Vaccini, tra obblighi e verità

Vaccini, tra obblighi e verità

Le novità introdotte dal decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio
A fare chiarezza sull’argomento è Giovanni Iannucci, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica Area Nord – Asl Fg

E’ l’argomento del momento. Se parla ovunque: in tv, sulle riviste specializzate e non, nelle sale d’attesa dei medici e nelle file ai supermercati. Non sempre, però, le informazioni che ne vengono fuori, sul tema vaccini, sono tanto chiare e corrette quanto veloce è la loro diffusione. Al contrario, le famiglie sono disorientate e spaventate: per colmare le loro lacune o trovare risposte ai loro dubbi ricorrono all’onnisciente google, correndo il rischio di incappare in fake news e informazioni distorte. A fare chiarezza sul delicato argomento è il dott. Giovanni Iannucci, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica Area Nord – Asl Fg.


Innanzitutto, partiamo da due grosse novità in materia, che inevitabilmente convergono: il nuovo Piano Nazionale Vaccini e il recente decreto legge che reintroduce l’obbligo vaccinale. Il Piano Vaccini, pur essendo a carattere nazionale, per l’applicazione pratica dipende dall’autonomia che ogni Regione ha in materia di Sanità. “Si tratta di un piano triennale, targato 2017-2019, inserito nel discorso più generale del Piano Nazionale della Prevenzione”, spiega Iannucci. Recepito con atto d’intesa Stato-Regioni, il Piano Vaccini è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è vincolante per le Regioni, che entro il 30 giugno devono recepirlo ed emanare il relativo calendario regionale, in modo che le Asl locali possano metterlo in pratica. “Sull’argomento, la Regione Puglia è stata sempre all’avanguardia: alcune vaccinazioni introdotte dal piano, noi le avevamo già come offerta attiva e gratuita. Inoltre, il nuovo piano è inserito nei Lea – Livelli essenziali di assistenza, ovvero quegli interventi in materia di Sanità che lo Stato è obbligato a garantire ai cittadini”.
La seconda novità è riferibile al cosiddetto ‘obbligo vaccinale’, introdotto con il chiacchierato decreto legge approvato il 19 maggio dal Consiglio dei Ministri e pubblicato il 6 giugno in Gazzetta Ufficiale. “Sull’argomento se ne discute da anni. In molti ritengono l’obbligo di legge superfluo, essendo il vaccino un intervento di prevenzione primaria (ovvero, si interviene sulla persona sana per evitare che si ammali). Per varie cause, non ultima la bagarre mediatica delle associazioni anti-vacciniste (le cui teorie si fondano su falsità scientifiche), la percentuale di copertura vaccinale si era abbassata ed è stato necessario reintrodurre l’obbligo”. I risultati di questa contrazione sono presto detti: “In Italia abbiamo avuto, ad esempio circa 3mila casi di morbillo (in Puglia una decina), che non è assolutamente una malattia da sottovalutare”. Per proteggere la popolazione, spiega ancora Iannucci, è necessario che la copertura sia maggiore al 95% (rapportando il denominatore popolazione a 100, almeno 95 devono essere vaccinati). In gergo si parla di ‘Herd immunity’ ovvero ‘immunità di gregge’. “Questo fa sì che ci sia protezione dei vaccinati e non (ovvero chi per particolarissime condizioni di salute, o difese immunitarie precarie non possono sottoporsi a vaccini)”.
OBBLIGO VACCINALE. Poiché le coperture sono calate, lo Stato è ricorso all’obbligo per 12 tipi di vaccini, con l’impegno di presentare la relativa documentazione al momento di iscrizione alla fase scolare iniziale (nidi e scuola materna), fino a 6 anni. Dopo, l’obbligo permane, dai 6 ai 16 anni (scuola dell’obbligo): in questo caso, la mancata copertura vaccinale non comporta la non iscrizione a scuola, ma una sanzione pecuniaria a carico dei genitori - da 500 a 7.500 euro - più eventuale segnalazione al Tribunale dei Minori, il cui giudice potrebbe anche revocare la patria potestà. Tra le vaccinazioni obbligatorie, nel primo anno di vita, vi sono quelle contro poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo B. Di questi sei vaccini, quattro erano già obbligatori. Sono somministrati in un’unica soluzione (esavalente). Ancora, ci sono i vaccini contro Meningococco B e Meningococco C. A questi, si aggiungono quelli contro morbillo-rosolia-parotite-varicella, somministrati in un’unica soluzione. “Anche i vaccini per altri ceppi di Meningococco sono contenuti nel calendario vaccinale, ma non sono obbligatori: sono quelli che definiamo fortemente raccomandati”.
