Nella rete delle reti, tra privacy e sicurezza

Nella rete delle reti, tra privacy e sicurezza

Stefano Mele, avvocato foggiano, è Key Opinion Leader per la Cyberspace Security della Nato
Il cyber-legale: “Chiudere la Polizia Postale? Un danno enorme alla comunità”

Durante la lunga notte (per chi ha seguito con altro fuso orario) delle Presidenziali negli Stati Uniti d’America, lo abbiamo ascoltato, nel piccolo schermo, commentare le operazioni di voto, spaziando su argomenti di stringente attualità: cyber security, cyber intelligence, cyber terrorismo e cyber warfare. Temi delicatissimi, complicati ed affascinanti al tempo stesso, ma snocciolati con semplicità dall’avvocato Stefano Mele, 38enne foggiano.
Specializzato in Diritto delle Tecnologie, Privacy, Cyber Security ed Intelligence, nel 2014 la Nato ha inserito l’avvocato Mele nella lista di Key Opinion Leaders per la Cyberspace Security, mentre la rivista Forbes lo ha collocato tra i venti migliori Cyber Policy Experts al mondo da seguire on-line. Il suo curriculum è davvero ricco: è il direttore dell’osservatorio ‘InfoWarfare e Tecnologie emergenti’ dell’Istituto italiano di studi strategici ‘Niccolò Machiavelli’. E’ membro del Consiglio Direttivo e Presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano. E’ Presidente del “Gruppo di lavoro sulla cyber-security” della Camera di Commercio americana in Italia (AMCHAM).
Nonostante viva e lavori a Milano da alcuni anni, Mele guarda sempre con attenzione alle dinamiche della sua città. La paventata chiusura del presidio di Polizia Postale di Foggia diventa, quindi, il pretesto utile per un discorso ad ampio raggio che dalla tutela della privacy in rete sconfina nelle minacce del cyber terrorismo.
Sicurezza e privacy: in che modo questi due aspetti dialogano, oggi, in Rete?
Da troppo tempo sicurezza e privacy sono rappresentati come concetti opposti e inconciliabili: si dice, ad esempio, che la sicurezza dei cittadini si possa ottenere soltanto eliminando completamente il loro diritto alla privacy. Questo approccio distorto, però, aiutato nel tempo anche dal comportamento spregiudicato di alcuni, ha falsato un dibattito realmente fondamentale: sicurezza e privacy, infatti, devono coesistere come diritti di rango equivalente e l’uno non deve essere di ostacolo all’altro. A mio avviso, infatti, è assolutamente possibile che ci sia sicurezza garantendo contestualmente a tutti uno spazio intimo di libertà. Perché quando parliamo di privacy, parliamo anzitutto di libertà! Purtroppo, questo ragionamento non sembra essere oggi completamente compreso e troppo spesso tendiamo a classificare la privacy come un diritto dato per scontato o addirittura come un qualcosa di inutile e anacronistico, soprattutto in Rete. Allora, è compito di ciascuno di noi difenderla e lavorare per trovare quel giusto equilibrio tra fondamentali esigenze di sicurezza e altrettanto imprescindibili spazi di libertà.
Parlando di privacy, in che modo può tutelarsi un comune utente della rete?
Nell’ambito della tutela della privacy, il primo e più importante strumento - peraltro totalmente gratuito e già installato - che ogni cittadino possiede è sicuramente il buon senso. E’ questo, infatti, il firewall e l’antivirus per eccellenza! E’ sotto gli occhi di tutti come spesso su Internet la maggior parte di noi adotti comportamenti che nella vita reale sarebbero classificati quanto meno come sconvenienti. Ad esempio, sono certo che nessuno comunicherebbe mai ad un estraneo il proprio numero di carta di credito o le proprie vicende più intime con la stessa disinvoltura con cui ciò avviene giornalmente su Internet. Dobbiamo accrescere, allora, le nostre capacità di analisi critica delle situazioni e soprattutto degli effetti di determinati comportamenti. Ciò, a maggior ragione in caso di azioni che possano ledere i diritti altrui. Mi riferisco al tema della privacy, ma soprattutto agli atti di cyber-bullismo o alla condivisione “tra amici” di materiale pornografico amatoriale. Questi problemi, peraltro, sono intimamente legati al mondo dei più giovani, che si approcciamo alle tecnologie con sempre maggiore disinvoltura senza mai fermarsi a riflettere sugli effetti delle loro azioni e sul fatto che tutto ciò che viene immesso oggi su Internet o che ci si scambia attraverso le app dei cellulari difficilmente potrà essere mai più rimosso e cancellato.
