 26, l’età per il secondo target di individui interessati. Questo per abbinare la chiamata attiva del vaccino a quella per il pap-test, che avviene a partire dai 25 anni, per la prima volta. Con il posticipo di un anno si andrà quindi ad abbinare lo screening alla vaccinazione.
Dati alla mano (osservatorio epidemiologico Regione Puglia) si osserva una copertura, per le ragazze, dall’anno di nascita 1991 fino al 2003. Quest’anno saranno vaccinate le ragazze nate nel 2005. Un range di età, dunque, piuttosto ampio che va dal 1991 al 2005. Mentre per i ragazzi si è iniziato a vaccinare a partire da una coorte di nascita del 2003.
Gli ultimi dati di copertura ufficiale, riferiti al 31 dicembre 2015, per quello che riguarda la provincia di Foggia, evidenziano una percentuale poco al di sotto dell’80% per la coorte di ragazze nate nel 2003 a cui è stato somministrata una prima dose del vaccino, con il ciclo completo a due o tre dosi dose siamo attorno a una copertura del 70%. I dati in via di pubblicazione riferibili al 2016 sembrano confermare questi dati positivi. Sono percentuali ottime, rispetto al dato medio della copertura vaccinale di tutta la Puglia.                 Ilaria Di Lascia

Lascia un commento

n. 7 / Settembre 2017

Scarica la tua copia in pdf