L’OFFERTA DELLE ASL. Molti dei vaccini recentemente introdotti erano già presenti nell’ampia offerta del calendario pugliese. Tra questi, il vaccino contro il Meningococco B, iniziato con la coorte del 2014, poi retroattivamente fino ai nati del 2003. Stessa cosa per il vaccino anti Rotavirus che ora è attivo e gratuito per tutti i nuovi nati e per il Papilloma virus (vedi box). Per il Meningococco, la Regione Puglia offre anche la vaccinazione contro altri ceppi e sierotipi A, W135 e Y, che si aggiungono per completare la protezione contro la meningite. Ancora, è disponibile il vaccino contro il Pneumococco sia per il primo anno di vita, per gli adulti a rischio e per gli ultra 65enni, ritenuti anch’essi soggetti a rischio, nei quali è somministrato in modo combinato: il primo tipo contiene 13 antigeni, il secondo 23 per un’ampia protezione. Da ultimo, vi è il vaccino per l’Herpes zoster, un virus simile alla varicella, che negli adulti origina il cosiddetto ‘fuoco di Sant’Antonio’, che colpisce soprattutto le persone anziane.
I DATI. A fare paura ai più è la percentuale bassa di copertura vaccinale per il morbillo-parotite-rosolia-varicella che, nella coorte di nascita nel 2012, in provincia di Foggia ha raggiunto il 79% (ben al di sotto del 95% previsto dal cosiddetto ‘effetto gregge’) e che irrimediabilmente cozza con i diktat del recente decreto legge che rende i vaccini obbligatori per l’ammissione ai nidi e alle scuole materne. Il dato, già salito all’85% per la coorte dei nati nel 2013, fa ben sperare: “In provincia di Foggia la situazione non è così drammatica”, tiene a precisare il dott. Iannucci. “Almeno stando ai dati ufficiali, rilevati al 31 dicembre 2015 (quelli del 2016 sono in fase di elaborazione). C’è stato un calo delle coperture vaccinali in Italia, in Puglia e nella provincia di Foggia a partire dal 2010-2011, ma che negli ultimi due anni sta mostrando una leggera risalita nella nostra provincia. Le previsioni dei dati per il 2016, a Foggia, sono in netto miglioramento per quel che riguarda i vaccini principali: per tetano, poliomielite, difterite, pertosse, epatite B siamo al di sopra del famoso 95%. Raggiunto l’obiettivo di copertura auspicabile. Per altre vaccinazioni non siamo ancora al 95, ma miglioriamo: ad esempio, per il Meningococco C registriamo un 5% circa in più rispetto al 2015; stessa cosa per i vaccini associati al morbillo dove siamo molto prossimi all’auspicato 95%”. Insomma, il trend è assolutamente in netto miglioramento, e il rischio di domande di iscrizione scolastica rimandate al mittente sembra essere ridotto all’osso. Settembre è alle porte: adesso si attendono le circolari esplicative che dovranno regolare il ‘dialogo’ tra le Asl e le istituzioni scolastiche, pubbliche e private, per la verifica delle avvenute vaccinazioni e dei relativi richiami.
REAZIONI AVVERSE. Come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Iannucci nega ogni presunto collegamento tra vaccini e insorgenza di autismo. “Ci sono dei vaccini che possono avere delle reazioni avverse, questo è vero”, precisa. “Tutti i vaccini possono averli, dalle conseguenze banali - gonfiore, rossore, dolenza, febbricola - a quelle più importanti, di tipo neurologico, che però sono estremamente rara. Quello che va valutato è l’incidenza delle (possibili) reazioni con l’incidenza delle malattie se non vaccianiamo: da 1 a 100mila fino a 1 a 10milioni di vaccinati. Nella mia esperienza pluridecennale, di reazioni avverse importanti ne ho viste pochissime. Tutte le altre si curano con una tachipirina o una pomata. Oggi più che mai, però, i genitori vanno informati e formati sull’argomento: non va nascosto loro niente”.

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n. 10 / Novembre 2017

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