Come crede possa influire la possibile chiusura (o ridimensionamento) di numerosi presidi di Polizia Postale in Italia sulla percezione comune di sicurezza?
Chiudere o ridurre un presidio di Polizia Postale è certamente un danno enorme alla comunità. Infatti, non c’è un’indagine che oggi non passi attraverso l’analisi del contenuto di un cellulare, di un computer o di qualsiasi altro strumento informatico o elettronico. La Polizia Postale in questo settore è indiscutibilmente un’eccellenza italiana. Essa rappresenta, quindi, un presidio di supporto alla legalità imprescindibile nel mondo odierno e sempre più lo sarà di qui a pochi anni, quando con l’avvento della realtà aumentata, con l’esplosione del mercato dell’Internet degli oggetti (Internet of Things) o ancora con l’introduzione degli algoritmi predittivi, ogni aspetto della nostra vita privata e sociale sarà completamente incardinato sulle tecnologie. Sempre di più, quindi, avremo bisogno di forze dell’ordine specializzate soprattutto in questo settore, proprio quello in cui la Polizia Postale è un’eccellenza e che oggi si paventa di chiudere o ridurre.
Dai reati comuni al cyber-terrorismo, tutto viaggia in rete. E’ possibile intercettare possibili cyber-attacchi?
Non solo è possibile, ma è anche ciò che si sta facendo da tempo. Soprattutto per quanto riguarda il terrorismo, ad esempio, riuscire ad acquisire le informazioni su un attentato imminente o sui piani di un futuro shaid (martire, ndr) è un elemento chiave per evitare una potenziale tragedia. E’ noto, infatti, come gli appartenenti al sedicente Stato Islamico siano quasi tutti giovani occidentali di seconda o terza generazione, che quindi padroneggiano molto bene le tecnologie e le dinamiche di Internet.
Ciò nonostante, se da un lato questo ha comportato un notevole vantaggio per gli appartenenti allo Stato Islamico in termini di capacità attrattiva dei loro messaggi soprattutto in un’ottica di reclutamento, incitamento e proselitismo, dall’altro quelle stesse tecnologie posso essere utilizzate per prevenire possibili attentanti, sorvegliando le comunicazioni di questi soggetti e assicurandoli alla giustizia oppure espellendoli.
Nel 2014, la NATO ha inserito il suo nome nella lista dei suoi Key Opinion Leaders for Cyberspace Security. Per la sua esperienza, è corretto parlare di minaccia cibernetica?
Le tecnologie e la rete Internet sono alla base e interconnettono ogni ambito della vita dei cittadini, delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e dei governi. Non c’è alcun dubbio, quindi, che svolgere attacchi nel e attraverso il cyberspazio rappresenti oggigiorno una vera e propria minaccia per tutti. Lo sanno bene i cittadini, che sono gli obiettivi privilegiati degli attacchi informatici da parte dei truffatori. Lo sanno bene le nostre imprese, che, oltre alle attività delle organizzazioni internazionali dedite alla criminalità informatica, negli ultimi anni hanno registrato un costante incremento delle attività di spionaggio informatico tese a sottrarre informazioni industriali, commerciali o relative al know-how aziendale. La conseguenza è stata quella di una grave perdita di competitività e del vantaggio commerciale sul mercato soprattutto da parte delle nostre PMI. Lo sanno bene anche le pubbliche amministrazioni e il governo, che subiscono non solo la costante minaccia dello spionaggio informatico, ma sono in prima linea in quella che - seppure in maniera imprecisa - viene chiamata come “cyber-guerra”. Le forze armate dei principali Stati, infatti, si stanno dotando di veri e propri comandi per svolgere operazioni militari nel e attraverso il cyberspazio. Allora, parlare di minaccia cibernetica non solo ha molto senso, ma è anche e soprattutto ciò a cui guardare nei prossimi anni con sempre maggiore preoccupazione.

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n. 10 / Dicembre 2017

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